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Finanziamento pubblico ai partiti: Il Consiglio d’Europa boccia la normativa italiana.

Indice:

  1. Consiglio d’Europa: “Carenze importanti,Controlli inefficienti e sanzioni inefficaci”. Urge un immediato intervento!
  2. Finanziamento dei partiti: Breve excursus storico-normativo.
  3. Conclusione: In Italia cambierà qualcosa? Non si può resistere per sempre!

Consiglio d’Europa: “Carenze importanti,Controlli inefficienti e sanzioni inefficaci”. Urge un immediato intervento!

 


Strasburgo, 11 Aprile 2012 –  Una severa bocciatura al sistema italiano di finanziamento pubblico ai partiti è arrivata dalla commissione GRECO (Group d’Etats Contre la Corruption= Gruppo di stati contro la corruzione) in seno al Consiglio d’Europa.

Il rapporto contiene 16 raccomandazioni, che saranno oggetto di una valutazione nel 2014; ha rilevato “profonde carenze nel sistema di finanziamento pubblico dei partiti politici”, ed invita l’Italia “a migliorarne la trasparenza”. Sottolineando come la normativa vigente sia inefficace nel fornire strumenti di repressione del fenomeno della corruzione. Infatti in Italia, da quanto emerge dal rapporto, i “controlli sono frammentati e formali”, esercitati da ben “tre distinte istituzioni con poteri limitati, senza coordinamento tra loro”,nemmeno con i servizi di prevenzione e repressione dei reati.

Invito ai partiti a sviluppare propri sistemi di controllo interno e maggiore trasparenza

[In Italia] dal 1997 al 2009 sono ben 91 le formazioni politiche, che si sono susseguite. 91 partiti che, nel corso di questi anni, hanno presentato – chi più chi meno – rendicontazioni incomplete e non sempre veritiere, ottenendo dallo stato fino al 400% delle spese sostenute. Dopo gli ultimi scandali che si susseguono in questi giorni, si denota l’esigenza ad introdurre nuove norme per garantire la supervisione dei bilanci. Un anomalia tutta italiana è quella che lega il finanziamento ai partiti. In Italia infatti l’erogazione dei fondi è legata al numero di voti che un partito politico riesce ad ottenere  (5 euro per ogni voto ) e non – come sarebbe più razionale – alle spese sostenute. Tra il 1994 e il 2008 i partiti hanno speso in totale 570 milioni di euro, ma i rimborsi ricevuti per le loro campagne elettorali sono stati di 2,25 milioni di euro. Da questo dato si capisce bene come i partiti siano fortemente ostili ad eliminare questo sistema, che rappresenta linfa vitale per una sana e robusta sopravvivenza. Infatti i fondi pubblici rappresentano l’82 % delle risorse economiche a fronte del 16,5% elargito dai privati e l’1,5% che indica fondi provenienti da attività d’altra natura (eventi, attività proposte dai partiti).

Tenuto conto di questi dati, la Commissione Greco suggerisce ai partiti di “sviluppare propri sistemi di controllo interno e sottoporre i loro conti a revisione contabile indipendente”, raccomandando, inoltre, ”una maggiore trasparenza delle proprie finanze. Per esempio, sarebbe opportuno una consistente riduzione della soglia di 50.000 euro al di sotto della quale l’identità del donatore rimane sconosciuta. Allo stesso modo, devono essere proibite le donazioni anonime.

Inadeguatezza sanzionatoria: necessità di “Pene dissuasive

La relazione prosegue ricordando che “bisogna soprattutto introdurre sanzioni appropriate per la violazione delle norme sul finanziamento, che non siano solamente simboliche ma realmente applicate‘. Colmando le lacune della normativa, fornendo strumenti  più efficaci agli operatori contro la lotta alla corruzione. “Nonostante tutte le lacune rilevate – si legge nel documento – in Italia sono stati comunque perseguiti un numero considerevole di casi di corruzione. Questo e’ stato possibile grazie al lavoro proattivo dei giudici che hanno acquisito una vasta esperienza nel perseguire e giudicare i vari reati di corruzione e hanno giocato un ruolo nello sviluppare la giurisprudenza in quest’area”.

