Home / Categorie Violazioni CEDU / Anche per l’Italia, la trasparenza che un processo deve avere

Anche per l’Italia, la trasparenza che un processo deve avere

Equo processo e trasparenza – Sentenza Lorenzetti v. Italia, 10 aprile 2012

La questione, oggetto della sentenza del 10 Aprile 2012, riguarda  la privazione, subita da  parte dell’imputato, il sig. Lorenzetti, della possibilità di poter partecipare ai suoi processi e la scelta del tribunale di seconda istanza di non procedere alla risoluzione del caso in audizione pubblica. L’Imputato, assolto dall’accusa che gli era stata addebitata, presenta ricorso alla Corte EDU per violazione del Diritto ad un equo processo(art 6).

IL CASO – Il ricorrente, è un cittadino italiano, nato a Siracusa. Il sig. Lorenzetti, medico di professione, che è stato arrestato (il 19 dicembre 2000) in base ai procedimenti avviati contro di lui con l’accusa di frode nei confronti dell’ospedale, dove lavorava. Nel medesimo giorno, il giudice istruttore di Siracusa (poi il “GIP”) con ordinanza predispone l’applicazione della misura di custodia, adducendo che pendevano sull’imputato ndr gravi indizi che provavano la sua colpevolezza (cinque episodi di frode e falso), oltre l’accusa di aver goduto dello stipendio da medico senza presentarsi in ospedale a prestare servizio. Tre giorni dopo, il ricorrente è stato rilasciato. L’11 gennaio 2002, il sig. Lorenzetti viene licenziato a causa del processo che lo vede imputato con l’accusa di frode e abuso d’ufficio. Il quale processo di primo grado si conclude con la sentenza del 20 giugno 2003, che lo condanna a scontare la pena di un anno di carcere, dichiarandolo innocente per 4 dei 5 casi di frode imputatogli e assolvendolo per il reato di abuso d’ufficio per mancanza dell’elemento del reato (il fatto non sussiste). Il medico siracusano – come di prassi – fa ricordo in Corte d’Appello. La quale Corte l’assolve con la sentenza del 21 dicembre 2004,nella quale si sottolinea, però, il comportamento “sospetto” tenuto dal medico,che è stato assente più volte senza un giustificato motivo.

Richiesta di risarcimento per una detenzione “ingiusta”

Il medico siracusano, che ha scontato tre giorni di detenzione in attesa del giudizio, richiede alla Corte d’Appello di Catania un risarcimento. Tale richiesta si basava sull’art 314 comma 1 del codice di procedura penale. La Corte, con ordinanza del 13 luglio 2007, respinge la sua domanda, sostenendo che con il suo comportamento, attraverso le sue varie ed inspiegabili assenze dal posto di lavoro, avesse contribuito a causare sospetti contro di lui e a giustificare il suo arresto e la sua detenzione per negligenza grave. Il ricorrente , prova l’ultimo tentativo, proponendo ricorso in Cassazione. Ma il 28 gennaio 2009, la Corte Suprema in camera di consiglio, allineandosi alla decisione presa dalla Corte di secondo grado, respinge il ricorso.

IL RICORRENTE – nel suo ricorso presentato alla Corte di Strasburgo lamenta la violazione da parte dello Stato Italiano dell’art 6 (diritto ad un equo processo ) con riferimento in particolare ai paragrafi 1 e 3 del suddetto articolo. Sostenendo che l’assenza di un udienza pubblica nel caso di specie non era stata giustificata, soprattutto perché la procedura in cassazione si svolge in privato.

IL GOVERNO –opponendosi alle tesi poste dell’attore, sostiene che la scelta di non procedere per audizioni pubbliche venne presa per evitare che la procedura subisse un sovraccarico e un incremento dei tempi d’attesa.

CORTE EDU –  La seconda sezione della Corte di Strasburgo, con la sentenza del 10 aprile 2012, ricorda che l’art 6 è uno strumento fondamentale per proteggere i concittadini contro la giustizia in segreto, senza controllo pubblico,oltre che un mezzo utilissimo per garantire il mantenimento della fiducia nei tribunali e negli organi giudiziari. Sostenendo, inoltre, che ogni procedimento deve tendere alla massima trasparenza, quindi ad un processo equo, che è un principio basico di ogni Stato democratico. Ma riconosce anche che il suddetto articolo non preclude ai giudici, date le peculiarità del caso sottoposto al loro giudizio, di derogare a questo principio,predisponendo l’esclusione della stampa ed impedendo l’accesso al pubblico durante tutto o parte del processo in forza di un interesse morale,di tutela dell’ordine pubblico o di sicurezza nazionale in una società democratica, dove gli interessi dei minori o della protezione della vita privata delle parti in causa, o nella misura giudicata strettamente necessaria dal tribunale, quando in circostanze speciali la pubblicità possa pregiudicare l’ interessi della giustizia.

Infine la Corte osserva, però, che questo caso riguarda essenzialmente un processo e come tale il diritto di esprimersi in tribunale ai sensi dell’articolo 6 § 1 e quindi che l’udienze svolte nel caso di specie si sarebbero dovute svolgere , come accade normalmente, in udienza pubblica.

Per questi motivi, la corte all’unanimità dichiara il ricorso ricevibile per quanto riguarda la denuncia ai sensi dell’articolo 6 § 1, a causa dell’impossibilità per il ricorrente di tenere un’audizione pubblica davanti al tribunale competente di appello, riconoscendo la violazione dell’articolo 6 § 1; predispone il versamento dello Stato convenuto  della somma di 2 500 euro; Rigetta in fine la domanda di equa soddisfazione.

Questa sentenza arricchisce di contenuto e ci esamina ulteriori sfaccettature del tanto amato e odiato Diritto ad un equo processo, intendendolo anche come un vincolo a cui lo stato deve essere sempre attento nella sua azione, proprio perché è uno strumento prezioso per garantire un alto livello di fiducia negli organi giudiziari di uno Stato da parte dei suoi concittadini ed essenziale nel mantenimento della coesione sociale di un paese.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Lorenzetti v. Italia, 10 aprile 2012

Altro articolo sullo stesso argomento è reperibile qui: Italia: forse una finestra sul processo a porte chiuse?

 

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Scroll To Top