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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 24/05/2016

Note alla rassegna

Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 24 maggio 2016, si è inserito per l’unica decisione:

Corte europea dei diritti dell'Uomo 11 - Grand Chamber

 

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • ricorso : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte L. : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.

 

Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Associazione di solidarieta' ai testimoni di Geova c. Turchia36915/10,

8606/13
2

A ricorrere alla Corte europea sono i predicatori Huseyin Sami Gul e Levent Sarkut insieme all'Associazione di solidarieta' ai testimoni di Geova in Turchia. Essi lamentano l'impossibilita' di trovare dei luoghi per svolgere il culto religioso sia nella citta' di Mersin che di Izmir e pertanto denunciano la violazione dei loro diritti, e in particolare del diritto alla liberta' di pensiero, coscienza e religione e di quello di riunione e associazione.


A Mersin la comunita' religiosa dei testimoni di Geova si riuniva per le funzioni in un appartamento fin dal 1988. Tuttavia, a seguito di un controllo del 2000, il loro luogo di culto venne chiuso e nel 2003 furono informati che il piano regolatore della citta' non prevedeva l'utilizzo di alcun locale privato a fini di culto.


A Izmir i testimoni di Geova svolgevano le proprie celebrazioni religiose al piano terra di una palazzina; l'immobile non era a norma secondo il piano regolatore per ospitare cerimonie religiose. La comunita' religiosa chiese, da un lato, la modifica del piano regolatore e, dall'altro, l'assegnazione di un terreno per l'edificazione di un luogo di culto, sulla base di una legge turca da poco modificata e che ha sostituito alla parola "moschea" quella "luogo di culto". Tuttavia entrambe le richieste sono state disattese.

Articolo 6


Articolo 9


Articolo 11


Articolo 13


Articolo 14

Violazione dell'articolo 9 - Liberta' di coscienza pensiero e di religione (articolo 9-1 - La liberta' di religione)

Pecuniaria danni - reclamo respinto (Articolo 41 - Danno patrimoniale

Equa soddisfazione)

danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale

Equa soddisfazione)
Suleyman Celebi e altri c. Turchia37273/10, 38958/10, 38963/10, 38968/10, 38973/10, 38980/10, 38991/10, 38997/10, 39004/10, 39030/10, 39032/10, 39034/10,
39037/10, 39038/10, 39042/10, 39049/10, 39052/10, 45052/10
3

Il ricorso e' promosso dai tre principali sindacati turchi, TURK- IS, HAK-IS e DISK, dal sindacato dei medici TBB, e da altri 15 ricorrenti. Essi denunciano le violenze subite durante la manifestazione del 1° maggio 2008 in piazza Taksim, a Instanbul, l'impunita' degli agenti intervenuti e la repressione del loro diritto alla liberta' di espressione e di quella di manifestare e associarsi.


Il 29 aprile 2008 i ricorrenti chiesero l'autorizzazione per svolgere una commemorazione dei lavoratori morti il 1° maggio 1977: durante la manifestazione in piazza Taksim sarebbe stata deposta una corona ai piedi della statua di Ataturk . Le autorta' turche vietarono la manifestazione ma autorizzarono il sindacato DISK, per il tramite dei suoi rappresentanti, a deporre la corona.


Il 1° maggio 2008 si svolsero gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine. Secondo la versione dell'autorita', fu necessario intervenire a disperdere i manifestanti raggruppatisi davanti alla sede del sindacato DISK con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni ed i disordini continuarono fino a sera. Secondo la versione dei ricorrenti, vi fu un uso della forza sproporzionato: gli agenti di polizia lanciarono lacrimogeni all'interno della sede del sindacato DISK ed attaccarono alcuni manifestanti rifugiatisi dentro un ospedale, insieme ai medici che vi si trovavano. Moltissimi manifestanti furono ricoverati per intossicazione da gas lacrimogeno e per le ferite causategli dagli agenti di polizia.


I ricorrenti sporsero diverse denunce, ma vennero tutte archiviate. Piuttosto, molti manifestanti furono indagati, sebbene infine nessuno fu condannato.


