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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 23/06/2016

Corte Europa dei diritti dell'uomo 6

La Corte europea dei diritti dell’uomo condanna oggi Ungheria, Italia e Ucraina per violazioni internazionali. L’Italia esce indenne da due giudizi su tre. Nei casi Ben Moumen e Brambilla la Corte di Strasburgo ha ratificato le condotte delle autorità italiane: Ben Moumen ha ricevuto un equo processo, nonostante sia stato condannato sulla base delle dichiarazioni rese da un teste non ascoltato nel processo, mentre il direttore Brambilla ed i due giornalisti della sua testata lecchese sono stati condannati senza violazione alcuna dei loro diritti fondamentali, per aver intercettato le conversazioni segrete dei Carabinieri del Comando locale. Invece, nel caso Strumia l’Italia dovrà risarcire 15.000 ad un padre fiorentino separato dalla figlia per oltre 7 anni, senza che le autorità riuscissero ad eseguire l’ordine giudiziario di contatto padre-figlia. Infine, oggi si è pronunciata la Grande Camera del Giudice europea a favore di un suo vecchio giudice, Andras Baka, a Strasburgo dal 1991 al 2008. La Corte ha ritenuto contraria alle regole dell’equo processo e della libertà d’espressione la destituzione anticipata del giudice Baka,  molto critico alle riforme del nuovo governo, dalla presidenza della Corte Suprema e del CSM ungheresi, nonché l’impossibilità per lui di ricandidarsi a tali cariche. Egli infatti per la nuova legge non aveva maturato i 5 anni di magistratura richiesti per candidarsi a tali cariche; inspiegabilmente, non erano computabili nel calcolo gli anni che aveva trascorso come giudice europeo.

Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Baka c. Ungheria [G.C.]20261/121

Andras Baka e' stato giudice della Corte europea dei diritti dell'uomo, dal 1991 al 2008, ed alla scadenza del mandato europeo divenne presidente della Corte Suprema ungherese a partire dal 2009 e, in tale veste, presidente di diritto del CSM ungherese. Dalla sua elezione egli espresse opinioni molto cricihe alle riforme legislative in atto nel suo Paese. Nel dicembre 2011, in applicazione delle norme transitorie alla nuova Costituzione ungherese, che prevedeva la separazione delle cariche di tra presidente della Corte Suprema e del CSM, egli fu prematuramente destituito dal suo incarico. Inoltre, non pote' candidarsi alle elezioni per le cariche che precedentemente ricopriva, perche' erano richiesti giudici con 5 anni di esperienza in magistratura, mentre la sua attivita' da giudice in Corte europea non gli venne riconosciuta a tal fine.


Oggi, la Grande Camera della Corte europea ha accertato la violazione del diritto del giudice Baka ad un processo equo perche' non gli fu consentito opporsi giudizialmente alla terminazione anticipata del suo incarico: la norma transitoria infatti non prevedeva alcuna forma di revisione giudiziale e cio' esprime molti dubbi sul rispetto del principio di legalita'. Inoltre, e' stata violata anche la liberta' di espressione del giudice perche' egli aveva espresso, prima della destituzione che lo privo' dell'accesso alle supreme carice giudiziarie dell'Ungheria, opinioni contrarie alle riforme legislative, nella sua veste di organo pubblico, il suo trattamento era chiaramente teso ad inibire altri magistrati da condotte simili alla sua ed in ultimo tale interferenza si era svolto senza alcuna forma di garanzia e compromettendo l'indipendenza della magistratura stessa.

 Articolo 6

Articolo 10

Articolo 13

Articolo 14
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - processo civile; Articolo 6-1 - l'accesso alla giustizia, i diritti e gli obblighi civili; Determinazione (civile)
Violazione dell'Articolo 10 - Liberta' di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Liberta' di espressione)

Danno patrimoniale e non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno non patrimoniale; Danno patrimoniale; Equa soddisfazione)
Ben Moumen c. Italia3977/133

Smail Ben Moumen e' un cittadino marocchino condannato a sei anni di reclusione per aver aggredito e violentato la vittima, dopo averla convinta a salire sulla propria auto per portarla a casa. La prova decisiva nella sua condanna fu la testimonianza della vittima, la quale trovo' riscontro anche nelle dichirazioni rese da un amico di Smail Ben Moumen, anch'egli marocchino, che era nell'auto poco prima delle violenze. Mentre la vittima fu sentita in incidente istruttorio, l'amico di Smail Ben Moumen era stato sentito dai Carabinieri di Lesina e non venne mai ascoltato in dibattimento: all'udienza del 14 gennaio 2010 il teste non comparve ed il Tribunale di Lucera, verificata l'irreperibilita' del testimone, dispose la lettura delle dichiarazioni da lui rese nel corso delle indagini preliminari.


