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Cina: finisce la terrificante politica del figlio unico

Ingegneria sociale tramite il controllo della riproduttività di un miliardo di cinesi: così per quattro decenni il sistema cinese ha solo causato disperazione

woLa Xinhua New Agency, una delle due più antiche agenzie di stampa ufficiali della Repubblica Popolare Cinese e controllata dal Consiglio di Stato, il 29 ottobre 2015 ha dato notizia della fine della politica del figlio unico citando una dichiarazione del Partito comunista: “Ora alle coppie sarà permesso di avere due figli.”. L’annuncio finale è arrivato al culmine di un vertice del Comitato Centrale del Partito Comunista, conosciuto come il quinto plenum. Inoltre il partito ha comunicato il suo prossimo piano quinquennale per la crescita del Paese.

Questa politica del controllo delle nascite è stata varata a livello nazionale nel 1979 proprio per rallentare l’aumento della popolazione. Tale aberrante sistema ha impedito 400 milioni di nascite, ma al contempo ha prodotto 200 milioni dei cosiddetti “bambini fantasma”: bambini privi di qualsiasi tipo di tutela legale e sanitaria. Bambini che sono stati costretti a vivere nascosti per evitare pesanti sanzioni ai genitori.

Gli attivisti per i diritti umani affermano che questo sistema di controllo delle nascite ha causato crimini come aborti forzati, sterilizzazione ed infanticidio femminile. Tale sistema ha anche causato un grosso squilibrio di genere in tutta la Cina.

Però nel corso del tempo le preoccupazioni demografiche e sociologiche per l’aumento dei costi sociali, il sempre maggior numero calante dei lavoratori e l’invecchiamento della popolazione, hanno fatto ammorbidire, in alcune province, la politica del figlio unico.

La decisione finale di abolire, a livello statale, la suddetta norma deriva proprio dal fatto che la Cina ha bisogno di nuove forze. A riguardo la dichiarazione del Comitato Centrale del Partito Comunista, rilasciata alla Xinhua New Agency, afferma che la decisione è stata presa: “per migliorare lo sviluppo ed riequilibrare la popolazione”.

I dati parlano chiaro. Su una popolazione totale di circa 1,36 miliardi, attualmente, il 30% circa ha un’età superiore ai 50 anni.

Le modifiche formali apportate alla normativa nazionale sono iniziate due anni fa, con la concessione nel 2013 alle coppie in cui almeno uno dei due genitori fosse figlio unico di avere un secondo figlio.

Il cartello recita "Per una prospera e potente Nazione ed una famiglia felice, si prega di praticare il controllo delle nascite"

Il cartello recita “Per una prospera e potente Nazione ed una famiglia felice, si prega di praticare il controllo delle nascite

Valutando l’impronta che ha lasciato la politica del figlio unico di Pechino si rileva che fino al 2007 circa un terzo della popolazione cinese non poteva avere un secondo figlio senza essere sanzionata. Facevano eccezione le famiglie che vivevano nelle zone rurali se la prima figlia era femmina. Anche le minoranze etniche potevano avere due figli.

Nonostante le aperture verso le coppie con due figli, molte di loro scelgono di avere un solo figlio perché ormai è considerata una consuetudine sociale.

I grandi critici della riforma sostengono che anche se il tasso di natalità aumenterà non sarà abbastanza a far crescere la curva demografica sufficientemente.

A dispetto di tutto ciò, le donne che vorranno avere più di due figli dovranno tuttora sottostare al controllo della fertilità da parte dello Stato.

Su questo punto, Maya Wang ricercatrice della divisione Asia di Human Rights Watch, ha riferito all’Agence France-Presse (AFP): “Finché le quote e il sistema di sorveglianza rimane, le donne ancora non godono dei diritti riproduttivi.”.

Un’altra opinione autorevole è quella del Professore Associato di Politica Sociale presso l’Università di Oxford: Stuart Gietel-Basten, afferma che la riforma serve poco a cambiare la demografia della popolazione cinese ed è invece una “Risposta pragmatica a una politica impopolare che non aveva senso“.

Una testimonianza diretta della politica del figlio unico viene da Juliana Liu corrispondente della BBC News da Hong Kong. Lei è venuta alla luce proprio nel 1979 anno in cui questa politica agghiacciante è stata attuata. Narra che lei non sarebbe dovuta nascere. Nel complesso lavorativo dei suoi genitori erano anche stabilite le quote di prole per unità di lavoratori; e per quell’anno tali quote erano state esaurite ma la madre aveva già annunciato la gestazione; per sua fortuna ha trovato funzionari che hanno chiuso un occhio e Juliana è venuta alla luce. La madre è rimasta altre due volte incinta ma è stata obbligata a sottoporsi a due aborti.

