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Dal 2016 la Corte Europea motiverà le irricevibilità ..?

Da tempo la Corte europea dei diritti dell’uomo non motiva le sue decisioni di irricevibilità: troppo istanze e troppo poche risorse per esaminarle. Così era divenuto normale per una persona che ricorresse al Giudice europeo, inviando il ricorso a cui affidava le proprie speranze di giustizia e ripercorreva anni e anni di processi infruttuosi, si sentisse rispondere con una lettera stereotipata: il ricorso non soddisfa le condizioni di ricevibilità di cui agli artt. 34 e 35 CEDU. Tale laconica risposta era un inno all’immaginazione: solo con l’immaginazione, infatti, il ricorrente avrebbe potuto spiegare quel rifiuto, inappellabile e definitivo.
Forse il 2016 ci porterà delle buone nuove. A partire dal gennaio di quest’anno, infatti, la Corte europea dovrebbe iniziare a motivare brevemente le sue decisioni di irricevibilità.

file5601297827370Con la Dichiarazione di Bruxelles, firmata il 27 marzo 2015, gli Stati parte del Consiglio d’Europa – promotori e destinatari del sindacato giurisdizionale della Corte di Strasburgo – hanno espresso un vero e proprio “invito alla motivazione”, che si è declinato nei seguenti appelli:

  • Motivare brevemente le decisioni di irricevibilità; ossia quelle decisioni con le quali il Giudice unico designato nella Corte europea dichiara irricevibile un ricorso individuale per mancato esaurimento dei ricorsi interni, tardività del ricorso, manifesta infondatezza o per altri ipotesi di irricevibilità.
  • Motivare brevemente i rigetti delle istanze di misure provvisorie ex Rule 39; ovvero quando la Corte europea ritenga che non ricorra un rischio reale e imminente di un danno grave ed irreparabile che giustifichi un intervento cautelare della Corte europea.
  • Motivare brevemente i rigetti delle istanze di riesame alla Grande Camera; laddove è un “Panel” di cinque giudici della Corte a decidere quali sentenze decise da una Camera debbano essere riesaminate, su istanza ora del ricorrente ora del Governo, dalla Grande Camera.

Tuttavia, in tema di misure provvisorie e riesame della Grande Camera gli inviti scadono in un mero sollecito alla Corte europea a prendere in considerazione l’opportunità di motivare. Si legge nelle conclusioni della Conferenza di Bruxelles, che motivare tali decisioni “non è urgente” e comunque “emerge dai negoziati che sia opportuno discutere ulteriormente la questione con gli Stati Parti prima di iniziare tale processo“.

Diversamente, in tema di decisioni di irricevibilità è stata la stessa Corte europea ad esprimere la sua disponibilità a motivare brevemente i propri rigetti. Gli Stati europei, cogliendo l’apertura del Giudice europeo, lo hanno invitato ad motivare brevemente le irricevibilità a partire dal gennaio 2016 o, tuttalpiù, a partire dalle Primavera dello stesso anno (così nelle conclusioni della Conferenza di Bruxelles). Lo scopo è quello di aumentare la trasparenza, la prevedibilità e la certezza del diritto e rispondere alle legittime aspettative dei ricorrenti.

Perché motivare le decisioni di irricevibilità? Qualche spunto a favore

Corte europea dei diritti dell'Uomo - Nella Grand ChamberOggi come oggi, motivare le decisioni di irricevibilità è un vero e proprio imperativo. Nulla lo impedisce ma la Convenzione europea, la giurisprudenza della Corte europea, principi di coerenza e di opportunità lo impongono senza dubbio.

Innanzitutto non sembra convincente l’esistenza di un vero e proprio aggravio organizzativo, con cui spesso si fanno scudo i funzionari della Corte interrogati sul punto: motivare le irricevibilità è qualcosa che la Corte già fa, soltanto che finora ha preteso di non comunicarlo ai diretti interessanti. Quando il referendario riceve un ricorso, questi lo esamina e stende per quello, come per tutti i casi, una relazione da sottoporre al Giudice europeo: la relazione è motivata, e lo è tanto in fatto quanto in diritto.
Inoltre, non è un tabù per la Corte motivare le irricevibilità: parecchi anni addietro motivare era la prassi e anche chi promuoveva il ricorso più infondato riceveva uno stralcio di motivazione per il suo rigetto.