Il sig. Moumen si oppose, in appello e con ricorso per cassazione, all'uso delle dichiarazioni dell'amico al fine di corroborare il racconto della vittima, ma la sua doglianza venne sempre rigettata; in particolare, la Corte di Cassazione evidenzio' che quel teste non era reperibile, non conoscendosi il suo attuale indirizzo di residenza, che tale irreparabilita' non era prevedibile visto che egli aveva lavorato e vissuto in Italia per anni e che non vi erano elementi per ritenere che volesse eludere l'escussione.


Oggi il sig. Moumen contesta l'iniquita' del procedimento penale a cui e' stato sottoposto perche' e' stato condannato sulla base anche delle dichiarazioni rese da un teste non escusso in dibattimento.

Articolo 6Nessuna violazione dell'articolo 6 + 6-3-d - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo) (Articolo 6 - Diritto ad un processo equo; Articolo 6-3-D - Esame dei testimoni)
Brambilla e altri c. Italia22567/092

C. Brambilla, D. De Salvo and F. Alfano sono il direttore e due giornalisti di un giornale online della provincia di Lecco; essi furono condannati a pene detentive, sospese, per l'interecettazione e l'ascolto delle tramissioni dei Carabinieri di Merate. Il 1° agosto 2002 De Salvo e Alfano si recarono nel luogo dove, secondo la trasmissione dei Carabinieri, si trova un deposito di armi: qui vennero perquisiti dalla pattuglia degli agenti e poi venne perquisita la sede del loro giornale: sia sull'auto che nella sede vennero ritrovate apprecchiature per l'intercettazione delle frequenza dei Carabinieri, le quali vennero sequestrate.


Oggi i sig.ri Brambilla, De Salvo ed Alfano lamentano la violazione dello loro liberta' di espressione, per essere stati perquisiti e condannati, e le apparecchiature rinvenute sequestrate, per aver intercettato ed ascoltato le frequenze radio usate dai Carabinieri di Merate.

Articolo 10Nessuna violazione dell'articolo 10 - Liberta' di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Liberta' di informare)
Strumia c. Italia53377/133

Alessandro Strumia e' un cittadino italiano che dal maggio 2007 non riesce a vedere la figlia. Infatti, il 1° maggio 2007 la moglie ha lasciato la casa coniugale, portando con se la figlia; la madre sostenne che il padre aveva maltrattato e abusato sessualmente della figlia: egli fu assolto da ogni accusa nel 2009. Intanto il Tribunale dispose degli incontri protetti tra padre e figlia, ma questi non si svolsero mai per l'opposizione della madre; gli assistenti sociali constatarono inoltre che la figlia non voleva piu' vedere il padre, che era a lui ostile e che la madre voleva separare padre e figlia. Nel 2009 la Corte d'Appello ha disposto l'affidamente della figlia ai servizi sociali, pur continuando a vivere dalla madre ma con espressa previsione che, se necessario, possa essere rimossa dalla casa materna; inoltre, ha previsto lo svolgimento di incontri tra padre e figlia. Ad oggi il procedimento e' pendente davanti alla Corte di Cassazione. Inoltre il sig. Strumia ha denunciato la ex moglie per inottemperanza agli ordini delle autorita' giudiziarie e per maltrattamenti su minore, ma anche questo procedimento e' ad oggi pendente.


Oggi il sig. Strumia accusa lo Stato italiano di non avergli assicurato, per oltre 7 anni, di vedere sua figlia, di non aver dato esecuzione alle decisioni delle giurisdizioni nazionali, che prevedevano incontri padre-figlia, di aver cosi' consentito alla madre di inimicargli la figlia e infine di non aver perseguito adeguamente la madre per le sue condotte.

