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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 21/07/2015

Corte europea dei diritti dell'Uomo 6 - La Press room

Ben 23 casi sono stati decisi oggi dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. In due vicende l’Italia è stata chiamata a rispondere delle violazioni dei diritti umani: nel caso Olivari c. Italia il Bel Paese è stato richiamato perché non prevede né il riconoscimento né la protezione delle coppie omosessuali, le quali formano una vita familiare degna di tutela ai sensi della Convenzione europea; nel caso Schipani e altri c. Italia è valsa la condanna la dimenticanza (sintomo di arbirarietà del giudizio) della Corte di Cassazione italiana che, in una pronuncia, ha omesso di motivare le ragioni per cui non ha interpellato pregiudizialmente la Corte di Giustizia dell’Unione Europea nell’interpretare il diritto comunitario, e ciò nonostante fosse stato espressamente richiesto dai ricorrenti.

Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
A.H. e J.K. c. Cipro41903/10, 41911/103I ricorrenti sono 17 richiedenti asilo di origini curde i quali, giunti a Cipro quasi tutti illegalmente, hanno viste respinte o archiviate le proprie domande d’asilo e sono stati poi espulsi alla volta della Siria.
Tutti avevano chiesto rifugio politico in ragione delle discriminazione operate dal Governo siriano verso la comunità curda e della loro appartenenza ad partito politico Kurdish Yekiti.
La Corte europea era intervenuta cautelarmente facendo divieto a Cipro di espellerli, in attesa della conclusione del procedimento. Successivamente, tale divieto era stato revocato per alcuni dei ricorrenti (quelli del caso H.S. e altri c. Cipro e del caso K.F. c. Cipro), i quali sono stati tutti espulsi verso la Siria.
I ricorrenti lamentano davanti alla Corte europea tutti che l’espulsione verso la Siria è stata (per quelli espulsi) o potrebbe essere (per gli altri) contraria ai diritti umani, esponendoli al rischio di subire trattamenti inumani e degradanti o tortura da parte delle Autorità siriane; inoltre, essi non avrebbero avuto a Cipro alcun mezzo giuridico effettivo per evitare la loro espulsione.
Inoltre, tutti i ricorrenti espulsi sostengono la violazione del divieto di espulsione collettive.
Alcuni ricorrenti hanno denunciato anche di essere stati detenuti illegittimamente, nelle more dell’espulsione, e senza possibilità di contestare tale regime detentivo in Cipro.
Articolo 3
Articolo 5
Articolo 13
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 - Recensioni di legalità della detenzione)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione, articolo 5-1-f - Espulsione)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione, articolo 5-1-f - Espulsione)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione, articolo 5-1-f - Espulsione)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-2 - Informazioni sui motivi dell'arresto; informazioni tempestive)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-2 - Informazioni sui motivi dell'arresto; informazioni tempestive)
Nessuna violazione dell'articolo 4 del Protocollo n ° 4 - Divieto di espulsioni collettive degli stranieri - { generale } (articolo 4 del Protocollo n ° 4 - Divieto di espulsioni collettive di stranieri)
H.S. e altri c. Cipro41753/10, 41786/10, 41793/10, 41794/10, 41796/10,
41799/10, 41807/10, 41811/10, 41812/10, 41815/10, 41820/10, 41824/10, 41919/10,
41921/10
2[come sopra]Articolo 3
Articolo 5
Articolo 13
Articolo 3 Prot. 4
Resto irricevibile
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 - Speditezza del riesame)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - Privazione della libertà; arresto o detenzione; Procedura prevista dalla legge; Articolo 5-1-f - Espulsione)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione, articolo 5-1-f - Espulsione)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione, articolo 5-1-f - Espulsione) (Siria)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-2 - Informazioni sui motivi dell'arresto)
Nessuna violazione dell'articolo 4 del Protocollo n ° 4 - Divieto di espulsioni collettive degli stranieri - {generale}
K.F. c. Cipro41858/102[come sopra]Articolo 3
Articolo 5
Articolo 13
Cancellato dalla ruolo (articolo 37-1-c – Continuazione dell’esame non giustificata)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 - Speditezza del riesame)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - Privazione della libertà; arresto o detenzione; Procedura prevista dalla legge; Articolo 5-1-f - Espulsione)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione, articolo 5-1-f - Espulsione)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-2 - Informazioni sui motivi dell'arresto)
Nessuna violazione dell'articolo 4 del Protocollo n ° 4 - Divieto di espulsioni collettive degli stranieri - {generale}
Danno non patrimoniale - aggiudicazione
Satakunnan Markkinapörssi Oy e Satamedia Oy c. Finlandia931/132Satakunnan Markkinapörssi Oy e Satamedia Oy sono due società finlandesi editrici della rivista Veropörss che tratta tematiche fiscali.
