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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 25/02/2016

Corte europea dei diritti dell'Uomo 4 - esterno notteQuest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per l’inefficacia del rimedio Pinto: sotto la scure del Giudice europeo è finita l’istanza di prelievo nel processo amministrativo come condizione di proponibilità del futuro ricorso per l’indennizzo da eccessiva durata del processo. La Corte europea ha negato che la Legge Pinto, letta col decreto legge 112/2008, sia stata un rimedio interno effettivo per i ricorrenti beneventani. Invece Francia e Germania sono uscite indenni dal controllo europeo: la Corte di Strasburgo ha ratificato le condanne inferte dai Giudici francesi all’editrice di una rivista francese, che aveva pubblicato in copertina la foto di un ragazzo venticinquenne, preso in ostaggio e deceduto; inoltre, è risultato legittimo l’internamento in un ospedale psichiatrico per 28 anni di un giovane tedesco che, negli anni, si era dimostrato socialmente pericoloso per la sua inclinazione ai reati sessuali.

Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Domazyan c. Armenia22558/073

Tamara Domazyan e' una cittadina armena coinvolta in un contenzioso giudiario contro l'amministrazione municipale della citta' di Yerevan: nel 2005, il sindaco le aveva riconosciuto la proprieta' di un garage e di un piccolo deposito, mentre nel 2006 il sindaco aveva emanato un nuovo provvedimento che annullava il precedente, citandola in giudizio. Nel procedimento civile instauratosi, il difensore della sig.ra Domazyan, convenuta, formulo' una domanda riconvenzionale contro il sindaco ma il Giudice adito la ritenne inammissibile: la procura conferita al suo difensore non era conforme alle prescrizioni di legge. Vane sono state tutte le impugnazioni sul punto e anche l'impugnazione della sentenza finale con cui venne accolta la domanda del sindaco fu rigettata perche' proposta tardivamente.


Oggi la sig.ra Domazyan ritiene di essere stata pregiudicata nel suo diritto di accesso ad un tribunale perche' la sua domanda riconvenzionale non e' stata esaminata.

Articolo 6Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Processo civile; Articolo 6-1 - accesso alla giustizia)
"Societe' de Conception de Presse et d'€™Edition" c. Francia4683/112

La "Societe' de Conception de Presse et d'Edition" e' editrice della rivista francese "Choc". Nel n. 120 della rivista, uscita nel 2009, venne pubblicata in copertina la foto di un ragazzo ventitrenne, in catene e visibilmente maltrattato: era la foto che nel gennaio 2006 era stata inviata dai sequestratori del ragazzo, torturato per ventire' giorni e infine deceduto, alla sua famiglia insieme ad una richiesta di riscatto. Subito la madre e la sorella ricorrono d'urgenza contro la pubblicazione di quella foto, ottenendo in primo grado il ritiro di tutte le copie della edizione incriminata della rivista, e in secondo grado l'oscuramento della copertina; comunque un risarcimento del danno morale e una multa a carico dell'editrice del giornale.


Oggi la "Societe' de Conception de Presse et d’Edition" rivendica il diritto alla liberto' di espressione, ritenendo del tutto legittima la pubblicazione del foto del ragazzo rapito nella copertina della rivista da lei edita. La Corte europea, tuttavia, ha rigettato il suo ricorso, ritenendo legittima la sanzione irrogata dai Giudici francesi contro la societa' ricorrente.

Articolo 10Nessuna violazione dell'articolo 10 - Liberta' di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Liberta' di espressione)
Klinkenbub c. Germania53157/112

Andreas Klinkenbub e' un cittadino tedesco detenuto da piu' di 28 anni in un carcere psichiatrico: egli soffre di disordini mentali e di tendenze sadiche, come accertato da diversi referti medici. e' stato arrestato nel 1983 per tentato stupro, violenze sessuali e tentato omicidio, tutti reati commessi quando era ancora minorenne ed, in luogo della pena detentiva di 5 anni di reclusione, e' stato disposto il suo internamento. Egli non ha portato a compimento nessuno dei corsi di terapia sessuale a cui ha partecipato nella struttura sanitaria, e dopo un certo numero di tentativi non e' piu' stato incluso in alcun corso. Nel 1990, rilasciato per un permesso, ha aggredito una donna, minacciandola con un coltello e tentando di portarla con se' in un bosco. Ad intervalli regolari i Giudici tedeschi hanno esaminato la sua situazione e, basandosi sulle perizie mediche, lo hanno ritenuto socialmente pericoloso, prorogando di volta in volta il suo internamento.


Oggi il Sig. Klinkenbub lamenta la violazione del suo diritto alla liberta' perche' detenuto da 28 anni senza ricevere alcuna terapia e in assenza di una valutazione medica sufficiente. La Corte europea, tuttavia, ha rigettato le sue doglianze, ritenendo che non via sia stata alcuna violazione della Convenzione europea.

Articolo 5Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione legali; Articolo 5-1-a - Dopo la condanna)
Adiele e altri c. Grecia29769/133

I ricorrenti di questo caso e del seguenti sono o sono stati detenuti presso la prigione di Diavata di Salonicco. Essi lamentano davanti alla Corte europea le pessime condizioni di detenzione a cui sono stati sottoposti, in violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea: scarsita' di igiene, celle non adeguatamente climatizzate ed esposizione obbligata al fumo passivo sono le doglianze comuni ai due ricorsi.