Articolo 8


Articolo 14

Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8-1 - Rispetto della vita familiare)
I.N. c. Ucraina28472/083

I.N. e' un cittadino ucraino che, dopo aver inviato alcune lettere offensive a diverse autorita' e sul parere positivo di una equipe psichiatrica, fu sottoposto a internamento ospedaliero obbligatorio. Dal marzo a dicembre 2000, e di nuovo dal maggio al giugno 2001, egli fu ricoverato in due differenti ospedali ucraini. Una volta rilasciato, richiese di accedere agli atti relativi al suo internamento, ma gli vennero negati: inizio' cosi' un procedimento giudiziario conclusosi col riconoscimento dell'illegalita' di un limitato periodo della sua degenza in ospedale e del suo trasferimento dal primo ospedale al secondo. Gli venne corrisposto un risarcimento per 286 euro.


Oggi il sig. I.N. lamenta davanti alla Corte europea di essere stato privato illegittimamente della sua liberta' perche' internato in violazione di legge, la violazione del suo diritto a ricevere una riparazione per l'ingiusta detenzione subita, perche' la somma riconosciutagli dai giudici ucraini era irrisoria, e l'eccessiva durata del procedimento celebrato a livello nazionale, iniziato nel 2001 e conclusosi nel 2008.

Articolo 5


Articolo 6

Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione; Articolo 5-1-e - di un alienato)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-5 - Riparazione)
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - processo civile; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Kleutin c. Ucraina5911/053

Denis Kleutin e' un cittadino ucraino condannato a 5 anni per concorso in una rapina. Nel gennaio 2004 egli fu arrestato: in tale occasione, afferma di essere stato maltrattato da tre agenti di polizia che, con le loro pistole, lo avevano colpito al corpo ed alla testa, minacciandolo anche di far fuoco. Egli denuncio' l'accaduto ma il procedimento venne archiviato sul rilievo che era un uso legittimo della forza.


Oggi il sig. Kleutin lamenta davanti alla Corte europea di essere stato maltrattato dagli agenti e che le indagini svolte sull'episodio sono state ineffettive; inoltre, contesta la legittimita' della sua custodia in cercere - e' stato arrestato e mantenuto in custodia in assenza di un provvedimento giurisdizionale e di validi motivi - e le condizioni di sovraffollamento della struttura detentiva in cui e' stato costretto dal gennaio 2004 al novembre 2007.

Articolo 3


Articolo 5

Nessuna violazione dell'articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - accertamento effettivo) (aspetto procedurale)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-3 - Durata della custodia cautelare)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-4 - Garanzie procedurali di revisione)
Krivoshey c. Ucraina7433/053

Anatoliy Krivoshey e' un cittadino ucraino condannato a 15 anni di reclusione per un episodio di furto ed uno di omicidio. Le indagini sul furto condussero gli inquirenti a disvelare l'omicidio: il sig. Krivoshey venne infatti arrestato per il furto ed un suo amico fu interrogato su quelle accuse: egli tuttavia riferi' dell'episodio dell'omicidio. Risulto' infatti che il sig. Krivoshey aveva causato un sinistro stradale mortale: egli aveva investito una donna e poi, con l'aiuto di un amico, aveva ucciso il marito di lei e nascosto entrambi i corpi. In replica alle accuse dell'amico, il sig. Krivoshey ammise l'investimento e l'occultamento dei cadaveri, ma sostenne che fosse stato il suo amico ad uccidere il marito della vittima. Il giorno stesso dell'interrogatorio della polizia, venne svolto un esperimento giudiziario sul luogo dell'omicidio, senza l'assistenza di un avvocato; tale prova venne poi utilizzata per corroborare le accuse del suo amico, e gli valsero la condanna.


Oggi la Corte europea ha accertato l'iniquita' del processo penale per omicidio, in quanto il sig. Krivoshey e' stato condannato sulla base di una prova assunta senza l'assistenza del suo avvocato, e l'eccessiva durata del procedimento penale per furto, iniziato nel 2001 e conclusosi soltanto nel 2012.

