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What do you mean when you say rich?

Dalla Carta Europea per la Responsabilità Sociale dell’Impresa alla Standard Ethics AEI

Una breve riflessione sul quel concetto di ricchezza che ha portato al declassamento dell’Italia e nuove soluzioni

Cari lettori vi porgo due domande:  1. Cosa vi viene in mente quando sentite la parola ricchezza? 2. Ma cosa significa nel profondo per voi la parola ricchezza? Che alla prima tutti, o per lo meno la maggior parte (o per lo meno io), abbiano visto la S del dollaro o una villa gigantesca con piscina o ancora un elicottero privato, non lo metto in dubbio. Ma che alla seconda qualche dubbio in più sia sorto, ne sono altrettanto certa. Fermatevi pure. Pensateci. Eggià quello strano organo che ancora non siamo stati in grado di conoscere tutto e che comunemente di chiama cervello ci permette di farlo, anche molto bene. È possibile che anche le istituzioni economiche e sociali si siano accorti dell’esigenze di un ripensamento sul concetto di ricchezza? Andando ancora avanti a PIL e 7 e 30 si rischia di affondare!

In una celebre intervista alla domanda <sei ricco?>, il cantante Bob Marley risponde: <what do you mean when you say rich?> E la domanda che formulo adesso io è: la ricchezza è condizione soggettiva o oggettiva?

Per il cantante reggae più famoso di tutti i tempi la ricchezza era la sua vita.
Mentre nella concezione più diffusa il concetto di ricchezza rimanda necessariamente all’ammontare di cose materiali: di fatti la definizione del dizionario parla di ‘grande disponibilità’; ’insieme di beni posseduti da persona ricca’; ‘riferito a territorio o nazione, ampia disponibilità di prodotti, risorse o altri elementi materiali’.  Solo in ultimo giunge invece una concezione più personale della ricchezza, come risultato di un giudizio di valore soggettivo, che non produce profitto materiale, ma nasce da volontà propria di voler riconoscere una certa importanza.

D’altro canto che la parola ricchezza rimandi dapprima a una montagna di soldi, rievocativa di quella di zio Paperone, piuttosto che ad un uomo saggio che vive in coerenza con i propri principi morali di solidarietà, non ci voleva il dizionario a dirlo. Il problema è se la ricchezza materiale, ovvero la condizione oggettivamente valutabile alla stregua di criteri economici, diventi criterio unico e ineliminabile di qualsiasi situazione: allora per esempio un oggetto consiste nel suo prezzo; un soggetto nella sua dichiarazione dei redditi ed uno stato solo nel valore del suo PIL.  Tutto diventa prezzo e chi non ce l’ha? Si crea, i numeri sono infiniti!

Come sosteneva un dei più grandi economisti della nostra storia, Adam Smith, in ‘La ricchezza delle Nazioni’ il prezzo può essere di due tipi: naturale e effettivo; dove il prezzo effettivo, ovvero quello che giunge nel mercato è regolato dal rapporto tra offerta e domanda di coloro che sono disposti a pagare (ovvero è il prezzo che nasce dalle normali vicende di mercato, di gioco domanda-offerta) che non corrispondono necessariamente alle condizioni reali di quel bene; condizione che in astratto è ben raffigurabile dal  prezzo naturale. Fino a qui niente di nuovo, dinamiche oramai stabili nella nostra società.
Ma è lo stesso economista a indicare la voce ultima del prezzo, quella alla base, in assenza della quale nessun bene potrebbe considerarsi ricchezza: la forza lavoro. Smith  afferma che mentre i minerali o qualsiasi altra merce cambia valore al susseguirsi di epoche, al contrario, per Smith, il valore del lavoro per il lavoratore è tendenzialmente lo stesso in ogni tempo e luogo, perché uguale valore per il lavoratore hanno i beni che egli deve sacrificare per compierlo. Ma nonostante ciò il suo valore non è di solito stimato, poiché difficile accertare il rapporto tra due diverse quantità di lavoro.