Nel 2003 la società Satamedia Oy ha avviato un servizio sms con cui chiedere informazioni sul sistema fiscale; tale servizio era basato su una banca dati formata con dati pubblicati dal giornale Veropörss nel 2002 e raccolti tra oltre un terzo della popolazione finlandese.
Nel 2004 il Garante per la Privacy ha avviato un procedimento sanzionatorio contro tale servizio per violazione della disciplina del trattamento dei dati personali che si è concluso nel 2009 davanti alla Corte suprema finlandese: essa ha ritenuto che il servizio non aveva funzione giornalistica e perciò faceva un uso illegale dei dati personali raccolti.
Oggi le società ricorrente lamentano davanti alla Corte europea di essere stati vittime di censura e discriminazione: infatti il servizio sms costituiva per loro una forma di informazione giornalistica e tale servizio era offerto, e continua ad esserlo, anche da altri operatori del settore; infine, contestano l’eccessiva durata del procedimento amministrativo svoltosi in Finlandia perché durato 6 anni e 6 mesi.
Articolo 3
Articolo 5
Articolo 13
Resto irricevibile
Nessuna violazione dell’Articolo 10 - Libertà di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Libertà di espressione; Libertà di comunicare informazioni)
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento amministrativo; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Danno patrimoniale - domanda respinta (articolo 41 – Danno patrimoniale; Equa soddisfazione)
G.S. c. Georgia2361/132G.S. è una cittadina ucraina, separata dal compagno e con un figlio. Nel 2006 il compagno ha portato il figlio di sei anni, col consenso della madre, in Russia per le vacanze. Ad agosto, tuttavia, anziché riportarlo dalla madre in Ucraina, lo ha affidato ai suoi familiari (zio e nonno) in Georgia, vedendolo occasionalmente perché lavorava in Russia.
Vani sono stati i tentativi della madre di ottenere il ritorno di suoi figlio: sebbene il Giudice ucraino, competente secondo la Convenzione dell’Aia, avesse disposto l’immediato rientro del minore, questo è stato negato dalla Corte suprema georgiana: la sua decisione, preceduta da due sentenze di segno opposto, del Tribunale cittadino di Tsibilisi e della Corte d’Appello, si è basata su alcune relazioni mediche che avrebbero comprovato il rischio di un ritorno in Ucraina per la psiche del minore.
Oggi la Sig.ra G.S. accusa le Autorità georgiane di aver compromesso indebitamente e con un processo eccessivamente lungo la relazione familiare fra lei e suo figlio.
Articolo 8Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 - obblighi positivi; Articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare)
Danno patrimoniale - aggiudicazione
Danno non patrimoniale - aggiudicazione
Galambos c. Ungheria13312/123Lajos Galambos è un ex generale ungherese che, ultrasessantenne, è stato condannato a 2 anni e 10 mesi di reclusione per spionaggio.