Articolo 6Violazione dell'articolo 6 + 6-3-c - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo) (Articolo 6 - Diritto ad un processo equo; Articolo 6-3-c - Difesa mediante l'assistenza legale)
Violazione dell'articolo 6 - Diritto a un equo processo (articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Kulyk c. Ucraina30760/063

Anatoliy Kulyk e' un cittadino ucraino accusato del furto in fabbrica di fogli di alluminio. Arrestato il 30 dicembre 2002, verra' rilasciato il giorno dopo con una decisione di non luogo a procedere per il furto ed una sanzione amministrativa per aver disobbedito agli ordini degli agenti di polizia. Secondo la versione ufficiale, infatti, egli avrebbe tentato di sottrarsi all'arresto e si sarebbe procurato lesioni. Secondo invece la versione del ricorrente, egli sarebbe stato pestato dagli agenti, sia sul luogo dell'arresto sia presso la stazione di polizia: lo avrebbero colpito con calci e pugni, nonche' con le armi di ordinanza. Egli denuncio' l'accaduto, producendo diverse referti medici che attestastavano le lesioni - contusione alla testa con implicazioni neurologiche, due costole rotte e lesioni ai reni ed al viso - compatibili con le aggressioni denunciate. Le indagini vennero archiviate e riaperte diverse volte, finche' furono definitivamente chiuse per insufficenza di prove.


Oggi il sig. Kulyx ha visto accolto il proprio ricorso dalla Corte europea: sono stati accertati gli atti di violenza che ha subito per mano pubblica e l'ineffettivita' delle indagini svolte su quell'episodio. La Corte europea, invece, non ha accolto la sua doglianza sulla violazione del diritto di ricorrere a Strasburgo, diritto che egli riteneva fosse stato leso in ragione di una ispezione al suo computer - contenente i dati del procedimento europea - svolta nell'ottobre 2010.

Articolo 3


Articolo 13


Articolo 34

Nessuna violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Nessuna violazione dell'Articolo 34 - Ricorsi individuali (articolo 34 - ostacolo all'esercizio del diritto di ricorso)
Lovyginy c. Ucraina22323/082

Anatoliy Lovygin e Galina Lovygina sono i genitori di un ufficiale di polizia morto in una fatale esercitazione operativa, nella quale impersonava un delinquente e venne colpito a morte da un colpo di arma da fuoco. A seguito dell'incidente, si svolse un procedimento interno al termine del quale tre agenti vennero congedati, due degradanti ed uno richiamato. A livello penale, tutte le indagini vennero archiviate. In particolare, un agente aveva confessato di aver sparato contro la vittima, ma venne comunque disposta l'archiviazione in un'udienza a cui non parteciparono i familiari della vittima, che non poterono nemmeno ricorrere in appello per decorso del termine previsto. I ricorrenti richiesero anche di ricevere dallo Stato una somma a titolo di indennizzo per la morte in servizio di loro figlio, ma la domanda venne rigettata perche' avevano gia' accettato una somma forfettaria.


Oggi la Corte europea ha accolto il ricorso dei sig.ri Lovygin e Lovygina: l'Ucraina e' risultata responsabile per la morte di loro figli, non avendo previsto le misure adeguate a garantire la sicurezza dell'esercitazione, e per le indagini ineffettive ed inefficaci che gli inquirenti hanno svolto sull'accaduto.

Articolo 2


Articolo 13


Articolo 14

Resto irricevibile
Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2 - obblighi positivi; Articolo 2-1 - Vita) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - effettivo accertamento) (aspetto procedurale)

Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - il danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Truten c. Ucraina18041/083

Sergiy Truten e' un cittadino ucraino condannato a 14 anni e 6 mesi di reclusione per la rapina, lo stupro e l'omicidio di una donna. Durante le indagini preliminari, egli fu interrogato diverse volte dalla polizia giudiziaria, senza l'assistenza di un avvocato: arrestato per atti minori di vandalismo, egli afferma di essere stato picchiato piu' volte fino a confessare, in assenza del suo avvocato, di aver commesso i reati; egli indico' anche agli investigatori dove si trovava il corpo della vittima. Successivamente, assistito da un avvocato, prima ritratto' la sua confessione poi in udienza confesso' l'omicidio, dichiarando che fosse stato involontario.


Oggi il sig. Truten solleva e vede accolti dalla Corte europea diversi profili di violazione: egli ha contestato, da un lato, di essere stato condannato sulla base delle dichiarazioni rese agli investigatori senza l'assistenza di un avvocato, dall'altro, di essere stato detenuto in condizioni inumani e degradanti, in una cella piccola e sovraffollata, senza finistre, con temperature anche di 15 gradi.