Carta Europea sulla Responsabilità Sociale delle Imprese

È proprio in un ottica di cambiamento, di promozione a nuovi modelli di sviluppo preoccupati del valore del lavoro che viene introdotta la Carta Europea sulla Responsabilità Sociale delle Imprese.

‘Il concetto di responsabilità sociale delle imprese significa essenzialmente che esse
decidono di propria iniziativa di contribuire a migliorare la società e rendere più
pulito l’ambiente. Nel momento in cui l’Unione europea si sforza di identificare
valori comuni adottando una Carta dei diritti fondamentali, un numero sempre
maggiore di imprese riconosce in modo sempre più chiaro la propria responsabilità e
la considera come una delle componenti della propria identità. Tale responsabilità si
esprime nei confronti dei dipendenti e, più in generale, di tutte le parti interessate
all’attività dell’impresa ma che possono a loro volta influire sulla sua riuscita’

La definizione proveniente dal libro Verde, adottato dalla Commissione Europea nel 2001, sottolinea necessità di mutare la strategia di impresa, dove alle esigenze di profitto devono essere aggiunte delle nuove che abbiano come obbiettivo la sostenibilità sociale ed ecologica: un lavoro dell’impresa e nell’impresa diverso e finalmente attento a istanze sociali e ecologiche nelle operazioni commerciali e nei rapporti con le parti interessate dopo aver riscontrato gli effetti indesiderati della propria azione sulla società.

Le modalità attraverso cui farlo sono diverse: ad esempio facendo di meno di quanto richiesto dagli stakeholder. Teoria abbastanza diffusa fin dagli anni 80, quando Freeman ne diede interpretazione all’interno della sua opera ‘Strategic Management: a Stakeolder Approach’, secondo cui gli stakeholder sono portatori di interessi rilevanti sull’impresa ma che non hanno potere diretto sui processi e sui profitti. Ed è proprio di queste esigenze non direttamente rappresentate che si dovrebbero fare carico i soggetti decisionali, in quanto le loro scelte hanno ripercussione su di loro. Ad esempio si potrebbero sviluppare strategie di adattamento con la pubblicazione di un bilancio sociale a seguito delle richieste di organizzazioni non governativa, innovando le forme di tutele possibili sul lavoro, a seguito del decadenza di sistemi quali il sindacato che si mostrano saturi, restii a forme di cambiamento.

Per comprendere appieno questa nuova dimensione dell’impresa e della società in generale bisognerebbe investire nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con i soggetti. Azioni per tanto a beneficio possono essere politiche di supporto alle persone con disabilità, alle minoranze, agevolazioni per i dipendenti.

Come afferma il Presidente di Confcommercio Cosenza, Klaus Algieri al convegno sulla responsabilità sociale dell’imprese tenuto al palazzo della Confcommercio di Corigliano Calabro, a fine marzo 2012: “La ricerca del profitto può essere lecita solo se ancorata al rispetto dei valori, delle persone e del territorio in cui l’azienda vive ed opera. Ogni imprenditore, quindi, deve diventare eticamente responsabile. La Responsabilità sociale d’impresa non è più un optional, ma una strategia aziendale per competere più efficacemente sul mercato. Un comportamento socialmente responsabile contribuisce infatti a migliorare i rapporti e le relazioni quotidiane con una serie di soggetti con cui l’impresa condivide interessi di varia natura – dipendenti, fornitori, clienti, società civile – e il cui consenso e fiducia influenzano l’immagine e l’operato dell’azienda stessa”. Il vantaggio reputazionale che otterrebbe l’Italia e soprattutto il meridione sarebbe fondamentale per consentire un aumento degli investimenti esteri garantendo una crescita economica, che fino ad ora non c’è stata.

