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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 11/02/2016

Corte europea dei diritti dell'Uomo 6 - La Press roomQuest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso verdetti di condanna per Grecia, Ucraina ed Azerbaijan, mentre sono uscite indenni dal controllo europeo Regno Unito e Macedonia. In particolare, in due casi azeri, il Giudice europeo ha accertato l’illegittimità della procedura, legalmente ammessa dall’ordinamento giuridico dell’Azerbaijan, della detenzione c.d. amministrativa : essa è stata utilizzata come uno strumento di repressione degli oppositori politici, per imprigionarli nell’immediatezza di manifestazioni politiche o per dissuaderli dall’attivismo politico.

Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Huseynli e altri c. Azerbajan67360/11, 67964/11, 69379/112

Ilham Gasham oglu Huseynli, Elchin Mugarib oglu Salimov e Ibrahim Zabit oglu Ahmadzade sono tre cittadini azeri, simpatizzanti di partiti e movimenti politici di opposizione, che il 31 marzo 2011 sono stati, ciascuno in episodi diversi, arrestati e condannati a sette giorni di detenzione "amministrativa". Una volta detenuti, non hanno potuto partecipare alla manifestazione politica svoltasi a Baku pochi giorni dopo. Il primo ricorrente riporta di essere stato fermato ad un controllo stradale e, condotto presso la locale stazione di polizia, li' di essere stato arrestato ed interrogato sulle sue idee politiche; gli venne chiesto anche se intendesse partecipare alla successiva manifestazione politica. Il secondo ricorrente e' stato arrestato nella propria abitazione, dove avrebbero fatto irruzione alcuni poliziotti senza alcun mandato, e anche lui interrogato sulle sue idee politiche. L'ultimo ricorrente, invece, sarebbe stato arrestato per aver bestemmiato ad alta voce. La versione ufficiale, tuttavia, e' che tutti e tre i ricorrente siano stati arrestati per aver disobbedito ad un ordine dell'Autorita' e/o per teppismo sportivo: lo stesso giorno dell'arresto, il Giudice azero li condanno' a sette giorni di detenzione amministrativa, basandosi sulle sole dichiarazioni dei pubblici ufficili che li avevano arrestati. In tale occasione si tennero le udienze, ma furono molto brevi ed i ricorrenti non poterono scegliere un avvocato.


Oggi i ricorrenti denunciano che la detenzione "amministrativa" prevista dall'ordinamento giuridico azero e' uno strumento arbitrario con cui si reprimono e disincentivano le attivita' politiche degli oppositori; nel loro caso, infatti, la detenzione era finalizzata ad impedire loro di partecipare alla successiva manifestazione, in violazione della loro liberta' di riunione ed associazione. Inoltre, sia il loro arresto sia il successivo processo sarebbero stati illegittimi: durante l'arresto non sarebbero stati informati della ragioni dello stesso, durante il processo la loro difesa sarebbe stata menomata e non avrebbero potuto scegliere un difensore di fiducia.

Articolo 5


Articolo 6


Articolo 11

Violazione dell'Articolo 11 - Liberta' di riunione e di associazione (articolo 11-1 - Liberta' di riunione pacifica)
Violazione dell'articolo 6 + 6-3 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento amministrativo;
Articolo 6-1 - Processo equo;
Articolo 6-3-b - facilitazioni adeguate;
tempo adeguato;
Articolo 6-3-c - difesa attraverso l'assistenza legale) (Articolo 6 - Diritto ad un processo equo;
Articolo 6-3 - Diritti della difesa)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione)

Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale;
Equa soddisfazione)
Ibrahimov e altri c. Azerbajan69234/11, 69252/11, 69335/112

