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Rusu c. Romania – Rettifica sì o rettifica no?

Rusu c. Romania – Rettifica sì o rettifica no? La pubblicazione della lettera di smentita del (padre del) diffamato non basta come rettifica

Nel caso Rusu c. Romania un giornalista rumeno ha lamentato la violazione della sua libertà d’espressione in ragione della sua condanna al risarcimento del danno non patrimoniale per non aver pubblicato una (adeguata) rettifica di una notizia rivelatasi falsa e diffamatoria.

GiornaleLa vicenda, decisa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo l’8 marzo 2016, si sviluppa tra le colonne del giornale cittadino “Monitorul de Suceava” e si intreccia col furto con scasso consumatosi presso la locale sede del partito socialdemocratico, allora al Governo, durante le vacanze di Natale. Una fonte ufficiale – l’ufficio giudiziario della locale stazione di polizia – aveva informato il sig. Rusu, giornalista dell’anzidetta rivista, che tale F.A., trentacinquenne abitante della città di Suceava, era ricercato per il furto di due televisori e di una certa cifra in danaro presso la sede del partito. Tre giorni dopo il padre del ricercato inviò una lettera al giornale, spiegando che suo figlio non si trovava né a Suceava né tanto meno in Romania quella notte di Natale e che gli inquirenti, appreso il fatto, stavano per revocare il mandato di cattura; all’esito della lettera, egli chiedeva una doverosa rettifica al giornale. Di tutta risposta, non venne pubblicata alcuna rettifica sul “Monitorul de Suceava” ma, piuttosto, fu pubblicata la lettera stessa, nella sua interezza. Seguì la denuncia per diffamazione del giornalista ed il processo penale. Mentre la pubblicazione della notizia falsa non determinò la condanna penale del giornalista – dopotutto la notizia si rivelò falsa solo un mese dopo la sua pubblicazione – diversamente la omessa rettifica dell’articolo costò al giornalista un risarcimento, come statuizione civile in favore del diffamato, di 270,00 € – una cifra apparentemente modesta se non fosse che lo stipendio mensile del giornalista era di 50 €!

La questio iuris era perciò rettifica sì o rettifica no. Nella cornice di vaghezza normativa dell’ordinamento rumeno, che non prescrive alcuna formalità per la rettifica, ciascuno aveva una sua opinione: per il giornalista era sufficiente la pubblicazione della lettera di smentita del padre del diffamato per assolvere all’onere di rettifica, per i Giudici rumeni – pur estremamente carenti nelle loro motivazioni, come stigmatizza la stessa Corte europea – insufficiente ad evitare un danno ingiusto al diffamato.

Corte Europea dei Diritti dell'Uomo 7 - Court room 2La Corte europea ha deciso infine di disattendere la doglianza del giornalista rumeno, dichiarando con la maggioranza di cinque giudici contro due la non violazione dell’articolo 10 della Convenzione europea, che sancisce la libertà di espressione, ritenendo che i Giudici rumeni, nel condannare civilmente il giornalista, hanno raggiunto un giusto equilibrio fra i diversi interessi in gioco. Il Giudice europeo ha valorizzato alcuni particolari aspetti della vicenda: la notizia, in origine attendibile e di interesse pubblico, era diffamatoria e falsa; il padre del diffamato aveva esplicitamente richiesto la rettifica dell’articolo giornalistico; il giornalista mai ha chiarito sul giornale che le informazioni contestate erano effettivamente erronee e diffamatorie, nonostante la smentita della fonte ufficiale della notizia e l’assoluzione del diffamato; la condanna al risarcimento non era risultata di entità eccessiva né sproporzionata.

A suggello della sentenza, tuttavia, si rinviene l’opinione dissenziente del vicepresidente della Corte europea, l’ungherese András Sajó, e del giudice georgiano Nona Tsotsoria: entrambi hanno votato per la violazione della libertà d’espressione del giornalista e, pur aderendo ai principi enunciati dai colleghi di maggioranza, divergono sulla ricostruzione della vicenda. In particolare essi reputano che al diffamato era stato garantito diritto di replica sulla giornale – tramite la pubblicazione della lettera del padre – e che lo stesso diffamato non aveva più chiesto al giornale alcuna rettifica, se non per vie giudiziarie. Basterà quest’illustre opinione dissenziente a portare il caso davanti alla Grande Camera per un nuovo esame?

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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