Caso di Ferrovie dello Stato Italia

Così ad esempio i rappresentanti delle compagnie ferroviarie FS per l’Italia, SNCF per la Francia, SNCB per il Belgio e CFL per il Lussemburgo, a cui successivamente si è sottoscritta la compagnia polacca PKP, il 28 Ottobre 2008 a Roma si sono adoperati per avere una propria Carta per lo sviluppo di iniziative sociali all’interno delle stazioni. Nella premessa viene puntualizzato più volte il ruolo sociale dell’impresa nello sviluppo di politiche sociali e nella tutela dell’interesse generale collettivo.

“Il concetto di responsabilità sociale delle imprese significa essenzialmente che esse decidono di propria iniziativa di contribuire a migliorare la società e rendere più pulito l’ambiente. (…)
Anche se la loro responsabilità principale è quella di generare profitti, le imprese possono al tempo stesso contribuire ad obiettivi sociali e alla tutela dell’ambiente, integrando la responsabilità sociale come investimento strategico nel quadro della propria strategia commerciale, nei loro strumenti di gestione e nelle loro operazioni”.  

Dalla promessa si evince la consapevolezza di dover contribuire alla soluzione delle problematiche di disagio sociale assieme agli altri soggetti interessati, l’esigenza di coniugare le politiche di security con quelle di solidarietà sociale, che non vanno intese in senso meramente caritatevole, basato sul volontariato, ma devono avvalersi, d’intesa con gli enti locali e le strutture pubbliche, di figure professionali idonee, in grado di offrire agli emarginati che gravitano nelle stazioni risposte adeguate ai loro specifici bisogni e di orientarli verso luoghi di accoglienza specializzati dove avviare percorsi di reinserimento sociale ed economico.

A coronare l’impegno assunto dalle parti con la presente Carta vengono creati istituti ad hoc per monitorare gli eventi organizzati e valutarne gli effetti.

Ethics rating

Tali elementi innovativi diventano aspetti fondamentali nel riconoscimento del valore di un azienda o di un gruppo sociale. A completare il disegno di uno sviluppo sostenibile, basato su valori quali la condivisione e la solidarietà interviene un nuovo strumento nel settore della finanza: la Standars Ethics AEI.

È un’ Agenzia di controllo, istituita nel 2002 e impegnata a rendere nota la situazione del mondo economico valutandola all’insegna dei valori delle organizzazioni internazionali a cui fa riferimento: ONU, OCSE e UE. I suoi giudizi hanno ad oggetto le società o gli enti pubblici o altri soggetti economici evidenziando quelli particolarmente virtuosi. Le valutazioni si basano su un rating di otto livelli dove la migliore condizione è indicata con EEE mentre la più bassa E.

L’intento è quello di misurare il grado di vicinanza tra il mondo economico ed i principi di sostenibilità, fornendo un quadro di riferimento per gli studi sulla sostenibilità e responsabilità sociale d’impresa e soprattutto, diffondendo la cultura dell’etica d’impresa. Diversamente dalle più note agenzie di rating, Standars&Poor’s o Moody’s, l’Agenzia intende sollecitare l’acquisto o la vendita di titoli di alcun emittente.

Caso Parmalat

Il caso Parmalat è esemplare nel rilevare l’importanza delle valutazioni della Standars Ethics AEI: questa si accorse per prima della situazione patologica della società e nel 2003 la sospese. Per l’agenzia, a seguito dell’entrata nel gruppo Mib 30 c’era troppa concentrazione del potere nelle mani di chi possedeva l’azienda: Tanzi gestiva la società oltre ad esserne proprietario arrivando a scegliere lui gli organi di controllo; un modello che non tutelava gli stakeholde, come dopo si rivelò con l’arrivo del crac. Ma l’attività di rating non si concluse allora: oggi infatti l’agenzia promuove a pieni voti la società Parmalt attribuendole il rating di EEE- grazie al cambiamento della classe azionaria che ora da garanzia di indipendenza, assieme alla contendibilità della società e alla diffusione dell’azionariato.