Agasif Shakir oglu Ibrahimov, Emin Mehdi oglu Farhadi e Jamil Malik oglu Hajiyev sono tre cittadini azeri arrestati, detenuti e condannati a diversi giorni di detenzione "amministrativa" per aver partecipato ad una manifestazione non autorizzata. Il 22 maggio 2011,a Baku, il "Comitato per la protezione dei diritti dei giovani prigionieri politici" indisse una manifestazione politica senza preavvisarne le Autorita' competenti: all'inizio della manifestazione, intervennero agenti in tenuta antisommossa a disperdere i manifestanti. Fra quelli vi erano i ricorrenti: essi raccontano che, non appena visti gli agenti, tentarono la fuga, ma vennero catturati, tradotti nella locale stazione di polizia e detenuti fino a notte fonda. Secondo la versione ufficiale, invece, essi disobbedirono all'ordine dell'Autorita' di disperdersi e, una volta arrestati, vennero rilasciati il giorno stesso. Il giorno dopo i ricorrenti furono tradotti in udienza davanti ad un Giudice: qui vennero condannati a sette (i primi due ricorrenti) ed otto (l'ultimo) giorni di detenzione "amministrativa", sulla base della dichiarazione di un unico agente di polizia; l'udienza si tenne a porte chiuse - cosi' da impedire ad attivisti per i diritti umani ed altri oppositori politici di assistervi - senza che fosse adottato un provvedimento giurisdizionale in tal senso.


Oggi i ricorrenti accusano l'Azerbaijan di averli arrestati in violazione del loro diritto di manifestare, di essere stati detenuti arbitrariamente senza essere informati delle ragioni del loro arresto e condannati per un illecito mai commesso ed all'esito di un processo iniquo, tale per la brevita' delle udienze, perche' svoltesi a porte chiuse e perche' i ricorrenti non poterono scegliere un legale di loro fiducia.

Articolo 5


Articolo 6


Articolo 10


Articolo 11

Violazione dell'Articolo 11 - Liberta' di riunione e di associazione (articolo 11-1 - Liberta' di riunione pacifica)
Violazione dell'articolo 6 + 6-3 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento amministrativo;
Articolo 6-1 - Processo equo;
Articolo 6-3-b - facilitazioni adeguate;
tempo adeguato;
Articolo 6-3-c - difesa attraverso l'assistenza legale) (Articolo 6 - Diritto ad un processo equo;
Articolo 6-3 - Diritti della difesa)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arrestato o detenuto)

Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale;
Equa soddisfazione)
R.T. c. Grecia 5124/113

R.T. e' un richiedente asilo iraniano arrestato nell'ottobre del 2011 a Alexandroupoli e detenuto, in attesa della sua espulsione verso la Turchia, presso la stazione di polizia di Tychero. Nel novembre fu registrata la sua domanda di protezione internazionale, nel quale affermo' di rischiare torture e maltrattamenti in Iran in ragione delle sue idee politiche; cio' nonostante, nel gennaio del 2012 fu espulso alla volta della Turchia, li' detenuto per breve tempo e nuovamente trasferito in Grecia, dove prosegui' la sua detenzione. Infine, egli prima firmo' una dichiarazione solenne in cui rinunciava alla sua domanda di asilo e dichiarava di voler tornare "al proprio Paese di origine", poi chiese ed ottenne di essere rilasciato per raggiungere l'Iraq e presenziare al funerale del figlio di 5 anni.


Oggi il Sig. R.T. lamenta l'illegittimita' della sua detenzione e le pessime condizioni detentive a cui e' stato sottoposto a Tychero; denuncia inoltre che una sua prima domanda di asilo, presentata al momento del suo arresto (in ottobre), non fu registrata se non un mese dopo (in novembre); infine, afferma che la sua espulsione alla volta della Turchia lo esponeva al rischio di essere espulso alla volta dell'Iran, Paese in cui sarebbe stato perseguitato.

Articolo 3


Artocolo 5


Articolo 13

Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamenti degradanti) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 13 + 3 - Diritto a un ricorso effettivo (Articolo 13 - ricorso effettivo) (Articolo 3 - Proibizione della tortura;
Espulsione) (Iran)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione;
Articolo 5-1-F - Espulsione)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-4 - controllo della legittimita' della detenzione)
Mitrova e Savik c. "Ex Repubblica iugoslava di Macedonia"42534/092