In attesa del verdetto di condanna, egli è stato privato della libertà personale per quasi due anni: prima detenuto in carcere per 9 mesi, poi sottoposto agli arresti domiciliari per un anno.
Oggi il Sig. Galambos denuncia in Corte europea che le misure interdittive sarebbero stata rinnovate senza valide giustificazioni, nonostante la sua ferma opposizione, e sulla base di istanze del Pubblico Ministero che né lui né il suo difensore avrebbero potuto consultare.
Articolo 5Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-3 - Lunghezza di custodia cautelare)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 - Garanzie procedurali di revisione; Controllo di legalità della detenzione)
Oliari e altri c. Italia18766/11, 36030/112I ricorrenti sono tre coppie omosessuali italiane che si sono scontrate con l’impossibilità, in Italia, di sposarsi o comunque essere legalmente riconosciute. Sul punto si era espressa anche la Corte costituzionale nel 2010, dichiarando inammissibile la questione di illegittimità costituzionale sollevata davanti ad essa dalla prima coppia di ricorrente.
Oggi la Corte europea ha accertato ha accertato il fallimento dell'Italia nel garantire riconoscimento e protezione alle coppie omosessuali (§ 185 della sentenza) che, come affermato nella giurisprudenza Schalk e Kopf, formano fra loro una vita familiare protetta dalla Convenzione europea.
Diversamente, la Corte ha ritenuto che, nonostante 12 paesi europei riconoscano il matrimonio fra omosessuali, non esista (ancora) un obbligo internazionale di prevedere il matrimonio tra persone dello stesso sesso (§ 192 della sentenza).
Articolo 8
Articolo 12
Articolo 14
Resto irricevibile
Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 - obblighi positivi; Articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare, il rispetto della vita privata)
Danno patrimoniale - domanda respinta (articolo 41 - pecuniario danno
Equa soddisfazione)
Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - il danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Schipani e altri c. Italia38369/092I ricorrenti sono 15 medici italiani che hanno svolto gratuitamente la specializzazione medica prima del 1991, data in cui l’Italia ha recepito due direttive comunitarie e previsto la retribuzione degli specializzanti. Tuttavia l’Italia è stata a lungo inadempiente nella trasposizione di tale normativa comunitaria all’interno del nostro ordinamento, giacché essa doveva avvenire entro e non oltre il 31 dicembre 1982: per tale ragione i ricorrenti avevano contestato l’inerzia dello Stato italiano e chiestone la condanna per ottenere il risarcimento delle retribuzioni mancate.
I Giudici italiani hanno però rigettato le richieste dei medici: da un lato essi non avrebbero dimostrato di aver avuto i requisiti previsti dalle direttive europee, dall’altro non avrebbero formulato una specifica richiesta di risarcimento. Inoltre, la Corte di Cassazione, in ultimo grado, non avrebbe fornito alcuna risposta in sentenza alla richiesta dei ricorrenti di interpellare pregiudizialmente la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, giudice dell’interpretazione della normativa comunitaria.
La Corte europea ha quest’oggi dichiarato la violazione dell’equo processo perché la Corte di Cassazione, immotivatamente, non avrebbe sollevato la questione pregiudiziale alla CGUE; diversamente, le doglianze relative al procedimento nel complesso sono state dichiarate irricevibili.
Articolo 6Resto irricevibile
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - Processo equo)
Danno patrimoniale - domanda respinta
Danno non patrimoniale - aggiudicazione
Meimanis c. Lettonia70597/112Mairis Meimanis è un ufficiale della divisione crimini economici della polizia di Riga attualmente sotto processo per tentata corruzione. La prova regina di tale reato è stata una registrazione telefonica, che il Sig. Menimanis ha denunciato, fin dalla sua comparazione in giudizio, come contraria ai suoi diritti. In particolare, tale registrazione sarebbe stata eseguita senza la preventiva autorizzazione di un giudice terzo e imparziale, necessitando per legge soltanto della comunicazione al pubblico ministero entro le 24 ore successive, e non sarebbe stata contestabile, poiché qualunque istanza sarebbe stata esaminata dallo stesso pubblico ministero. Il Sig. Minimanis ha portato le proprie doglianze anche davanti alla Corte costituzionale lettone, senza ottenere però una udienza pubblica.