 

Articolo 3


Articolo 10


Articolo 11

Resto irricevibile (articolo 35-3 - manifestamente infondato)
Violazione del Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamento degradante

trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Violazione dell'Articolo 11 - Liberta' di riunione e di associazione (articolo 11-1 - Liberta' di riunione pacifica)

danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale

Equa soddisfazione)
Przydzial c. Polonia15487/082

Il ricorrente Radoslaw Przydzial iene arrestato nel 2004 insieme ad altre due persone -MK e PH-  con l’accusa di stupro. La minorenne che aveva subito le violenzee, a causa dei gravi disagi psicologici e dei tentativi di suicidio, non prende parte alle udienze: tale decisione e' stata presa di comune accordo con due psicologi ed il giudice. Tuttavia il giudice polacco per accertare la colpevolezza del ricorrente ha condotto un’ispezione alla presenza della ragazza nella casa in cui si consumato lo stupro, ha raccolto ed ammesso le testimonianze di questa oltre a quelle di un testimone e del coimputato reo confesso PH. L’anno successivo, nel 2005 il ricorrente viene condannato a otto anni poi in appello a cinque anni. Quest’oggi egli ricorre in Corte europea rivendicando il diritto ad un processo equo ex art.6 §§ 1 e 3 CEDU (diritto di interrogare i testimoni): durante il processo infatti non ha avuto la possibilita' di rivolgere domande alla ragazza, per tali motivi ritiene che il giudici abbiano fondato la sua condanna esclusivamente sulla confessione della vittima.

Articolo 6Violazione dell'articolo 6 + 6-3-d - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale

Articolo 6-1 - processo equo) (Articolo 6 - Diritto ad un processo equo

Articolo 6-3-d - esame dei testimoni)
Sirghi c. Romania19181/092

Il signor Sirghi l’8 luglio del 2006 dagli agenti di polizia fermato alla guida di un trattore, rifiuta di sottoporsi all’alcol test e viene portato con la forza nell’ospedale della citta' di Arad; rifiutatisi di sottoscrivere la relazione redatta dagli agenti, redige di suo pugno uno scritto in cui afferma di aver bevuto una birra e di essersi successivamente messo alla guida del mezzo senza essere in possesso della relativa patente. Sia il 18 maggio sia il 18 giugno del 2007 egli si rifiuta di comparire innanzi al pubblico ministero per l’interrogatorio. Sei mesi piu' tardi durante il processo il ricorrente afferma di non aver mai guidato il trattore ma che al suo posto lo avrebbe fatto un’altra persona, tuttavia l’anno successivo viene condannato a sei anni di carcere. Il signor Sirghi ricorre in appello e denuncia il fatto di non esser stato informato circa le accuse e di non aver beneficiato dell’assistenza di un legale durante le indagini nel momento in cui ha reso le dichiarazioni. Quest’oggi invoca in corte europea il diritto ad un equo processo ex art 6 §§ 1 e 3 (a) e (c) (diritto ad un equo processo / diritto di essere informato tempestivamente l'accusa / diritto all'assistenza di un avvocato), cosi' come tutelato dalla Convenzione.

Articolo 6Resto inammissibile

Violazione dell'articolo 6 + 6-3-c -
Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale

Articolo 6-1 - Processo equo) (Articolo 6 - Diritto ad un processo equo

Articolo 6-3-c - Difesa mediante l'assistenza legale)

Danno patrimoniale - Reclamo respinto (Articolo 41 - danno patrimoniale

Equa soddisfazione)

Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale

Equa soddisfazione)
I.C. c. Romania 36934/082Nel 2007 durante una veglia funebre la ricorrente I.C. -allora minorenne- viene portata con la forza da tre adolescenti nel giardino di una casa abbandonata poco lontano dal luogo in cui si trovava. In quel giardino viene violentata da MC alla presenza di altri tre uomini, un quarto, il signor A.C.L  tenta di stuprarla ma la ricorrente riesce a dissuaderlo  farsi riaccompagnare alla veglia funebre. I genitori della quattordicenne avvisano la polizia ed il giorno seguente denunciano formalmente l’accaduto. Durante il processo i due imputati ribadiscono la volonta' della ragazza ad avere rapporti sessuali e sottolineano l’assenza di una reale prova di un’aggressione fisica; tuttavia la stessa ragazza ha, nel corso del tempo, subito gravi ripercussioni a livello psichico: ricoverata in una clinica per ben tre volte, ha sofferto di depressione, disturbi del sonno, e stress postraumatico. Gli imputati, i signori MC e A.C.L., vengono condannati in appello rispettivamente a 3 anni e 18 mesi. La giovane ricorrente I.C. denuncia il sistema giudiziario rumeno per non aver condotto delle indagini adeguate e per non aver preso in considerazione le prove relative alla sua condizione di salute. Invoca ex art.3 CEDU il divieto di trattamenti inumani e degradanti ed il diritto al rispetto della vita privata e familiare ex art.8 CEDU: per la ragazza e' inammissibile che le autorita' non abbiano preso in considerazione i disagi subiti in relazione alla sua condizione di minorenne rispetto al tempo in cui lo stupro si e' consumato e che non abbiano preso misure di protezione adeguate.

Articolo 3


Articolo 3

Violazione di Articolo 3 - proibizione della tortura (Articolo 3 - obblighi positivi) (Aspetti procedurali)

Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale

Equa soddisfazione)
Makshakov c. Russia 52526/073Nikolay Makshakov e' un cittadino russo che il maggio del 2007 viene condannato a sei anni e dieci mesi di reclusione, in carcere si ammala di tubercolosi. Oltre alle cure mediche assolutamente inadeguate alla sua condizione di salute il ricorrente lamenta delle condizioni carcerarie inadeguate che vanno dal sovraffollamento ed i locali poco illuminati e ventilati alle scarse condizioni igienico sanitarie. La sua tubercolosi quindi non e' stata trattata adeguatamente e con cure periodiche inadeguate. Il ricorrente Makshakov denuncia dunque al giudice di Strasburgo i trattamenti inumani e degradanti subiti in carcere ex art 3 CEDU oltre che l’inesistenza di un rimedio interno efficace cui appellarsi invocando l'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo).

Articolo 3


Articolo 13

Nessuna violazione di Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamento degradante

Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Violazione del Articolo 13 - Diritto ad un efficace rimedio anno
Violazione dell'Articolo 13 - Diritto ad un efficace rimedio anno
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamento degradante

Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Manzhos c. Russia 64752/093

Il signor Manzhos nel 2008 viene fermato ed arrestato dalla polizia russa per aver utilizzato in pubblico un linguaggio offensivo. Dopo essere stato ammanettato e percosso nella stazione di polizia, una volta rilasciato, Manzhos si reca in ospedale: sono tre i referti medici che accertano le contusioni al torace e ai polsi. Dopo la denuncia del ricorrente nei confronti di quei poliziotti la procura non intende avviare alcun procedimento penale; nel 2011 ulteriori indagini portano gli inquirenti ad individuare alcuni presunti colpevoli, tuttavia il ricorrente, chiamato al riconoscimento dei responsabili, non li individua. Oggi Manzhos denuncia ex art.3 CEDU i trattamenti inumani e degradanti subiti.

Articolo 3 Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - L'effettivo accertamento) (Aspetti procedurali)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamento degradante

Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Sadretdinov c. Russia 17564/063Fail Sadretdinov e' un notaio residente a Mosca, arrestato e messo in custodia cautelare nel 2005 perche' ritenuto il mandante dell’omicidio di Paul Khlebnikov premier ceceno e fondatore della rivista Forbes in Russia; in carcere ci rimane piu' di un anno, sino alla sua assoluzione. Poco tempo dopo viene nuovamente arrestato e poi condannato nel 2007 a nove anni di carcere per truffa aggravata e riciclaggio. Oggi denuncia a Strasburgo l’inadeguatezza dei trattamenti mediche ricevuti in carcere perche' inadeguate per curare la sua epilessia: egli vi soffriva sin dal 1998 a seguito di un grave trauma cerebrale. Di fronte all’inefficienza delle autorita' russe invoca l’art.3 CEDU  (divieto di trattamenti inumani o degradanti) e l’art.5 § 4 (diritto sulla legalita' della detenzione decisa rapidamente da un tribunale), oltre che l’art.5 §3 per il diritto alla liberta' e alla sicurezza per il rilascio in attesa del procedimento.