Le ricorrenti sono Spaska Mitrova e Suzana Savik, madre e figlia. La Sig.ra Spaska Mitrova divorzio' dal marito nel maggio del 2007 ed ottenne l'affidamento esclusivo della figlia Suzana, allora di soli quattro mesi. Negli anni successivi la madre impedi' in piu' occasioni al padre di vedere la figlia, pur essendo stato previsto tale diritto di visita dal Giudice macedone, e venne per questo condannata: le prime due condanne, del luglio e dicembre 2007, vennero sospese mentre la terza, del luglio 2008, venne eseguita a partire dal 30 luglio dell'anno successivo. Cosi' la Sig.ra Mitrova fu detenuta per tre mesi, mentre la figlia venne affidata al padre. Sia durante la sua detenzione, sia nei mesi successivi al suo rilascio, la madre non pote' vedere la figlia: i servizi sociali organizzarono il primo incontro tra loro soltanto il 19 febbraio 2010. Un anno dopo, nel febbraio 2011, la madre ottenne nuovamente la custodia della piccola Suzana ma questa duro' fino al marzo 2012, quando la Suprema Corte macedone ritenne che fosse nel superiore interesse della figlia essere affidata al padre. Di recente, infine, i servizi sociali hanno previsto un nuovo sistema di visite: Sazana vive con la madre per tutta la settimana e si trasferisce a casa del padre per i fine settimana.


La Sig.ra Spaska Mitrova e la figlia Suzana Savik, oggi dell'eta' di 9 anni, lamentano una indebita interferenza dello Stato nel loro diritto al rispetto della vita familiare, contestando alcuni dei provvedimenti giurisdizionali itnervenuti, l'operato dei servizi sociali che non avrebbero garantito alcun contatto tra madre e figlia mentre la prima era in carcere e subito dopo, e infine la sentenza con cui la Corte Suprema ha revocato l'affidamento della figlia alla madre.

Articolo 8Nessuna Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8-1 - Il rispetto della vita familiare)
Dallas c. Regno Unito38395/122

Theodora Dallas e' una cittadina greca residente in Inghilterra; ella fu condannata a 6 mesi di reclusione per oltraggio alla Corte: mentre svolgeva le funzioni di giurato all'interno di un processo penale, e nonostante il Giudice lo avesse specificatamente vietato all'inizio del processo, la Sig.ra Dallas svolse una ricerca su internet sull'imputato e condivise i risultati della sua ricerca - aveva scoperto che l'imputato era gia' stato condannato in passato - con gli altri giurati, che denunciarono l'accaduto al Giudice. In conseguenza della sua condatta, il processo che presenziava fu interrotto e lei fu accusata di oltraggio alla Corte. Nel conseguente processo, lei ammise di aver navigato su internet ma che non era mossa da alcun intento di compromettere il processo e in udienza fu discussa proprio la corretta configurabilita' del reato. Infine, fu condannata a sei mesi di reclusione, di cui ne sconto' tre.


Oggi la Sig.ra Dallas denuncia di essere stata condannata per un reato - l'oltraggio alla Corte - che l'ordinamento giuridico inglese non individuerebbe in maniera sufficientemente chiara.

Articolo 7Resto irricevibile
Nessuna Violazione dell'articolo 7 - Nessuna pena senza legge (articolo 7-1 - nulla poena sine lege;
Nullum crimen sine lege)
Karpylenko c. Ucraina15509/122

Zoya Karpylenko e' la madre di K. , un giovane detenuto ucraino affetto da HIV e deceduto in carcere per complicazioni connesse a quella malattia. Il figlio era stato arrestato nel dicembre 2009 perche' sospettato di rapina. Gia' nel 2010 era trovato positivo all'HIV e nell'aprile del 2011 gli era stata refertata una tubercolosi polmonare, fra i sintomi piu' comuni di un'HIV non correttamente curata. Egli mori' infine il 7 novembre 2011, nell'ospedale dove era stato trasferito in ottobre a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute. Sul corpo venne eseguita un'autopsia, che accerto' la causa della morte proprio le complicazioni dovute all'HIV. Il padre chiese piu' volte l'apertura di un'indagine sui profili di responsabilita' medica, accusando l'Autorita' penitenziaria di non avergli fornito cure adeguate, ma tutte le sue denunce vennero archiviate.


Inoltre, il figli K. nell'aprile 2010 fu ricoverato in ospedale con diverse ferite e gli fu asportata la milza. Egli denuncio' alcuni agenti di averlo pestato nella sua cella, ma le indagini si svolsero senza successo: gli inquirenti ritennero che non sussistessero prove a carico degli indagati accusati delle violenze ed iscrissero la notizia di reato contro ignoti.


Oggi ll Sig.ra Karpylenko accusa l'Ucraina di aver causato la morte di suo figlio, non fornendogli cure mediche adeguate alla sua malattia, e di averlo maltrattato, allorche' gli agenti penitenziari lo pestarono; inoltre, lamenta l'assenza di un rimedio interno effettivo con cui far valere queste doglianze e che sia sulla morte che sul pestaggio del figlio gli inquirenti ucraini non svolsero indagini effettive.

