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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 28/04/2016

corte di strasburgoQuest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso 6 verdetti di condanna a carico di Italia, Germania, Lettonia, Macedonia e Ucraina. Sia l’Italia che la Germania cascano in tema di salvaguardia del rapporto genitore-figlio: sia per una madre italiana che per un padre tedesco la Corte di Strasburgo ha riscontrato, nei due distinti casi, una violazione del diritto al rispetto della vita familiare.

Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Winterstein e altri c. Francia27013/073

Il ricorso e' stato promosso da 25 cittadini francesi, per conto proprio e per conto dei loro figli minorenni, contro la procedura di fratto da un terreno presso Bois du Trou-Poulet in Herblayi. La Corte europea si e' gia' pronunciata sul loro caso il 17 ottobre 2013, accertando la violazione del loro diritto al rispetto della vita privata e familiare e del domicilio (art. 8) perche' nelle procedure interne non era stata valutata dai giudici francesi se lo sfratto sarebbe stata una misura sproporzioanta rispetto alle loro condizioni di vita - essi costituivano famiglie migranti insediate in quel terreno da molti anni. Inoltre, le loro successive istanze di ricollamento in altri alloggi non sarebbero state correttamente valutate.


Oggi la Corte europea si pronuncia sull'entita' dell'equo indennizzo che la Francia dovra' corrispondere ai ricorrenti per le violazioni accertate nel 2013: allora, infatti, la Corte decise di riservarsi sul punto.

Articolo 41Danno patrimoniale e non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno non patrimoniale; danno patrimoniale; Equa soddisfazione)
Buchleither c. Germania20106/132

Lucian Buchleither e' un genitore tedesco che dalla nascita di sua figlia, nel 2003, non riesce ad incontrarla con frequenza regolari. Dopo anni di litigi con la madre sulle modalita' e frequenza delle visite - per un anno non vi fu addirittura alcun contatto tra padre e figlia - , nel 2010 il sig. Buchleither si rivolse ai giudici tedeschi, ottenendo in via interinale di vedere la figlia una volta ogni due settimane e poi, con decisione del tribunale, di incontrarla in presenza di un terzo: tali incontri tuttavia non avvennero mai per la ferma opposizione della madre. Infine, nel 2012 la Corte d'Appello tedesca sospese a tempo indeterminato gli incontri padre-figlia: la Corte d'Appello, ascoltati il padre, la madre, la figlia ed un esperto, ritenne che tali incontri fossero contrari al superiore interesse della figlia, la quale non vedeva il padre da quattro anni, lo percepiva come un estraneo ed aveva piu' volte e chiaramente espresso di non volerlo piu' incontrare.


Oggi il sig. Buchleither denuncia davanti alla Corte europea che la sospensione a tempo indeterminato dei contatti con la figlia viola il suo diritto al rispetto della vita familiare.

Articolo 8Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8-1 - Il rispetto della vita familiare)
Cincimino c. Italia68884/132

Rosalia Cincimino e' una cittadina italiana che non vede la figlia da circa 10 anni. Dopo la separazione dal marito, avvenuta nel 2001, la sig.ra Cincimino ebbe la custodia della figlia, nata nel 200, per due anni: nel maggio 2003 infatti la figlia venne affidata al padre con la previsione di due incontri settimanali madre-figlia alla presenza di un assistente sociale; il Giudice italiano decise in tal senso su una perizia che indicava i problemi psichiatrici ed emotivi della madre e la invito' ad intraprendere un percorso di assistenza psicologica. Al termine del 2003, gli incontri madre-figlia vennero ridotti ad uno a settimana e alla sig.ra Cincimino fu vietato di incontrare la figlia al di fuori di tali incontri protetti. Questa prescrizione venne confermata sia nel 2005 che infine nel 2006, quando la Corte d'appello di Palermo evidenzio' che la sign.ra Cincimino non aveva svolto il percorso di assistenza psicologia propostagli, aveva cercato di inimacare il padre alla figlia e non collaborava con gli assistenti sociali negli incontri. Negli anni seguenti la sig.ra Cincimino intraprese un percorso terapeutico e nel 2009 chiese nuovamente l'affidamento della figlia, producendo una perizia di parte che ne confermava la stabilita' psicologica. Tuttavia le giurisdizioni interne rigettarono la sua istanza, richiamandosi ai motivi risalenti alla decisione del 2005 e negando una nuova perizia d'ufficio sulla sig.ra Cincimino.


