Home / In evidenza / Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 27/10/2015

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 27/10/2015

Corte europea dei diritti dell'Uomo - Nella Grand Chamber

Quest’oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso sei sentenze: con quattro ha condannato Cipro, Romania, Turchia e Regno Unito (in un primo caso) per le violazioni dei diritti sanciti dalla Convenzione europea; negli altri due, invece, ha negato che si siano verificate simili violazioni per Bulgaria e Regno Unito (in un secondo caso). In particolare, nel caso turco il Giudice europeo ha accertato la responsabilità della Turchia per la morte e le sofferenze precedenti alla morte di un ragazzo a cui un agente aveva sparato in circostanza non chiarite dalle autorità inquirenti turche e che poi era stato picchiato col calcio della pistola, in attesa di essere trasportato presso l’ospedale dove morirà.  Invece per il padre, ucciso nel medesimo episodio ma dopo aver esploso alcuni colpi nella direzione degli agenti, non è stata riscontrata alcuna violazione.

Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Konstantin Stefanov c. Bulgaria35399/052Konstantin Stefanov è un avvocato bulgaro che, nominato d’ufficio con ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ha rinunciato all’incarico nella difesa di un imputato per furto aggravato. In udienza, egli aveva richiesto al Giudice di determinare la sua remunerazione nel valore minimo di 280,00 €; al rifiuto del Giudice, ha abbandonato l’aula di udienza, rinunciando al proprio incarico. Di tutta risposta, non ha ricevuto alcuna retribuzione ed è stato sanzionato per 260,00 €. Egli si è opposto a tale sanzione, allegando che la sua nomina ad avvocato d’ufficio non era avvenuta nei modi previsti dalla legge, ma senza successo.
Oggi il Sig. Stefanov rivendica il proprio diritto di proprietà sull’onorario non corrispostogli e sulla somma pagata come sanzione; inoltre, sostiene di non aver potuto far valere le proprie ragioni con un rimedio interno effettivo.
La Corte europea, tuttavia, ha ritenuto infondato il suo ricorso.
Articolo 13
Articolo 1 Prot. 1
Nessuna Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Protezione della proprietà (Art. 1 comma 2 del Protocollo n ° 1 - Controllo dell'uso della proprietà)
Koni c. Cipro66048/093Constantia Koni è una cittadina cipriota in processo per il divorzio dal marito. Ella ha ottenuto due rinvii d’udienza dal giudice procedente al fine di inoltrare domanda di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ma, mentre attendeva risposta dall’ufficio competente – che, se positiva, l’avrebbe sgravata dei costi di un avvocato -, il Giudice ha svolto un’udienza di assunzione prove, senza di lei, e infine dichiarando il divorzio.

La Sig.ra Koni si è opposta davanti ai Giudici nazionali, senza successo, e si oppone oggi davanti alla Corte europea, ottenendo una sentenza favorevole, contro tale pronuncia di divorzio che ritiene assunta in violazione dell’equo processo: ella non ha partecipato ad un’udienza fondamentale ed il Giudice non avrebbe esaminato le sue osservazioni.
Articolo 6Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - Processo equo)
Brânduşe c. Romania (n. 2)39951/083Ioan Brânduşe è un detenuto rumeno che lamenta di essere stato sottoposto a fumo passivo in diverse occasioni mentre si trovava presso la stanza per detenuti del locale Tribunale, nonché di essere stato detenuto per cinque giorni in una cella sporca e senza acqua calda nel carcere di Jilava. Inoltre, non avrebbe potuto votare alle elezioni parlamentari del 2008. Il suo ricorso è stato oggi integralmente accolto dalla Corte europea.Articolo 3
Articolo 3 Prot. 1
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradanti) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 3 del Protocollo n ° 1 - diritto alla libera Elezioni {generale} (articolo 3 del Protocollo n ° 1 - Voto)
Özpolat e altri c. Turchia23551/103I ricorrenti sono otto cittadini turchi parenti di İskender Özpolat e Mehmet Özpolat, padre e figlio, entrambi uccisi durante la perquisizione della propria casa. Nel pomeriggio del 3 luglio 2007 la casa della famiglia Özpolat era stata perquisita da alcuni agenti, chiamati a seguito del ferimento di una persona con un'arma da fuoco: durante la perquisizione - raccontano - Mehmet Özpolat sarebbe apparso sul tetto dell'edificio, armato, e perciò gli agenti gli hanno sparato: egli morirà in ospedale il giorno dopo e, prima del ricovero, sarebbe stato colpito più volte dagli agenti col calcio della pistola; nella stessa occasione İskender Özpolat, intimato dagli agenti ad uscire dall'edificio, avrebbe aperto il fuoco contro i pubblici ufficiali i quali, nel reagire, lo avrebbero ucciso.
Il pubblico ministero turco aprì un fascicolo a carico degli agenti, ipotizzando tra l'altro abuso di potere e omicidio colposo, ma infine ne dispose l'archiviazione perché l'uccisione di Mehmet era giustificabile con la legittima difesa e l'agente che aveva colpito a morte İskender era ne frattempo deceduto. I familiari si opposero all'archiviazione, denunciando che non era stata chiarita la dinamica dei fatti verificatisi e che Mehmet era morto perché non tempestivamente trasferito in ospedale: il procedimento, ciò nonostante, è stato definitivamente archiviato nel 2009.