Passo basilare contro la corruzione: l’Italia deve ratificare la Convenzione Penale sulla Corruzione

Per il Greco ”reprimere con determinazione la corruzione e’ un’esigenza impellente. Ecco perche’ si delinea come un assoluta necessità per l’Italia la ratificare della Convenzione penale sulla Corruzione, con i relativi protocolli addizionali,ed integrati pienamente nel diritto nazionale, diventino, al più presto, legge dello Stato”. L’Italia è, infatti, “uno dei pochissimi Stati membri del Consiglio d’Europa che non si serve di tali strumenti”,conclude inesorabilmente il Greco.

Tale esigenza era già stata sollevata in Senato, il 14 marzo 2012, dal guardasigilli P. Severino. Il ministro auspicava “una ratifica da parte del senato a questa convenzione”; ratifica che deve essere mossa dalla “necessità di perseguire una priorità: una politica penale comune per la protezione della società contro la corruzione”.
Ricordando inoltre che “La corruzione – citando la premessa alla convenzione – rappresenta una minaccia per lo Stato di diritto, la democrazia e i diritti dell’uomo”. Non solo, perché, ”lede i principi di buon governo, di equità e di giustizia sociale”, ma soprattutto, perché ,“falsa la concorrenza, ostacola lo sviluppo economico e mette in pericolo la stabilità delle istituzioni democratiche e i fondamenti morali della società”.

Finanziamento dei partiti: Breve excursus storico-normativo

Origine del Finanziamento pubblico : la legge Piccoli

Il finanziamento pubblico è introdotto per la prima volta dalla Legge Piccoli (L. n.195 del 2 maggio 1974), proposta dal deputato della Democrazia Cristiana, Flaminio Piccoli, approvata in soli 16 giorni con l’assenso di tutte le compagini politiche parlamentari ad eccezione del Partito Liberale Italiano (PLI).

Questa legge fu frutto della forte pressione mass-mediatica (Il caso Trabucchi del 1965 e Petroli del 1973), che chiedeva alla classe politica un segnale forte e deciso contro la corruzione che stava dilagando tra le Istituzioni. Come molte volte accede in Politica, le aspettative non sono quasi mai soddisfatte. Con la legge Piccoli, ricordata più che altro come il miglior esempio di “legislazione simbolica”, il Parlamento volle rassicurare l’opinione pubblica, dimostrando che attraverso il finanziamento dello Stato, la Politica non sarebbe stata tentata né avrebbe ceduto al canto delle sirene della collusione e corruzione da parte dei grandi interessi economici. Ma questa legge, invece, finanziava le strutture dei partiti che avevano espressione in Parlamento, rafforzando gli apparati burocratici interni (dei partiti), disincentivando la partecipazione interna, e penalizzando fortemente la formazioni di nuove compagini politiche. L’intento parlamentare venne, tuttavia, smentito copiosamente dagli scandali scoppiati in seguito (Caso Lockheed e Sindona), che confermavano il legame indissolubile tra Politica ed Economia.

Un occasione persa: Il fallito referendum abrogativo del 1978

L’11 giugno 1978, forte del malcontento sociale e del malcostume che si stava diffondendo in Politica, si tiene il referendum indetto dai Radicali per l’abrogazione delle Legge 195/1974. Il quorum non venne raggiunto, fermandosi i sostenitori del sì al 43,6%. Risultato importante, tenuto conto del forte dissenso e della campagna astensionista fatta da parte dei partiti che rappresentavano il 97% dell’elettorato.

