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Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 04/02/2016

Corte Europea dei diritti dell'uomoQuest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato Francia, Grecia, Armenia ed Azerbaijan per la violazione dei diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea. Lo spettro di violazioni accertate copre casi molto diversi fra loro: il suicidio di un detenuto all’interno di una prigione francese, laddove la tragedia era stata annunciata dal G.I.P. e, ciò nonostante, non era stato preso alcun provvedimento per evitarla; una perquisizione domiciliare illegittima di un oppositore politico armeno; il pestaggio da parte di agenti in borghese di un caporedattore azero di una rivista bilingue, pubblicata in azero e nella lingua della minoranza taliscia (e, tra l’altro, condannato poi anche per incitamento all’odio razziale), la detenzione illegale ed in condizioni degradanti di un migrante gambiano all’interno una stazione di polizia di confine greca, prima, e in una struttura detentiva, poi.

Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Kirakosyan c. Armenia (n. 2)24723/053

Lavrenti Kirakosyan e' un attivista e dirigente locale del partito di opposizione armeno. Nell'aprile del 2004 egli fu condannato a 10 giorni di arresto per aver disobbidito agli ordini dell'Autorita' durante una manifestazioni politica. Al termine dell'arresto, gli agenti di polizia lo condussero a casa e, esibendo un mandato e alla ricerca di armi, perquisirono la sua abitazione: anziche' armi, vi rinvennero 59 grammi di mariuana. Il Sig. Kirakosyan fu allora nuovamente condotto alla centrale di polizia e qui il capo della polizia gli avrebbe fatto una particolare proposta: se egli avesse rinnegato le proprie convinzioni e si fosse dimesso dai propri incarichi politici, non sarebbe stato perseguito penalmente per la detenzione di stupefacenti. Il Sig. Kirakosyan rifiuto' e poco dopo fu accusato e condannato ad un anno e sei mesi di reclusione. La prova regina di tale condanna fu proprio la mariuana rinvenuta nella sua abitazione.


Oggi il Sig. Kirakosyan denuncia davanti alla Corte europea l'illegittimita' di quella perquisizione, in ragione del mandato di perquisizione utilizzato e delle modalita' in cui si e' svolto, nonche' l'iniquita' del conseguente processo, perche' in esso e' stata decisiva la prova rinvenuta durante la perquisizione illegittima.

Articolo 6


Articolo 8

Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art 8-1 - Rispetto del domicilio)

Hilal Mammadov c. Azerbaigian81553/12 2

Hilal Alif oglu Mammadov e' il direttore di un giornale bilingue, pubblicato nelle lingue azera e taliscia, quest'ultima parlata da una minoranza etnica in Azerbaijan. Egli fu arrestato nel luglio del 2012 con l'accusa di possesso illegale di sostanze stupefacenti e di incitamento all'odio etnico, raziale, sociale e religioso: posto in detenzione cautelare, fu condannato infine nel settembre 2014 a 5 anni di reclusione. Il Sig. Mammadov denuncio' di essere stato pestato, con calci e pugni, dagli agenti in borghese che lo arrestarono, che essi gli collocarono addosso le droghe per cui sara' poi condannato e infine che non lo informarono che era sotto arresto ne' per quale ragione. Inoltre egli si oppose giudizialmente alla sua detenzione cautelare, ritenendola infondata. Tuttavia, da un lato, la sua denuncia penale fu archiviata, dall'altro, le sue istanze di revoca della custodia cautelare in carcere vennero rigettate.


Oggi il Sig. Mammadov lamenta davanti alla Corte europea di essere stato maltrattato da agenti pubblici azeri, al momento dell'arresto, che il suo stesso arresto non era giustificato da alcun legittimo sospetto e che la detenzione cautelare a cui e' stato sottoposto in pendenza del processo penale non era sufficientemente giustificata, alla luce delle scarse motivazioni fornite dagli stessi Giudici azeri. Infine, denuncia il fatto che sia stata revocata l'abilitazione al patrocinio al suo legale così da ostacolargli la difesa davanti al Giudice di Strasburgo.

Articolo 3


Articolo 5


Articolo 34

Resto irricevibile


Violazione dell' Articolo 3 - Proibizione della tortura (articolo 3 - trattamenti inumani e degradanti) (aspetto sostanziale);


Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (Articolo 3 - effettivo accertamento) (aspetto procedurale);


Violazione dell'Articolo 34 - Ricorsi individuali (Articolo 34 - impedire l'esercizio del diritto di ricorso),


Danno non patrimoniale- aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)


 

Isenc c. Francia58828/133

Bedrettin Isenc, cittadino turco, ha perso il figlio in una prigione francese, suicida. Gia' al momento del suo trasferimento nella prigione di Bordeaux-Gradignan, il Giudice per le indagini preliminari aveva segnalato il pericolo di condotte autolesioniste ed aveva sollecitato le Autorita' carcerarie a monitorarlo. Tuttavia suo figlio fu collocato, secondo routine, nell'ala dei nuovi arrivati e, non appena i suoi due compagni di cella si furono allontanati per una doccia, si impicco' alla sbarre della cella con un lenzuolo. Il Sig. Isenc ha accusato l'Autorita' penitenziaria di non aver impedito la tragedia annunciata ed ha chiesto al Ministero dell'Interno francese di risarcirlo di 600.000,00 euro di danni patrimoniali e non patrimoniali per la morte del figlio. La sua domanda tuttavia e' stata sempre rigettata: per la Corte amministrativa di Bordeaux non vi erano elementi che comprovassero la negligenze degli agenti penitenziari, mentre per la Corte amministrativa d'Appello gli agenti penitenziari non si erano mossi perche' il personale medico, che aveva visitato il detenuto al suo arrivo, nulla aveva segnalato.