Oggi il ricorrente denuncia in Corte europea l’ingiustizia di quella registrazione telefonica, pur se svolta a norma della legislazione lettone ma comunque in violazione del suoi diritto al rispetto della vita privata e familiare, l’impossibilità di contestarla con un rimedio efficace ed effettivo e infine la violazione del principio di pubblicità delle udienze da parte della Corte costituzionale lettone.
Articolo 6
Articolo 8
Articolo 13
Resto irricevibile (articolo 35-3 - manifestamente infondato; ratione personae)
Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8-1 - Rispetto per corrispondenza; il rispetto della vita privata)
Nessuna violazione di Articolo 13 - Diritto ad un ricorso effettivo (Articolo 13 - ricorso effettivo)
Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Nassr Allah c. Lettonia66166/133Aladdin Nassr Allah è un rifugiato siriano che ha attraversato il confine russo-lettone a piedi ed è stato poi arrestato dalla polizia della Lettonia. Dal 7 maggio 2013 al 7 ottobre 2013 è stato sottoposto a detenzione, in attesa dell’esame della sua domanda di asilo che si concluderà col rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo di un anno. Ogni due mesi la sua detenzione era ulteriormente prorogata.
Oggi il Sig. Nassr Allah contesta davanti alla Corte europea l’illegalità della sua detenzione, poiché non vi erano elementi che deponessero per un rischio di fuga o comunque di ostacolo alla procedura di asilo, l’impossibilità di contestarla efficacemente in sede di appello e infine di essere stato detenuto per tre giorni anche dopo il rilascio del permesso di soggiorno.
Articolo 5Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1-f - Espulsione) (Siria)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 - Speditezza di recensione)
Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 - Controllo di legalità della detenzione)
R.S. c. Polonia 63777/092R.S. è un padre polacco, residente in Svizzera, separato dai figli che vivono con la ex-moglie in Polonia.
Nel procedimento di divorzio, l’affidamento dei figli è stato riconosciuto alla madre, mentre è stato fatto salvo il diritto di lui di visita. Tuttavia, nell’attesa del divorzio, la madre ha portato i figli in Polonia per le vacanze, col consenso del padre, ma non ha fatto più ritorno. I Giudici polacchi, alla richiesta del padre di disporre il ritorno dei figli nel luogo di residenza abituale, cioè in Svizzera, hanno risposto negativamente: da un lato lui avrebbe prestato il consenso al trasferimento in Polonia, dall’altro la madre avrebbe il diritto di affidamento sui figli.
Oggi il Sig. R.S. contesta in Corte europea l’errata interpretazione ed applicazione della Convenzione dell’Aia sulla sottrazione internazionale di minori da parte dei magistrati polacchi.
Articolo 8Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 - obblighi positivi; Articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare)
Danno patrimoniale - aggiudicazione
Danno non patrimoniale - aggiudicazione
Donprut S.r.l. c. Repubblica di Moldavia45504/092La Donprut S.r.l. è una società di taxi corrente a Chişinău.
Nel dicembre 2007 è stata revocata alla società la licenza per il servizio taxi perché non aveva denunciato alcune nuove vetture entro il termine previsto dalla legge di 10 giorni. Ne nacque un procedimento giudiziario, nel quale la società sosteneva che fosse impossibile registrare in termini così brevi le nuove auto e che la revoca della licenza fosse una sanzione sproporzionata rispetto alle mere irregolarità amministrative commesse. Nonostante una pronuncia in suo favore in grado di appello, la società risulterà infine soccombente.