Oggi la sig.ra Cinncimino contesta il divieto di vedere la figlia, accusando le autorita' nazionali di non aver preservato il rapporto tra lei e la figlia e di aver compromesso il suo ruolo di madre, in violazione del suo diritto al rispetto della vita privata e familaire (art. 8 CEDU); invoca inoltre il diritto ad un giusto processo (art. 6 CEDU) che ritiene sia stato violato dall'omessa disposizione di una nuova perizia su di lei, a distanza di anni dalla precedente. La Corte europea ha oggi accolto il primo profilo del ricorso, accertando la violazione dell'articolo 8 CEDU ed accordando alla sig.ra Cincimino 32.000,00 euro per il danno morale patito e 20.000,00 euro per le spese sostenute.

Articolo 6


Articolo 8

Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 - obblighi positivi; Articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare)

Danno patrimoniale - domanda respinta (Articolo 41 - danno patrimoniale; Equa soddisfazione)

Danno non patrimoniale - riconoscimento (articolo 41 - danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Balajevs c. Lettonia8347/073

Murads Balajevs e' un detenuto lettone che denuncia di essere stato maltrattato l'8 maggio 2006 da alcuni agenti della polizia penitenziaria. Mentre si trovava in una cella presso il tribunale di Riga, ebbe dolori e nausea chiedendo così l'intervento di un'ambulanza, chiamata due volte dagli agenti della strttura: nella mattina al sig. Balajevs vennero somministrati calmanti ed antidolorifici dal personale sanitario, nel pomeriggio venne ricoverato in ospedale, con giacenza di dieci gioni e diagnosi di frattura lombare e contusione di un rene. Due allora le versioni su quanto sarebbe accaduto tra l'intervento della prima e della seconda ambulanza: secondo il ricorrente, egli avrebbe avuto nuovi dolori e nausea ed avrebbe chiesto per la seconda volta l'intervento di un'ambulanza: gli agenti avrebbero rifiutato di contattarla, il ricorrente avrebbe insistito, quelli lo avrebbero picchiato: sarebbe stato preso a calci piu' volte da tre agenti, mentre era a terra e fin quando si trovo' totalmente immobile. Secondo il Governo lettone, invece, un agente sarebbe entrato nella cella per cercare di calmarlo e, poiche' il sig. Balajevs lo aggredì, l'agente lo blocco' tramite una tecnica marziale. Il ricorrente denuncio' l'accaduto e le indagini furono aperte e chiuse due volte: infine la denuncia fu archiviata.


Oggi il sig. Balajevs lamenta di aver subito maltrattamenti da parte di agenti della forza pubblica e che su quell'episodio non siano state svolte indagini effettive, imparziali e tempestive.

Articolo 3Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamento degradante; trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Camans e Timofejeva c. Lettonia42906/123

Genadijs Camans e Raisa Timofejeva sono due dipendenti presso una societa' lettone sospettata di contrabbando di alcool e tabacco e infine ispezionata dal 16 al 18 novembre 2011.


Il sig. Camans era custode della societa' e riporta di essere stato ammanettato, privato del telefono e sorvegliato a vista per diverse ore - dalle 2.30 alle 8.00 - della mattina del 17 novembre; secondo la versione ufficiale, egli si sarebbe aggirato in uno dei locali aziendali con taniche di plastiche ed utilizzando valvole e rubinetti: poichP si rifiuto' di interrompere quanto stava facendo, gli agenti di pubblica sicurezza lo ammanettarono. Successivamente fu imputato di diversi reati, fra i quali l'occultamento di prove, ma il relativo procedimento penale fu archiviato.


La sig.ra Timofejeva era contabile presso la societa' perquisita. Il 16 novembre le fu chiesto di non allontanarsi dall'azienda, sebbene non fosse formalmente in arresto, ma lei, seguendo il consiglio del legale aziendale, decise di tornare a casa al termine della giornata lavorativa. Successivamente gli agenti le chiesero di tornare in azienda, dove fu trattenuta fino al mattino del 18 novembre.


Entrambi i ricorrenti sporsero denunce contro il loro illegittimo trattenimento in azienda durante la perquisizione, ma tutte le denunce vennero archiviate. Oggi lamentano davanti alla Corte europea di essere stati privati della loro liberta' in violazione dell'articolo della Convenzione europea.