Prime modifiche negli anni ’80

Nel 1980 una proposta di legge vorrebbe introdurre un forte incremento del finanziamento pubblico, ma la proposta venne bloccata dall’esplosione dello scandalo “Caltagirone”. La legge n. 659 del 18 novembre 1981 introduce le prime significative modifiche:

  • I finanziamento pubblici vengono raddoppiati
  • Divieto ai partiti politici e ai loro candidati di ricevere finanziamenti dalla pubblica amministrazione, da enti pubblici economici o a partecipazione statale;
  • Predisposizione di una nuova forma di pubblicità dei bilanci, obbligo in capo ai partiti di  depositare un rendiconto finanziario annuale su entrate e uscite;

Biennio 1993-’94 : Referendum abrogativo e re-introduzione dei rimborsi elettorali.

Nella primavera del 1993, viene indetto lo storico Referendum che simboleggerà l’introduzione in Italia del sistema elettorale maggioritario uninominale con  l’abrogazione di alcune norme della legge elettorale del Senato, oltre l’abrogazione dei Ministeri dell’Agricoltura, del Turismo e dello Spettacolo, delle Partecipazioni Statali, ecc. Questo referendum viene inoltre ricordato perché, forte dell’attivismo civile in risposta allo scandalo scaturito dall’inchiesta di Manipulite, si attuò l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti, con il Sì che raggiunse il 90,30% ( in totale 31 225 867 voti).

Ma l’entusiasmo per la conquista referendaria durò poco: il 10 dicembre dello stesso anno, il Parlamento innova, con la legge n. 515/1993, la normativa vigente, definendo con la terminologia “Contributo per le spese elettorali” ciò che era stato chiamato “Finanziamento pubblico”. Subito applicata in occasione delle elezioni del 27 marzo 1994, che vide l’erogazione di 47 milioni d’euro per l’intera legislatura.

Dal ’97 ad oggi: Fiumi di denaro pubblico finiti chissà dove

Continuando il nostro percorso di narrazione dell’evoluzione giuridica del finanziamento pubblico, giungiamo alla Legge n. 2 del 2 gennaio del 1997, titolata “Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici”. Con la quale si attua una vera e propria re-introduzione del finanziamento pubblico. Riforma che prevede, anche, la possibilità per i contribuenti, al momento della dichiarazione dei redditi, di designare il 4 per mille dell’imposta sul reddito al finanziamento dei partiti e movimenti politici, ponendo un tetto massimo di 56.810.000 euro. Dalla serie i soldi quando ce l’hai non bastano mai. Poi si sussegue alla riforma del 3 giugno, legge 1999/157, che prevede nuove norme in materia di rimborso delle spese elettorali e l’abrogazione delle disposizioni concernenti la contribuzione volontaria ai movimenti e partiti politici. Reintroduce un finanziamento pubblico completo per i partiti. Il rimborso elettorale previsto non ha, però,  attinenza diretta con le spese effettivamente sostenute per le campagne elettorali.
La legge 157 prevede cinque fondi: per elezioni alla Camera, al Senato, al Parlamento Europeo, Regionali, e per i referendum, erogati in rate annuali, per 193.713.000 euro in caso di legislatura politica completa (l’erogazione viene interrotta in caso di fine anticipata della legislatura). La legge entra in vigore con le elezioni politiche italiane del 2001.

La normativa viene modificata dalla legge n. 156 del 26 luglio 2002, “Disposizioni in materia di rimborsi elettorali”, che trasforma in annuale il fondo e abbassa dal 4 all’1% il quorum per ottenere il rimborso elettorale. L’ammontare da erogare, per Camera e Senato, è più che raddoppiato, passando da 193.713.000 euro a 468.853.675 euro.

Infine, con la legge n. 51 del 23 febbraio 2006, l’erogazione è dovuta per tutti e cinque gli anni di legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva. Con quest’ultima modifica l’aumento è esponenziale.


Conclusione: In Italia cambierà qualcosa? Non si può resistere per sempre.

