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I diritti umani violati: uno sguardo alle sentenze della Corte europea

Ieri – 6 ottobre 2015 – la Corte europea dei diritti dell’uomo ha deliberato ben 21 sentenze (e 3 decisioni) e, in quelle, ha ripercorso tutti i principali diritti sanciti e protetti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

DIRITTI GAYSi è pronunciata sul diritto alla vita di nove carcerati turchi uccisi il 26 settembre 1999 durante la violenta repressione della ribellione scoppiata nella principale prigione di Ankara; a oltre quindici anni di distanza, la Turchia è stata dichiarata responsabile per quell’intervento militare per la violazione (anche) dell’articolo 2 della Convenzione europea (caso Kavaklıoğlu e altri c. Turchia). Ma di vita si parla anche nel caso del giovane coscritto turco morto in servizio per insufficienza epatica acuta senza che ricevesse cure mediche adeguate (caso Metin Gültekin e altri c. Turchia).

In tema di maltrattamenti sanzionati dall’articolo 3 CEDU, si intrecciano diverse storie con un medesimo epilogo giudiziale: il ladro bulgaro che è trattenuto in caserma e ne esce con abrasioni, contusioni e ferite (oltreché con una confessione firmata del proprio furto) (caso Stoykov c. Bulgaria), il cittadino russo condannato per frode e pestato dai compagni di cella mentre la guardia carceraria assisteva (Boris Ivanov c. Russia) oppure  l’ex ufficiale di polizia russo che, arrestato con l’accusa di possesso illegale di arma da fuoco e ricettazione, è stato costretto in una cella sovraffollata e sporca, senza privacy (Sergeyev c. Russia).

kwefkwNel campo dell’abeas corpus, la Germania esce indenne dalle accuse mossegli da una manifestante ambientalista che non aveva accolto di buon grado la sua detenzione in prossimità del passaggio di un convoglio ferroviario carico di scorie nucleari: la sua detenzione, a fini preventivi, è stata ratificata dal Giudice dei diritti umani e ritenuto compatibile (anche) con l’articolo 5 CEDU (caso Lecomte c. Germania).

Quanto al diritto ad un equo processo, esso è entrato in gioco sia nel caso di processi eccessivamente lunghi – come per una coppia che ha atteso 6 anni per poter divorziare (caso Stasik c. Polonia) – sia in quelli di mancata esecuzione di decisioni giurisdizionali da parte della pubblica amministrazione – il Comune polacco di Szczecin, pur condannato più volte, si ostinava a negare la vendita obbligata di un terreno al ricorrente (caso Żuk c. Polonia).

In tema di diritto di proprietà protetto dall’articolo 1 Prot. 1, ricorre il caso di due sorelle polacche che hanno perso il diritto all’indennizzo di esproprio perché avevano proposto la relativa domanda oltre i termini, sebbene tali termini fossero oggetto di un claudicante dibattito giurisprudenziale e, poco dopo il rigetto della loro domanda, la Suprema Corte polacca avesse avallato il termine più esteso; la Corte europea, tuttavia, non si è convinta che l’incertezza giuridica coinvolgesse un aspetto fondamentale della procedura, enfatizzando che comunque la Polonia si era dotata di un meccanismo interno di per armonizzare il diritto vivente. Perciò ha negato qualsiasi violazione della CEDU (caso Krasnodębska-Kazikowska e Łuniewska c. Polonia).

Nell’ambito del rispetto della vita privata e familiare, la Corte europea è giunta ad affermare il bilanciamento di interessi offerto dal Giudice tutelare polacco, nel separare la figlia dalla madre, non era stato proporzionato e necessario in una società democratica in ragione di fatti sopravvenuti – la madre aveva trovato un lavoro e migliorato le proprie condizioni di vita. E ciò, si badi, nonostante all’intervento della forza pubblica si fosse reso necessario dal fatto che durante un controllo la bambina era stata rinvenuta in condizioni gravissime: sporca, affamata e in lacrime mentre madre e nonna, ubriache, litigavano all’interno della loro casa, priva di acqua, luce e gas (caso N.P. c. Repubblica di Moldavia).

Infine, il Giudice europeo ha affermato il diritto all’istruzione nel caso di una famiglia albanese, residente in Grecia, sottoposta ad osservazione  e per lebbra sebbene, esami più puntuali, avessero poi rivelato che nessuno ne soffriva. Allora, per mesi, i loro figli di 7 e 11 anni sono stati esclusi ingiustamente dalla scuola pubblica greca: da qui la violazione dell’articolo 2 del Protocollo 1 alla Convenzione europea (caso Memlika c. Grecia).

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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