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Italia: forse una finestra sul processo a porte chiuse?

Giusto processo –  Sentenza Lorenzetti c. Italie, 10 aprile 2012

IL CASO – Questa è una vicenda tutta italiana, che nasce dall’arresto di un medico professionista residente a Siracusa il 19 dicembre 2000. Il Sig. Lorenzetti si trova coinvolto in un procedimento a suo carico per frode a spese dell’ospedale dove prestava servizio. I gravi indizi di colpevolezza che  porteranno il giudice istruttore a richedere la custodia cautelare si sostanziano in arbitrarie ed ingiustificate assenze dal posto di lavoro. Il giorno 22 dello stesso mese viene rilasciato. Il processo presso il tribunale di Siracusa consta di ben cinque casi di frode, ma uno solo porterà alla  condanna il 20 giugno 2003 ad un anno.

Il Lorenzetti viene poi assolo nel 2004 il Corte d’Appello anche per il sol caso di frode perché il fatto non sussiste, la sentenza diventerà definitiva il 17 maggio 2005. Non contento il dottor Lorenzetti nel 2006 chiede alla Corte d’Appello di Catania un risarcimento per la detenzione in attesa di giudizio. Il fondamento di tale richiesta trova riscontro nell’art 314.1 del Coodice di Procedura Penale, che prevede un risarcimento per la detenzione preventiva nel momento in cui i fatti addebitati non si verificano o non costituiscono reato. Con ordinanza 13 luglio 2007 detta Corte ribadisce che le inspiegabili assenze sul lavoro avevano contribuito ad alimentare sospetti sul Sig. Lorenzetti e portato di conseguenza al suo arresto, e respinge dunque la domanda di risarcimento.

Arriva il 28 gennaio 2009 la sentenza della Corte di Cassazione che non modifica, anzi suffraga, la decisione della Corte d’Appello.

CORTE EDUIn questa sede il Lorenzetti invoca l’art 6.1 nella parte in cui prevede il diritto di esser sufficientemente ascoltato dal tribunale, il quale si esprime con sentenza che sarà poi resa pubblica, ed in particolare l’accesso al tribunale, il quale può essere escluso al pubblico o alla stampa nell’interesse della morale, dell’ordine pubblico o di sicurezza nazionale. In sintesi lamenta la mancanza di pubblicità del procedimento dinnanzi ai tribunali competenti.

La Corte ricorda che la Convenzione protegge i contendenti contro la giustizia in segreto, in ogni caso ritiene opportuno valutare alla luce delle peculiarità del caso in questione ovvero a seconda dello scopo e oggetto dell’art 6.1 e la forma di pubblicità prevista dallo Stato italiano.
La Corte in oltre ritiene che gli obblighi informativi imposti dall’articolo 6.1 sono stati soddisfatti.
Per quanto riguarda  invece la presunta violazione dell’art.6.2, relativa al fatto che i giudici italiani hanno ignorato la presunzione d’innocenza ricollegandola alla presenza di fondati sospetti in capo al Lorenzetti, detta Corte decreta che né l’art 6.2 né alcun’altra disposizione  della Convenzione dà diritto al risarcimento per la detenzione regolare in attesa di giudizio.

La Corte dunque ai sensi dell’art.41 della convenzione, alla luce della giurisprudenza, stabilisce che data la violazione dell’art 6.1 CEDU il Lorenzetti ha diritto al rimborso dei costi e delle spese ragionevole, che si sostanzia nella somma di 2500 euro -a fronte dei 30 0000 richiesti-.
La causa della violazione si basa sull’impossibilità per il ricorrente di esser presente ad una pubblica audizione presso il tribunale d’Appello, questa decisione aprirà forse una finestra sul poco chiaro sistema del processo a porte chiuse.

La sentenza è reperibile in originale qui: Sentenza Lorenzetti c. Italie del 10 aprile 2012.

Altro articolo sullo stesso argomento è reperibile qui: Anche per l’Italia, la trasparenza che un processo deve avere.

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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