Si spera che ora il più grande esperimento della storia, di ingegneria sociale controllando la riproduttività di un miliardo di persone per quattro decenni, abbia insegnato che una “certa politica estrema” non può essere utilizzata per modificare la direzione demografica del proprio paese.

Questa terribile politica non ha mai funzionato. Se si guarda il tasso di crescita della popolazione della Cina si evince che alla fine del 1960 ha iniziato un rapido calo naturale con la urbanizzazione e il conquisto del diritto all’istruzione per il genere femminile. La pendenza della curva della riproduttività del 1969 evidenzia che non cambia la sua traiettoria in maniera rilevante dopo il 1979 con l’applicazione della politica del figlio unico. Le dimensioni familiari cominciarono a calare progressivamente un decennio prima, e hanno continuato a diminuire. La media cinese odierna è di 1,7 bambini per famiglia; la stessa di ex paesi ad alto tasso di natalità tra cui Brasile, Iran e Bangladesh, nessuno dei quali ha istituito politiche restrittive ma hanno fatto affidamento sulla modernizzazione, sull’emancipazione (anche economica) e l’educazione femminile. Se le donne sono messe nelle condizioni di decidere della propria vita e di pianificarla, scelgono anche le dimensioni della famiglia.

Inoltre si nota che nelle campagne e nei villaggi rurali si trovano famiglie con più di due figli; questa situazione, a differenza delle zone urbane, è rimasta invariata nel corso degli anni. Si è verificata perché in realtà la politica del figlio unico è stata applicata in modo molto diseguale. Ufficialmente, il 60 per cento e il 70 per cento delle famiglie rurali è riuscito ad ottenere il permesso per un secondo figlio (rispetto al 10 per cento delle famiglie che vivono nelle zone urbane). 200 milioni di cittadini ufficialmente “rurali” vivono nelle principali città.

Nel mondo rurale erano ammessi due figli per famiglia se il primo era una femmina

Nel mondo rurale erano ammessi due figli per famiglia se il primo era una femmina

In altri termini la politica del figlio unico ha soffocato i sogni, le ambizioni e l’autodeterminazione di tantissimi cinesi. È forse la radice delle cause principali dell’attuale malessere economico e del rallentamento della locomotiva cinese.

Un altro enorme problema della Cina è che la popolazione di genere maschile è molto maggiore rispetto a quella femminile: tra gli adolescenti sotto i 15 anni, ci sono quasi 12 maschi per ogni 10 femmine. Ciò vuol dire che in tale Stato si pratica in modo massiccio l’aborto selettivo in base al sesso del feto. La superiorità nel numero dei maschi sta provocando seri problemi, tra cui un tasso di criminalità più elevato e un’alta incidenza di depressione.

La depressione viene spesso attribuita alla politica in questione, ma uno studio su larga scala di quasi cinque milioni di cinesi ha mostrato che la stragrande maggioranza della selezione sessuale è attuata soprattutto nelle zone rurali nelle quali sono consentite due gestazioni. La fine della politica del figlio unico non concluderà l’attuazione di questa orribile pratica, ma semplicemente sancirà il suo impianto attuale.

Un altro studio dell’antropologa Vanessa Fong; ha rilevato che le famiglie delle zone urbane, erano più indipendenti e libere, quindi hanno fatto più figlie perché avevano “più potere quanto mai prima di sfidare le norme di genere svantaggiose, e utilizzare l’ambiguità a loro vantaggio.” In più la politica del figlio ha fatto aumentare in modo esorbitante il costo della dote; questo ha fatto sì che 500 mila donne della capitale cinese non siano in grado di costruirsi una famiglia. ­

Il tasso della popolazione avrà il massimo picco intorno al 2030. Le analisi dimostrano che, anche se la riforma entra in vigore, i suoi effetti si vedranno all’incirca nel 2034; viceversa se la politica del figlio unico dovesse continuare, il tasso dovrebbe cominciare a diminuire nel 2029. La differenza di cinque anni è trascurabile. Le politiche di fertilità, in entrambe le direzioni, hanno esiti terribili sia dal punto di vista sociale che economico.

In conclusione, da questo quadro si capisce che la politica del figlio unico non ha mai funzionato però ha avuto risultati devastanti. Ritengo che per controllare la demografia di uno Stato occorre porre l’accento su alcuni pilastri fondamentali, tipici del modello socio-economico scandinavo, quali la sicurezza alimentare, l’assistenza sanitaria, l’istruzione e l’esaltazione del ruolo della donna in tutto ciò.

Link di approfondimento:

La Cina allenta la politica del figlio unico, ma la ripresa …

Shrinking China: A Demographic Crisis | World Affairs Journal

China, a demographic time bomb – OECD Observer

 

About Valeria Sirigu

Mi sono iscritta in giurisprudenza perché il diritto per me è uno stile di vita

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