Articolo 2


Articolo 3


Articolo 13

Eccezione preliminare unita al merito e respinta (articolo 35-1 - esaurimento dei ricorsi interni)
Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2 - obblighi positivi) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - trattamento degradante;
trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)

Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale;
Equa soddisfazione)
Pomilyayko c. Ucraina60426/112

Svitlana Pomilyayko e' una cittadina ucraina che denuncia di essere stata torturata durante un interrogatorio di polizia. L'8 novembre 2008 ella si reco' presso la locale stazione di polizia per rilasciare spontanee dichiarazioni su un episodio di furto. In tale occasione racconta che un agente veterano la spinse dentro il proprio ufficio, la colpi' alle bracce e l'ammenetto'. Dopodiché, tre agenti uomini la minacciarono perche' confessasse il furto: le applicarono una busta di plastica sul viso e stringendolo la fecero svenire più volte; durante l'episodio, ebbe anche urinazione involontaria. Il giorno dopo la Sig.ra Pomilyayko e le furono refertatate dai medici lesioni alla testa, agli arti superiori e inferiori, lividi della parete addominale e trauma cranico. Fu ricoverata in ospedale fino al 29 novembre e, una volta dismessa, le fu riconosciuto un congedo per malattia fino al 19 dicembre. La Sig.ra Pomilyayko denuncio' le violenze subite e fu sottoposta a perizia medica dal 27 novembre 2008 al 26 gennaio 2009: il perito riscontro' i segni delle violenze, ma affermo' che fosse impossibile stabilire quando fossero state inflitte. Ad oggi le indagini sono ancora in corso.


Oggi la Sig.ra Pomilyayko accusa l'Ucraina di aver violato il divieto di tortura e di non aver svolto indagini effettive sulle violenze che ha subito.

Articolo 3Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (articolo 3 - Tortura) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)

Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale;
Equa soddisfazione)

Note alla rassegna

Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data giovedì 11 Febbraio 2016, si è inserito, per ciascuna decisione:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • ricorso : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte L. : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.

La Corte europea ha deciso oggi anche i seguenti casi. Essi sono meramente ripetitivi o relativi a casi di eccessiva durata, e perciò non sono stati approfonditi:

A.A. c. Francia (n. 28495/15), Bolkvadze c. Georgia (n. 37051/05), Demeter c. Ungheria (n. 5322/12), Kalmar c. Ungheria (n. 49154/11), Karikas c. Ungheria (n. 75177/11), Kazar c. Ungheria (n. 43982/11), K.I.G. c. Ungheria (n. 67997/11), Kulcsar c. Ungheria (n. 72882/11), Marosvari e altri c. Ungheria (n. 53197/11), P.O. c. Ungheria (n. 42971/11), Politreff Kft c. Ungheria (n. 13045/11), S.B. c. Ungheria (n. 57665/11), Somkuti c. Ungheria (n. 67593/11), Sumegi c. Ungheria (n. 70252/11), Szasz c. Ungheria (n. 55883/11), Szilvasy c. Ungheria (n. 55810/11), Szittner c. Ungheria (n. 54600/11), Vidus c. Ungheria (n. 49135/11), Wiener c. Ungheria (n. 77042/11), Taubenberger c. Lettonia (n. 36148/11), Mahamed Sambuto c. Paesi Bassi (n. 3303/11), Czernuszewicz c. Polonia (n. 2891/12), Fotiyev c. Russia (n. 75639/13), Klyachin e altri c. Russia (nn. 42618/07, 17385/09, 13186/11, 39137/11, 74023/11, 54172/12, 21418/13, 26321/13 e 27774/14), Kuvshinova c. Russia (n. 3429/06), Medvedeva c. Russia (n. 45743/09), Nazarenko e altri c. Russia (n. 29933/04), Nikolayenko c. Russia (n. 1694-1608), Sotnikov c. Russia (n. 9911/08), Milosevic c. Serbia (n. 51732/13), Lorenzo Vazquez c. Spagna (n. 30502/12), Didyk c. Ucraina (n. 68433/12), Orlik c. Ucraina (n. 27454/11).

 

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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