Oggi il Sig. Isenc si rivolge alla Corte europea chiedendo di accertare la violazione del diritto alla vita di suo figlio da parte della Francia.

Articolo 2Violazione dell'Articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2 - obblighi positivi
Articolo 2-1 - Vita) (aspetto sostanziale)
Amadou c. Grecia37991/113

Khan Amadou e' un migrante gambiano giunto in Grecia nel luglio del 2010 e subito sottoposto a detenzione dalla polizia di frontiera al fine di espellerlo: la prima detenzione, di durata massima di 10 giorni, fu poi prorogata in una di durata massima di 6 mesi. Egli si oppose, senza successo, sia al provvedimento di esplulsione sia a quello detentivo, denunciando in particolare le pessime condizioni in cui era detenuto presso i locali della polizia di confine a Fylakio: celle sovraffollate, pessime condizioni igieniche, scarsa luce natuale e nessun momento di esercizio. Nel settembre del 2010 il Sig. Amadou fu condannato per ingresso illegale nel territorio nazionale a tre mesi di reclusione ed una multa di 1.500,00 euro: sconto' parte della pena presso la struttura detentiva di Aspropyrgos, nuovamente in difficilissime condizioni. Sempre nel settembre del 2010 fece domanda di asilo e questa, dopo un primo rigetto, e' ad oggi ancora pendente: una volta rilasciato dalla polizia, egli attese un mese per ottenere un documento da richiedente asilo e dovette vivere da senzatetto, nonostante avesse richiesto al Ministero competente greco di fornirgli una qualche, basica, assistenza.


Oggi il Sig. Amadou accusa la Grecia di averlo detenuto in condizioni inumani e degradanti presso la stazione di polizia di Fylakio e nella struttura detentiva di Aspropyrgos, nonche' di averlo lasciato, al termine della detenzione e pendente la sua domanda di asilo, in uno stato di completa indigenza. Inoltre, lamenta di non aver potuto contestare efficacemente, per assenza di mezzi ed assistenza, il provvedimento di detenzione sulla base del quale e' stato detenuto per mesi.

Articolo 3


Articolo 5

Violazione del Articolo 3 - Proibizione della tortura Articolo 3 - trattamento degradante) (aspetto sostanziale)


Violazione del Articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza Articolo 5-4 - controllo di legalita' della detenzione)

Dzhabrailovy c. Russia68860/103

Kisa Dzhabrailova, Adlan Dzhabrailov e Suleyman Dzhabrailov sono i genitori ed il fratello di Ibragim Dzhabrailov, cittadino russo di origine cecena rapito il 5 novembre 2002 da un commando di uomini armati. Il Governo russo non nego' mai l'episodio, ma si e' sempre limitato ad enfatizzare l'esistenza di una prova che collegasse il commando mascherato e le forze speciali dell'esercito russo. Il 15 gennaio 2015, con la sentenza Malika Yusupova e Altri c. Russia, la Corte europea accerto' le responsabilita' della Russia per la scomparsa di Ibragim Dzhabrailov e la condanno' a risarcire i ricorrenti per 60.000,00 € a titolo di danno non patrimoniale.


Oggi Kisa Dzhabrailova e Adlan Dzhabrailov chiedono la revisione della sentenza emessa dalla Corte europea, ed ancora non eseguita dalla Russia, in ragione del fatto che Suleyman Dzhabrailov, ricorrente nella sentenza di cui si chiede la revisione, e' deceduto prima della deliberazione della sentenza del 15 gennaio 2015.

Articolo 80 del Regolamento CEDURevisione ammessa
Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - Danno non patrimoniale
Equa soddisfazione)

Note alla rassegna

Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 04 febbraio 2016, si è inserito, per ciascuna decisione:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • ricorso : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte L. : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.

La Corte europea ha deciso oggi anche i seguenti casi. Essi sono meramente ripetitivi o relativi a casi di eccessiva durata, e perciò non sono stati approfonditi:

Moschitz c. Austria (n. 24714/12); De Bruyne c. Belgio (n. 74814/13); ‘SOS. Racisme -. Touche pas à mon pote’ c.Belgio (n. 26341/11); Filev e Zlatanova c. Bulgaria (n. 8905/09); Marashliev e Gyorcheva c. Bulgaria (n. 27999/10); Orov c. Bulgaria (n. 46290/11); Peltekov e altri c. Bulgaria (n. 40464/08); Lovric e altri c. Croazia (n. 57849/13); Ribic c. Croazia (n. 21610/13); Savic c. Croazia (n. 32023/13); Stojakovic c. Croazia (n. 6504/13); Lazaridis c. Grecia (n. 61838/14); Halilovic c. Italia (n. 7498/11); Kondakovs c. Lettonia (n. 22677/11); Burghelea c. Repubblica di Moldova (n. 36084/07); Duminica c. Repubblica di Moldova (n. 77029/12); Marianov c. La Repubblica di Moldova (n. 18068/05); Parfeni c. Romania (n. 63585/14); Acil c. Turchia (n. 24640/06); Atay c. Turchia (n. 66505/09); Catal c. Turchia (n. 40623/11); Eyibil c. Turchia (n. 5429/12); Gercek e altri c. Turchia (n. 4122/07); Kubus c. Turchia (n. 74881/11); Tilaver c. Turchia (n. 16012/12); Nagorskiy c. Ucraina (n. 37794/14); Kaiyam e altri c. Regno Unito (nn. 28160/15, 28103/15, 28443/15).

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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