Articolo 3


Articolo 5

Cancellazione dal ruolo (articolo 37-1-c - Continuaione dell'esame non giustificato)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamento degradante

trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-3 - Lunghezza di custodia cautelare)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-4 - di legittimita' della detenzione)
Paunovic and Milivojevic c. Serbia 41683/061Il caso riguarda due parlamentari serbi iscritti al partito G17PLUS i quali, su espressa richiesta del partito, prima delle elezioni del 2003 vengono invitati a firmare le loro dimissioni. Tale scelta antidemocratica prende significato se viene declinata con il sistema elettorale: gli elettori infatti votano la lista o la coalizione ma non il singolo parlamentare, sicche' il partito puo' entro le sue quote nominare altri candidati a fronte di posti vacanti. Infatti i ricorrenti, a seguito di alcune divergenze con la direzione del G17PLUS, dichiarano al presidente del Parlamento di non voler in alcun modo il loro posto nell’assemblea. Tuttavia il 15 maggio del 2006 il presidente del partito in questione consegna le dimissioni di Goran Paunovic e Ksenija Milivojevic. Nonostante le denunce il comitato incaricato di decidere sulla legittimita' delle dimissioni non ravvisa alcuna irregolarita', di conseguenza i ricorrenti vengono sostituiti con due diversi candidati. Dopo il respingimento dei ricorsi da parte della Coorte Costituzionale, i ricorrenti si rivolgono al Giudice di Strasburgo Invocando il diritto a libere elezioni ex art. 3 del Protocollo n°1 e l’art. 13 CEDU diritto ad un rimedio effettivo.

Articolo 13


Articolo 3 Protocollo n° 1

Resto irricevibile

Violazione dell'articolo 3 del Protocollo n ° 1 - diritto a libere Elezioni {generale} (articolo 3 del Protocollo n ° 1 - Diritto a libere elezioni)
Violazione dell'articolo 13 + P1-3 - Diritto ad un ricorso effettivo (Articolo 13 - ricorso effettivo) (articolo 3 del Protocollo n ° 1 - Diritto a libere elezioni

Diritto a libere Elezioni { generale}

danno patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno patrimoniale

Equa soddisfazione)

Danno non patrimoniale - accertamento di infrazione sufficiente (Articolo 41 -danno non patrimoniale

Equa soddisfazione)

Abdulgafur Batmaz c. Turchia

44023/093Il signor Batmaz viene arrestato il 12 settembre del 1994 con l’accusa di appartenere all’organizzazione illegale Hezbollha. Egli durante il processo ha dichiarato che la confessione dell’appartenenza e del proprio coinvolgimento in azioni di guerriglia, in realta' gli e' stata estorta sotto tortura e sena la presenza del suo avvocato: il ricorrente dunque ha ammesso la propria colpevolezza affinche' la polizia interrompesse le torture. Il 26 febbraio del 2007 Batmaz viene condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise esclusivamente sulle confessioni rese successivamente all’arresto in assenza di un avvocato. Per tali ragioni oggi denuncia ex art.3 CEDU i trattamenti inumani e degradanti e ex art.6 § § 1 e 3 la violazione del diritto ad un equo processo e del diritto di essere assistito da un avvocato.

Articolo 3


Articolo 6

Violazione dell'articolo 6 + 6-3-c - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale

Articolo 6-1 - Processo equo) (articolo 6-3-c - Difesa mediante l'assistenza legale

Articolo 6 - Diritto ad un processo equo)
Violazione dell'articolo 6 + 6-3-c - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale

Articolo 6-1 - Processo equo) (articolo 6-3-c - Difesa mediante l'assistenza legale

Articolo 6 - Diritto ad un processo equo)

La Corte europea ha deciso oggi anche i seguenti casi. Essi sono meramente ripetitivi o relativi a casi di eccessiva durata, e perciò non sono stati approfonditi:

Mardare c. Romania (no. 67591/12), Shepel c. Russia (no. 44815/10), Blagojević e altri c. Serbia, (nos. 61604/10, 62492/10, 62499/10, 62658/10, 62668/10, 63100/10, 63108/10, 63123/10, 63137/10, 63145/10, 63356/10, 63494/10, 63510/10, 63587/10 and 64856/10)

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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