Oggi la Donprut S.r.l. contesta la violazione del proprio diritto di proprietà in conseguenza della revoca della licenza e che l’impugnativa promossa dall’Autorità moldava contro la sentenza d’appello - che dava ragione alla società - è stata promossa oltre ai termini tassativi previsti dalla legge.
Articolo 6
Articolo 1 Prot. 1
Resto irricevibile
Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Protezione della proprietà (Art. 1, comma 2 del Protocollo n ° 1 - Controllo dell'uso della proprietà)
Neagoe c. Romania23319/083La vicenda trae origine dall’imputazione per omicidio colposo del signor Neagoe; questi direttore di una società commerciale rumena, venne condannato in primo grado a quattro anni di carcere perché accusato, come soggetto apicale, di non aver verificato gli standard di sicurezza delle relative attività svolte dai dipendenti. Nel 2004, infatti, un camion della compagnia, che trasportava per conto della società materiale altamente infiammabile, prese fuoco a causa di un incidente causando la morte di diciotto persone e il ferimento di tredici uomini.
La sentenza è stata ribaltata in secondo grado, perché il Giudice ritenne che fatti scaturenti fossero da attribuire a cause accidentali.
Il pubblico ministero e le parti civili proposero ricorso in Cassazione.
Il ricorrente, oggi denuncia in Corte Edu un processo ingiusto, in quanto, la sentenza dell’ultimo grado di giudizio, in realtà, è stata preceduta da una comunicazione attraverso la quale, il magistrato preannunciava gli esiti della sentenza stessa: per tali motivi il Sig. Neagoe sostiene la violazione del suo diritto alla presunzione di innocenza.
Articolo 6Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale, articolo 6-2 - Presunzione di innocenza)
Grujović c. Serbia25381/123Il signor Grujović, è costretto a ritornare in Serbia (suo paese di origine) a causa di alcuni reati che egli avrebbe commesso in Austria.
Una volta rientrato a Belgrado, viene disposta per lui la detenzione preveniva, nel luglio del 2007, perché accusato del reato di omicidio aggravato, uso non autorizzato del veicolo di un’altra persona.
Egli lamenta in Corte Edu l’estensione ingiustificata della detenzione preventiva intervenuta ogni due mesi, dalla prima.
Solo nel 2014 il Giudice serbo irroga una pena di 20 anni per i rati a lui ascritti. Il giudice di Appello ha poi annullato la sentenza di primo grado, disponendo anche l’apertura di un nuovo processo a carico del ricorrente, decidendo per lui la detenzione continuata.
Il ricorrente denuncia oggi la violazione dell’art. 6 CEDU (diritto ad un equo processo entro un termine ragionevole), dell’art.5 CEDU (diritto alla libertà e alla sicurezza); lamenta ex art.34 CEDU (diritto al ricorso individuale) perché le autorità, aprendo la sua corrispondenza e consegnandola in ritardo non hanno garantito tali diritti.
Articolo 5
Articolo 6
Articolo 34
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-3 - Durata della custodia cautelare)
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Nessuna violazione dell'articolo 34 - Ricorsi individuali (articolo 34 - ostacolare l'esercizio del diritto di petizione)
Frisancho Perea c. Slovacchia383/133Il signor Perea di origini periviane vive attualmente in Meryland, paese in cui ha vissuto per otto anni con i suoi due figli e la rispettiva madre, sino al 2010, anno in cui quest’ultima decide di ritornare in Slovacchia con i figli (paese di nascita) e avvisare il marito una volta in Europa.
Perea invocando la Convenzione dell’Aia sulla sottrazione internazionale dei minori, al Tribunale di Bratislava, che nel 2011 si pronuncia con sentenza irrevocabile circa il ritorno dei figli negli Stati Uniti. Tuttavia l’ordine esecutivo del rimpatrio viene annullato in Appello, e posto sotto la competenza dei tribunali ordinari.