Si aggiunga che è lo stesso diritto convenzionale ad imporlo. Si ricordi che la Convenzione europea sancisce l’obbligo di motivazione per la Corte europea. L’articolo 45, rubricato “Motivazione delle sentenze e delle decisioni”, recita:

1. Le sentenze e le decisioni che dichiarano i ricorsi ricevibili o irricevibili devono essere motivate.

Ma a dirlo non è solo la Convenzione europea, ma la stessa giurisprudenza della Corte europea! Da un lato, è ormai consolidato il riconoscimento di un vero e proprio diritto al ricorso individuale (ex art. 34 CEDU), di cui la Corte europea frequentemente accerta la violazione: per esempio, quando uno Stato impedisce al ricorrente di spedire il proprio ricorso. Dall’altro, è la stessa Giurisprudenza di Strasburgo a imporre un obbligo di motivazione alle giurisdizioni nazionali che decidano su diritti fondamentali: tale obbligo di motivazione, non assoluto, rappresenta un profilo dello standard minimo di tutela assicurato dalla Convenzione europea che – qui la coerenza – dovrebbe essere applicato in maniera effettiva anche a Strasburgo.
D’altronde, dietro il difetto di motivazione può anche annidarsi un potenziale abuso, come la Corte europea spesso ricorda ai giudici nazionali. La motivazione serva allora a prevenire e controllare il rischio fisiologico di un esame arbitrario, superficiale o addirittura un omesso esame: ossia che una decisione che appaia non motivata possa in fondo essere del tutto immotivata.

Che queste irricevibilità non motivate fossero discutibili, è emerso anche in altre sedi internazionali. Si ricordi il caso Achabal Puertas c. Spagna, dichiarato irricevibile dalla Corte europea ma preso in esame ed accolto dal Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite. È da rilevare che il Comitato dei diritti umani esamina soltanto quelle comunicazioni relative a vicende che non siano state previamente esaminate da altro Giudice internazionale. In questo senso, il Comitato dei Diritti umani ha ritenuto che, stante “le succinte ragioni esposte nella lettera” di irricevibilità della Corte europea,  il suo “esame non aveva incluso un’analisi sufficiente degli elementi di merito in relazione alle informazioni fornite ad essa sia l’autore che dallo Stato parte” (§ 7.3).

Infine, esistono ragioni di opportunità non indifferenti per motivare le irricevibilità. Ad esempio, un ricorso dichiarato irricevibile per mancato esaurimento dei ricorsi interni in senso verticale potrebbe essere validamente riproposto: basti che medio tempore il ricorrente, se nei termini, esperisca il rimedio interno esistente e una volta ricevuta la pronuncia definitiva, si rivolga nuovamente alla Corte europea. La lettera di irricevibilità potrebbe assolvere quindi alla funzione, da un lato, di indicare al ricorrente che potrà riproporre il ricorso in futuro e, dall’altro e più significativamente, che esiste un rimedio interno, accessibile ed effettivo, che lui può e deve esperire.

Senza contare, infine, l’utilità non per il singolo ricorrente, ma per l’avvocato specializzato in ricorsi a Strasburgo, di conoscere i motivi dell’irricevibilità di un ricorso. Tale avvocato potrà in casi futuri simili o desistere dal proporli, ritenendo che quel motivo di irricevibilità ricorra nuovamente (a vantaggio della riduzione del contenzioso) oppure approfondire la questione di ricevibilità e superare il motivo oppostogli in precedente dalla Corte (a vantaggio della tutela dei diritti del suo cliente).

 

Per approfondire

La Dichiarazione di Bruxelles: in inglese o in francese

Conclusioni della Conferenza di Bruxelles: inglese/francese

Conférence de haut niveau : la mise en œuvre de la Convention européenne des droits de l’homme, notre responsabilité partagée da http://justice.belgium.be/

La recente prassi della Corte di Strasburgo in tema di inammissibilità dei ricorsi individuali: un obbligo di motivazione a contenuto variabile? di Adriano Maffeo.

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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