 


Dopo questo nostro lungo excursus storico e normativo, mi piacerebbe concludere proponendo la lettera dell’imprenditore  Ambrogio Mauri – uno dei simboli della lotta alla corruzione in Italia – scritta, il 21 Aprile 1997, alla famiglia. Letta dalla conduttrice di REPORT, Milena Gabanelli, durante la puntata andata in onda il 24 Ottobre 2010.

Qui il link della puntata: L’imprenditore Ambrogio Mauri a Report.

“Auguro, a chi continua a resistere, di avere maggiore fortuna di me. Potrà sembrare un atto di egoismo. Non è così, sono proprio stufo di lottare ogni giorno contro la stupidità e la malafede e non capisco se è incompetenza. Come tanti, ho cercato di fare il mio dovere, di uomo, d’imprenditore. Sempre. Abituato ad essere uno che guardava avanti con fiducia, ora, dopo tangentopoli tutto è tornato come prima. Più raffinati. Forse chissà, saranno anche onesti. C’è chi rinuncia alla vita perché non riesce a lavorare per troppa trasparenza. Il mio vuole essere un gesto estremo della protesta di chi si sente isolato dalla così detta società Civile. P.S. Se fosse possibile vorrei essere il primo sepolto nel nuovo cimitero per essere più vicino al luogo dove ho lavorato e sofferto molto”.

E alla fine restano gli eredi con un’azienda sull’orlo del fallimento. E’ facile rassegnarsi e decidere di entrare nelle regole del gioco. Hanno detto NO, i valori non si calpestano e hanno trovato il modo di proseguire”. Con queste parole forti, cariche di speranza, la conduttrice conclude la presentazione del servizio.

Sembra così attuale il clima vissuto nel periodo, cosiddetto, di Tangentopoli. Piena crisi economica- morale, forte sfiducia nella classe politica e dirigente del nostro paese, cronaca nera centrata sulla narrazione di giornalieri suicidi d’imprenditori (anche se i suicidi odierni sono dovuti alla cavalcante crisi economica e non alle carcerazioni conseguite dalle indagini condotte dal pool della Procura della Repubblica di Milano,come avvenne allora).

Le differenze che io ritrovo tra quel periodo – da cui ormai ci separa un ventennio – ed il nostro è l’assuefazione della società civile, l’inerzia istituzionale, la forte delegittimazione che sta subendo la magistratura e il tangibile malcontento sociale. Casi come quello di corruzione e concussione che hanno visto protagonista il consigliere comunale F. Pennati a Monza, i più recenti casi di appropriazione indebita, circa 13 milioni sottratti, da parte del ex-tesoriere del partito La Margherita- Democrazia è libertà, sen. L. Lusi; quello di appropriazione indebita dei rimborsi elettorali da parte dell’ex-tesoriere del partito della Lega Nord, ex-vicepresidente di Fincantieri ed ex sottosegretario di stato, il sig. F. Belsito. Questi casi, che hanno infuocato le cronache, sono un assordante segnale d’allarme che conferma una triste verità. In Italia l’uso, o meglio l’abuso, del denaro pubblico, la dilagante e ben-radicata corruzione, sono problemi centrali, non attuali, ma storici del sistema Italia, che hanno segnato la storia e soprattutto la vita di tantissime persone.

Link di approfondimento sul tema:

Comunicato stampa GRECO  

da:  http://www.coe.int

Corruzione: Consiglio d’Europa, inefficaci controlli su finanziamento ai partiti in Italia  

dahttp://www.euractiv.it

Corruzione. Severino,ratifica convenzione Strasburgo è priorità

da:  http://www.altalex.com

da:  http://www.altalex.com

da: http://www.ilfattoquotidiano.it

Corruzione: nasce ”Commissione per la trasparenza” nei partiti

da: http://www.altalex.com

Il testo originale della relazione è reperibile qui:

http://www.coe.int/t/dghl/monitoring/greco/evaluations/round3/GrecoEval3(2011)7_Italy_One_EN.pdf

http://www.coe.int/t/dghl/monitoring/greco/evaluations/round3/GrecoEval3(2011)7_Italy_Two_EN.pdf

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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