La Signora A. nel frattempo si trasferisce in Ungheria con i figli: da quel momento i tribunali slovacchi perdono la giurisdizione e per questi motivi il riesame del caso diviene improcedibile e il ricorso innanzi alla Corte Costituzionale -successivamente proposto dal ricorrente - dichiarato inammissibile nel 2013.
Oggi il Sig. Perea denuncia a Strasburgo la violazione dell’art.6 (diritto ad un equo processo), dell’art.8 CEDU (diritto al rispetto della vita familiare) e dell’art. 13 CEDU (diritto ad un ricorso effettivo).
Articolo 6
Articolo 8
Articolo 13
Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare)
Zachar e Čierny c. Slovacchia29376/12, 29384/123Due ricorrenti slovacchi vengono arrestati per consumo e confezionamento di droga nel 2009, per loro viene disposta la custodia cautelare. Nel 2010 il Tribunale riqualifica le accuse e li condanna per lo stesso reato, ma con le aggravanti. Martin Zachar e Tibor Čierny dichiarano, in udienza, di aver affrontato un interrogatorio fazioso e manipolativo da parte dei poliziotti: questi ultimi avrebbero minimizzato circa la gravità dei reti commessi, privandoli, di fatto, dell’assistenza legale che in quel caso era obbligatoria.
I ricorrenti invocano oggi a Strasburgo il diritto ad un processo equo ex art.6 §1 in combinato disposto con il §3 del medesimo articolo.
Articolo 6Violazione dell'articolo 6 + 6-3-c - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale, articolo 6-1 - Processo equo) (Articolo 6 - Diritto a un equo processo, articolo 6-3-c - Difesa attraverso assistenza legale)
Abdullatif Arslan e Zerife Arslan c. Turchia40862/083I genitori di Erdal Aslan propongono oggi ricorso in Corte Edu per la sua morte.
Erdal Aslan, nonostante la psicosi acuta accertata dai medici, viene reclutato ugualmente nelle forze armate turche. L’11 ottobre del 2011 vengono disposti gli arresti all’interno del campo militare per uso di stupefacenti. Lo stesso giorno viene trasportato d’urgenza all’ospedale a causa di una ferita da arma da fuoco. Per il procuratore militare di prima istanza si era trattato di un suicidio, ma due mesi dopo avvia un procedimento penale nei confronti del superiore di Alsan, individuando altri due imputati. I tre militari sono stati infine condannati e per essi è stata disposta la sospensione condizionale della pena detentiva pari a 25 giorni.
I ricorrenti invocano il diritto alla vita così come tutelato dall’art.2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo a causa delle indagini inadeguate e farraginose delle autorità turche.
Articolo 2Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2 - obblighi positivi) (aspetto procedurale)
Akarsubaşı c. Turchia70396/113Mehmet Akarsubaşı è un cittadino turco e il suo ricorso alla Corte europea riguarda una multa ricevuta per aver partecipato ad una manifestazione, organizzata dal sindacato rappresentate i lavoratori nel campo dell’istruzione, in favore della costruzione di un asilo nido. Il ricorrente è stato multato per aver partecipato alla conferenza stampa tenutasi durante la protesta.
Davanti la Corte invoca la violazione dell’articolo 11 (libertà di riunione e di associazione).