Articolo 5Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - privazione della liberta'; procedura prevista dalla legge)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - Privazione della liberta')
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - Privazione della liberta')
Sulejmani c. l'"Ex Repubblica iugoslava di Macedonia"74681/113

Osman Sulejmani e' un cittadino macedone a cui e' stato sequestrato, e infine confiscato, una autobetoniera per il trasporto ed il miscelmento di calcestruzzo per problemi relativi al telaio: il precedente proprietario del furgone fu poi condannato penalmente per lo smarrimento del numero di telaio e il Tribunale di primo grado dispose la restituzione al ricorrente del mezzo: tuttavia, in sede di appello il verdetto fu sensibilmente riformato ed il suo veicolo fu definitivamente confiscato.


Oggi il sig. Sulejmani rivendica il proprio diritto di proprieta' sul furgone contro una confisca che ritiene ingiusta.

Articolo 1 Prot. 1Nessuna violazione dell'articolo 1 del Protocollo n. 1 - Protezione della proprieta' (articolo 1, comma 1 del Protocollo n. 1 - Rispetto dei beni)
Vasilevski c. l'"Ex Repubblica iugoslava di Macedonia"22653/083

Ljupco Vasilevski e' un cittadino macedone proprietario di un furgone che, il precedente proprietario, usava per contrabbandare zucchero. Quest'ultimo e' stato condannato penalmente ed il furgone confiscato. Il sig. Vasilevski si e' opposto all'esecuzione della confisca sul suo furgone, ma la sua istanza e' stata dichiarata inammissible per difetto di legittimazione processuale. Parallelamente, i giudici civili riconobbero che il sig. Vasilevski aveva acquistato il furgone in buona fede e senza sapere che fosse stato utilizzato per commettere reati, ma comunque ritennero legittima la confisca del furgone, tra l'altro obblgiatoria per la legge macedone.


Oggi il sig. Vasilevski lamenta alla Corte europea di essere stato leso nel suo diritto di proprieta'.

Articolo 1 Prot. 1Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n. 1 - Protezione della proprieta' (articolo 1, comma 1 del Protocollo n. 1 - Rispetto dei beni)
Bagiyeva c. Ucraina41085/053

Tetyana Bagiyeva e' una cittadina ucraina a cui e' stato perquisito l'appartamento in sua assenza. Tale perquisizione fu autorizzata dal giudice ucraino per ricercare documenti falsi e strumenti di contraffazione nell'ambito delle indagini sull'ex marito della sig.ra Bagiyeva, accusato di aver contraffatto una patente. La perquisizione dell'appartamento si svolse senza la presenza della sig.ra Bagiyeva, la quale lamenta di non essere stata nemmeno contattata telefonicamente, pur essendo raggiungibile: gli ispettori sfondarono la porta di ingresso e sequestrarono molti suoi beni, come floppy disk, compact disc, carte di circolazione, una scatola contenente del denaro ed un dipinto; la ricorrente, inoltre, lamenta la scomparsa di quattro cellulari, che non risultato indicati tra i beni sequestrati e che pur si trovavano in casa.


Le denunce sporte dalla sig.ra Bagiyeva avviarono due procedimenti: uno venne archiviato sulla base delle dichiarazioni rese da tre degli agenti intervenienti, i quali affermarono la che sig.ra Bagiyeva fosse stata da loro contattata telefonicamente, avesse risposto e si fosse rifiutata di ritornare al suo appartamento; un altro, relativo alla sparizione dei cellulari, e' ancora pendente.


Oggi la sig.ra Bagiyeva invoca il proprio diritto al rispetto del domicilio (art. 8 CEDU) e del diritto ad un rimedio effettivo nazionale per proteggere i propri diritti (art. 13 CEDU), che assume siano stati violati in ragione della perquisizione e delle indagini ineffettive svolte sulle sue denunce.

Articolo 8


Articolo 13

Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8-1 - Rispetto del domicilio)
Violazione dell'articolo 13 - Diritto ad un ricorso effettivo

Note alla rassegna

Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data giovedì 28 aprile 2016, si è inserito, per ciascuna decisione:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • ricorso : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte L. : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.

La Corte europea ha deciso oggi anche i seguenti casi. Essi sono meramente ripetitivi o relativi a casi di eccessiva durata, e perciò non sono stati approfonditi:

Stefanov c. Bulgaria (n. 9590/07), Petolas c. Croazia (n. 74936/12), M.Y. e CE c. Cipro (n. 73411/10), Zavros c. Cipro (n. 7292/10), Cemil Demir e altri c. Turchia (n. 60304/09) e Karlidag c. Turchia (n. 25751/09 ).

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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