Articolo 3


Articolo 6

Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 6 + 6-3-c - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo) (Articolo 6 - Diritto ad un processo equo; Articolo 6-3-c - Difesa attraverso assistenza legale)

Note alla rassegna

Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data giovedì 23 giugno 2016, si è inserito per le decisioni pubblicate:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • ricorso : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte L. : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.

La Corte europea ha deciso oggi anche i seguenti casi. Essi sono meramente ripetitivi o relativi a casi di eccessiva durata, e perciò non sono stati approfonditi:

Burgstaller c. Austria (n. 58461/13); Davietmurzayev e Shabanova c. Belgio (n. 65979/10); Krpic c. Croazia (n. 75012/12); Maslak c. Repubblica Ceca (n. 15835/14); Meissner c. Repubblica Ceca (n. 34827/11); Stulir e altri c. Repubblica Ceca (n. 24654/12); Loog c. L’Estonia (n. 56419/15); I.O. c. Francia (n. 40132/15); Saint-Denis c. Francia (n. 9318/13); L’Union des Familles en Europe c. Francia (n. 25317/13); Jurtz c. Germania (n. 33289/12); F.E. c. Grecia (n. 31614/11); Castro e Lavenia c. Italia (n. 46190/13); Ceccuti e De Barros e Vasconcellos Ponta c. Italia (n. 52511/14); Gueye c. Italia (n. 76823/12); Šćekić e altri c. Montenegro (nn. 24361/10, 45275/13 e 45674/13); Calderon Silva c. Paesi Bassi (n. 4784/15); Buksa c. Polonia (n. 75749/13); Lukaszewicz c. Polonia (n. 32447/10); Sliwka c. Polonia (n. 37508/13); Ali Khalil Salhi e Zaharia c. Romania (nn. 20359/12 e 73042/13); Bărăgan c. Romania (n. 45211/08); Capitan e altri c. Romania (nn. 16497/06, 43943/06, 5579/07, 35907/07, 30448/08, 32241/08, 43154/08, 1411-1409, 3044/09, 16199/09, 29686/09, 23802/10, 43022/10, 1799/11 e 65420/11) – Revisione; Coman c. Romania (n. 29106/13); Frija e altri c. Romania (n. 24515/13); Gottardo e altri c. Romania (nn. 2478/06, 35561/08, 14179/09 e 23091/10); Iuga e altri c. Romania (nn. 47022/14, 47599/14, 48941/14, 6789/15, 7613/15, 19935/15, 29860/15, 30441/15, 31131/15, 44684/15, 49490/15 e 49920/15); S.C. Black Sea Caviar S.R.L. c. Romania (n. 13013/06); Seitan e altri c. Romania (n. 2059/06); Société Gacridanem S.R.L. e Gabriel Claudiu Nichitici c. Romania (n. 39007/06); Spirea e Negreanu c. Romania (nn. 32136/15 e 37379/15); Stan e altri c. Romania (n. 21837/06); Vasile e altri c. Romania (nn. 52488/14, 53695/14, 58910/14, 64988/14 e 9459/15); Voinea c. Romania (n. 55882/08); Avdeyenko c. Russia (n. 21095/07); Doshuyeva e Yusupov c. Russia (n. 58055/10); Grodetskiy c. Russia (n. 42412/13); Lagutin e altri c. Russia (n. 43496/12 e altri 87 ricorsi); Malanicheva c. Russia (n. 50405/06); Novikov e Maleyev c. Russia (nn. 36221/09 e 60001/09); Rakhmonov c. Russia (n. 11673/15); Shcherbak c. Russia (n. 14700/06); Smyshnikova c. Russia (n. 69732/14); Uktamov c. Russia (n. 65609/13); Lukac c. Slovacchia (n. 34906/14); Lukacova c. Slovacchia (n. 49377/14); Maddalozzo c. Svizzera (n. 45165/14); Cavus c. Turchia (n. 24296/05); Esen c. Turchia (n. 34368/04); Imirgi c. Turchia (n. 7358/08); Kart c. Turchia (n. 24241/09); Dennis Rye Ltd c. Regno Unito (n. 60629/13); Syllogos Ton Athinaion c. Regno Unito (n. 48259/15); Lyubchenko c. Ucraina (n. 34640/05); Melnik c. Ucraina (n. 63147/13); Yarushkevych c. Ucraina (n. 38320/05).

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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