Articolo 11Violazione dell'articolo 11 - Libertà di riunione e di associazione (articolo 11-1 - Libertà di riunione pacifica)
Cingilli Holding A.Ş. c. Turchia31833/063Il caso riguarda il trasferimento e la successiva vendita di Demirbank nel 2000, all’epoca la banca più grande della Turchia; i ricorrenti sono una società turca, Cıngıllı Holding A.Ş e il suo maggior azionista. I ricorrenti lamentano che il prolungato fallimento delle autorità turche nel rispettare le sentenze riguardanti l’annullamento del trasferimento di Demirbank al Fondo e la successiva vendita della banca ha violato i loro diritti ai sensi dell’articolo 6 (diritto ad un equo processo) e dell’articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della proprietà).Articolo 6
Articolo 1 Prot. 1
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - procedimento di esecuzione; Articolo 6-1 - Accesso al tribunale)
Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Protezione della proprietà (articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 -. Rispetto dei beni)
Reisner c. Turchia46815/092Il ricorrente è Michael Reisner, cittadino tedesco, anche lui azionista di Demirbank [vedi il caso Cingilli Holding A.Ş. e Cıngıllıoğlu c. Turchia]. Egli lamenta ai sensi dell’articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della proprietà), che è stato illegalmente privato delle sue azioni in Demirbank e che non ha potuto ricevere alcun compenso per la perdita delle stesse. Lamenta inoltre che, per quanto riguarda la terza serie di procedimenti, gli è stato negato l’accesso alla giustizia, essendo il suo caso stato respinto perché presentato alla scadenza dei termini utili, in violazione dell’articolo 6 (diritto di accesso ad un tribunale).Articolo 6Resto irricevibile
Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Protezione della proprietà (articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 - rispetto dei beni; Articolo 1, comma 2 del Protocollo n ° 1 - Controllo dell'uso della proprietà)
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento amministrativo
Articolo 6-1 - l'accesso alla giustizia)
Riserva sull’equa soddisfazione
Deryan c. Turchia41721/043Armen Deryan è un cittadino greco e il suo caso riguarda una serie di procedimenti civili intentati contro di lui per il recupero di alcuni beni che aveva ereditato e che non erano stati pagati dall’acquirente. Invocando l’articolo 6 (diritto ad un equo processo), il sig Deryan lamenta: che il tribunale turco, nel procedimento di recupero, ha rifiutato di ascoltare i due testimoni che aveva proposto; che il giudice gli ha ordinato di pagare gli interessi sul debito, anche se il ricorrente non aveva fatto una richiesta in tal senso; e che il tribunale aveva accettato di esaminare il caso, anche se la richiesta era stata presentata al di fuori del termine di legge. Inoltre invoca l’articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della proprietà).Articolo 6
Articolo 1 Prot. 1
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - Processo equo)
Zafer Öztürk c. Turchia25774/093Zafer Öztürk è un cittadino turco e il suo caso riguarda la morte della moglie dopo aver subito un intervento per la rimozione di un fibroma uterino, a seguito della negligenza del medico che l’ha operata, così come constatato dalla perizia medica richiesta dal consiglio ospedaliero. La prima condanna del medico è stata poi annullata per sopravvenuta prescrizione ed ora il signor Öztürk afferma che le circostanze della morte di sua moglie hanno comportato una violazione della Convenzione; egli ritiene che il procedimento avviato nei confronti del medico che aveva operato la moglie non può essere considerato giusto, a causa dell’intervenuta prescrizione. Infine, lamenta la lunghezza dei procedimenti avviati dinanzi ai giudici nazionali.Articolo 2Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2 - obblighi positivi) (aspetto procedurale)
Ripetitive cases e/o casi di eccessiva durata di procedimenti
Ljajić c. Serbia58385/133Violazione_dell'articolo_6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - procedimento di esecuzione; Articolo 6-1 - Accesso al tribunale)
Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Protezione della proprietà (articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 -. Rispetto dei beni)

Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data Martedì 21 luglio 2015, per ciascuna si è riproposto:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • N.ricorso  : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte I.L.  : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione  : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum  : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo  : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.

Le fonti delle informazioni riportate sono tutte ufficiali e consultabili in inglese/francese sui siti ufficiali della Corte europea: http://www.echr.coe.int/ECHR/Homepage_ENhttp://hudoc.echr.coe.int .

I casi ripetitivi e quelli di eccessiva durata di procedimenti non sono approfonditi perché marginali nella giurisprudenza della Corte europea.

 

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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