Quanto ai ricorrente del presente caso, essi sono trentatre detenuti tossicodipendenti, di diverse nazionalita': essi denunciano di non essere stati sottoposti ad una terapia adeguata di disintossicazione e che non gli sono stati forniti farmaci sostitutivi alle droghe. Inoltre lamentano

Articolo 3

Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (aspetto sostanziale)


Violazione dell'articolo 13 + 3 - Diritto a un ricorso effettivo (Articolo 3 - trattamento degradante; Proibizione della tortura)

Papadakis e altri c. Grecia34083/133

[vedi sopra]


A ricorrente sono sessantadue detenuti o ex detenuti della prigione greca di Diavata. Essi lamentano la scarsa ventilazione, l'inadeguatezza dei pasti, l'assenza di attivita' ricreative, la limitazione del loro diritto ad informarsi ed infine di aver dovuto condividere servizi igienici con altri detenuti affetti da patologie contagiose.

Articolo 3

Cancellato dal ruolo (articolo 37-1-b - cessata materia del contendere)


Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (aspetto sostanziale)


Violazione dell'articolo 13 + 3 - Diritto a un ricorso effettivo (Articolo 13 - ricorso effettivo) (Articolo 3 - trattamento degradante; Proibizione della tortura)

Olivieri e altri c. Italia17708/12, 17717/12, 17729/12, 22994/122

I ricorrenti sono quattro cittadini italiani, tutti ex dipendenti del Comune di Benevento coinvolti in processi davanti al T.A.R. Campania durati oltre 18 anni. Essi si sono attivati, ai sensi della Legge Pinto, per ottenere il pagamento dell'indennizzo per eccessiva durata del processo, ma le loro istanze sono state rigettate: essi non avevano formulato istanza di prelivo nel procedimento amministrativo pregresso e pertanto, per la legge italiana, non potevano richiedere il ristorno previsto.


La Corte europea ha accertato le violazioni del diritto dei ricorrenti ad avere una via di ricorso interna, accessibile ed effettiva, con cui far valere la violazione del loro diritto alla ragionevole durata del processo, sancito dalla Convenzione europea prima ancora che dalla Legge Pinto, ed ha pertanto condannato lo Stato italiano a corrispondere a ciascuno di loro 22.000 euro di danno non patrimoniale.

Articolo 6

Eccezione preliminare unita al merito e respinta (articolo 35-1 - esaurimento dei ricorsi interni)
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento amministrativo; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Violazione dell'Articolo 13 - Diritto ad un ricorso effettivo (Articolo 13 - ricorso effettivo)

Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - Danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Zyakun c. Ucraina34006/063

Vladimir Zyakun e' un cittadino ucraino condannato all'ergastolo, insieme ad un correo, per l'omicidio di tre persone ed una rapina. Nel corso delle indagini, egli fu arrestato il 27 giugno 2003 e sottoposto a diversi interrogatori nella stazione di polizia di Sumy: alcuni giorni dopo, il 2 luglio 2003, il sig. Zyakun sottoscrisse una confessione scritta per i reati contestatigli; era assente il suo avvocato ed egli sporse denuncia di essere stato maltrattato e pestato dagli inquirenti al fine di estorcergli la confessione. Le indagini su quelle denunce vennero presto archiviate per insufficenza di prove, mentre i Giudici ucraini che lo giudicarono colpevole basarono la propria decisione (anche) sulla confessione scritta rilasciata il 2 luglio.


Oggi il sig. Zyakun denuncia davanti alla Corte europea i maltrattamenti subiti dagli agenti inquirenti, mentre era in custodia nella stazione di polizia, e l'ingiustizia del processo penale, culminato nella sua condanna.

Articolo 3


Articolo 6

Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (articolo 3 - Tortura) (aspetto sostanziale)


Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo)

Note alla rassegna

Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 25 Febbraio 2016, si è inserito, per ciascuna decisione:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • ricorso : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte L. : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.

La Corte europea ha deciso oggi anche i seguenti casi. Essi sono meramente ripetitivi o relativi a casi di eccessiva durata, e perciò non sono stati approfonditi:

Baptiste Laborde c. Austria (n. 41767/09); Bengler c. Francia (n. 16478/15); N.H. e altri c. Francia (n. 72227/12); Schrade c. Georgia (n. 9289/08); Kecojevic c. Montenegro (n. 14336/09); Barski e Święczkowski c. Polonia (nn. 13523/12 e 14030/12); Cybula c. Polonia (n. 58562/13); Dobrzanska e Dobrzanski c. Polonia (n. 64128/12); Dziedzic c. Polonia (n. 20893/13); Graf c. Polonia (n. 22224/12); Kaminska c. Polonia (n. 51474/13); Komisja Zakladowa c. Polonia (n. 56270/07); Malecki c. Polonia (n. 38189/12); Szabelkowski c. Polonia (n. 401/11); Szalkiewicz c. Polonia (n. 32461/09); Apostol c. Romania (n. 13438/14); Apostolatos c. Romania (n. 43097/14); Birsan c. Romania (n. 79917/13); Dumitru c. Romania (n. 29333/07); Grigorof c. Romania (n. 57448/14); Koncavar c. Romania (n. 77049/12); Lupu c. Romania (n. 42700/13); Moldavo Duda c. Romania (n. 1453-1408); Ponova c. Romania (n. 6669/02); Renner c. Romania (n. 47091/06); Schiopu c. Romania (n. 32785/12); Şopârla c. Romania (n. 76884/12); Kalabalik c. Turchia (n. 26364/04).

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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