Oggi i parenti delle vittime denunciano davanti alla Corte europea le responsabilità della Turchia nel aver ucciso, tramite agenti di pubblica sicurezza, İskender e Mehmet Özpolat nell'ambito di una operazione di polizia organizzata in maniera tale da essere inidonea a minimizzare i rischi, di aver maltrattato Mehmet prima che morisse e di non aver previsto alcuna via giudiziaria effettiva tramite cui far valere le violazioni dei diritti dei loro parenti uccisi. Il Giudice di Strasburgo, infine, ha accolto soltanto le doglianze relative a Mehmet accertando la violazione del suo diritto alla vita, sia sul piano sostanziale (la sua morte, come le sofferenze precedenti, sono imputabili alla Turchia) sia sul piano procedurale (non sono state svolte indagini effettive sull'accaduto).
Articolo 2Nessuna violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - La vita) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - La vita) (aspetto sostanziale)
Nessuna violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - Effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - Effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
N.J.D.B. c. Regno Unito76760/123Il Sig. N.J.D.B. è un cittadino britannico che ha estreme difficoltà a vedere il figlio, nato nel 2000 e da allora affidato alla madre, che vive in Scozia. Da quando ha raggiunto i tre anni, i conflitti fra i genitori hanno impedito al padre di esercitare il suo diritto di visita. D'altro canto, il Giudice scozzese prima ha riconosciuto al Sig. N.J.D.B. i diritti parentali sul figlio, poi ha modificato parere ritenendo che fosse nell'interesse del figlio non vedere il padre. Contro tale ultima decisione il padre ha proposto appello e, una volta rigettato, ha fatto ricorso alla Corte Suprema assistito da un avvocato pro bono. Infatti, la sua istanza di assistenza legale a spese dello Stato era stata rigettata.

Oggi il Sig. N.J.D.B. lamenta l'eccessiva durata del procedimento relativo al suo diritto di visita ed l'illegittimità del rifiuto di fornirgli assistenza legale a spese dello Stato, ma la Corte europea ha ritenuto infondato il suo ricorso, rigettandolo.
Articolo 6

Articolo 8
Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - Accesso al tribunale)
R.E.c. Regno Unito62498/112Il Sig. R.E. è un cittadino irlandese arrestato e detenuto in tre occasioni perché sospettato di aver ucciso un pubblico ufficiale, il cui omicidio era ricondotto agli indipendentisti irlandesi dell'I.R.A. Mentre nei primi due arresti il suo avvocato aveva ricevuto assicurazione dalla autorità giudiziarie che i colloqui col suo cliente non sarebbero stati intercettati, tale assicurazione è stata negata nel corso del terzo arresto: solo dopo un ricorso al Giudice britannico, l'avvocato ha ottenuto di non essere registrato. In tale sede è stato eccepito che la normativa che consente l'intercettazione delle conversazioni tra detenuto e avvocato, nonché tra quello ed il suo medico od qualsiasi altra persona maggiorenne, non è sufficientemente chiara e precisa, sebbene il Giudice britannico abbia rigettato tale punto del ricorso.

Oggi il Sig. R.E. denuncia alla Corte europea la violazione dei propri diritti, di equo processo e di rispetto della vita privata, per le intercettazioni a cui sarebbero state sottoposte le conversazioni col suo legale.
Articolo 6

Articolo 8
Resto irricevibile
Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8-1 - Il rispetto della vita privata)
Nessuna violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8-1 - Il rispetto della vita privata)
Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - Danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)

Note alla rassegna

Nella rassegna delle decisioni pronunciate oggi dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per ciascuna, si è indicato:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • N.ricorso  : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte I.L.  : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione  : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum  : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo  : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.

Le fonti delle informazioni riportate sono tutte ufficiali e consultabili in inglese/francese sui siti ufficiali della Corte europea: http://www.echr.coe.int/ECHR/Homepage_ENhttp://hudoc.echr.coe.int .

I casi ripetitivi e quelli di eccessiva durata di procedimenti non sono approfonditi perché marginali nella giurisprudenza della Corte europea.

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Scroll To Top