Declassamento della Repubblica Italiana

Nel Rating Etico delle Nazione del 2010 la notizia più sconvolgente è proprio il declassamento per la Repubblica Italiana dovuta a diverse cause che si sono succedute dal 2001 fino all’esito negativo nel 2007. In primo luogo viene sottolineata la mancanza di riforme condivise e strutturali del sistema giurisdizionale, assieme a pesanti tagli ai luoghi di detenzione e con la ricerca di soluzioni come ‘leggi sfolla carceri’; ancora l’assenza di iniziative legislative volte ad arginare il fenomeno della corruzione, grave piaga dell’Italia, causa principale della mancata crescita economica; non solo, lo squilibrio dell’informazione e della pubblicità, sia per la stampa che per la televisione, dove non sono mai stati risolti gravi casi di conflitto d’interesse, a danno di possibili nuovi soggetti interessati al mercato e della libertà d’informazione pubblica; la mancata abolizione o riordino degli ordini professionali; l’esistenza di zone d’ombra nella legislazione fiscali, ma soprattutto la carenza di controlli centrali e locali sulla spesa pubblica.

Come si può notare la valutazione è ampia e fuoriesce dai criteri tipici quali il PIL, dove l’esigenza fondamentale è quella di garantire le istanze democratiche del diritto ad un equo processo, la garanzia del ricorso agli strumenti giurisdizionali, la libertà e la pluralità di informazione pubblica: far si che principi fondamentali espressi nelle carte Costituzionali dei vari paesi diventino condizione effettiva e non solo baluardo di ideologie antiche. Dove criterio per la definizione di ricchezza di una nazione non si fermi più all’indicazione di un numero ma anche alle condizioni di vita democratica.

Lo stesso Consiglio d’Europa in collaborazione con la Commissione Europea organizza conferenze con lo scopo di confermare la coesione sociale come obbiettivo primario per l’Europa, aperti alle autorità pubbliche, ricercatori, ONG e società civile. Come quello organizzato dal 28 Febbraio all’1 Marzo 2011 a Bruxelles dove i punti centrali erano le trasformazioni in Europa: la coesione sociale e di responsabilità condivisa, fattori chiave nella creazione di visione e ricostruire la fiducia nel futuro; la necessità di un concetto di responsabilità sociale condivisa: prospettive e ostacoli; mobilitare i cittadini e le parti interessate attraverso e per la condivisione della responsabilità; le sfide per mettere responsabilità condivisa al centro dell’agenda politica; organizzarsi per raggiungere l’obbiettivo di benessere generale.

Carta Europea di Responsabilità condivisa

È iniziata in ottobre 2011 la discussione su una nuova Carta del Consiglio d’Europa nata dalla volontà di salvaguardare e implementare le conquiste sociali a fronte dei cambiamenti nel settore dell’economia, finanza e dell’ambiente. Il sentimento di sfiducia palesato dai cittadini nei confronti delle istanze democratiche aumenta di fronte all’aumento del debito pubblico, delle disuguaglianze sociali tra i vari gruppi e l’esaurimento delle risorse naturali.

Obbiettivo è promuovere politiche di risanamento dove le istituzioni pubbliche e private siano responsabili entrambe delle conseguenze delle loro azioni o omissioni, nel contesto degli impegni reciproci assunti, nel campo del welfare e della tutela della dignità umana. Inoltre la Carta europea della Responsabilità sociale propone anche una rivisitazione e ampliamento del concetto di Responsabilità sociale d’Impresa, promuovendo la capacità delle imprese di tenere conto nelle loro strategie degli interessi di tutti gli stakeholder, interni ed esterni e dell’impatto delle loro attivitàà sulla società in generale. Superare una visione riduttiva di efficienza economica che ignora il benessere collettivo, ispirandosi ai principi di economia socialmente responsabile e solidale.

Gli strumenti per uno sviluppo nuovo, che cerchi di superare le sempre più urgenti problematiche di disagio sociale ci sono. Il messaggio più profondo è sicuramente l’esigenza di un impegno diffuso, non più assumibile esclusivamente dallo stato nelle sue politiche di welfare, ma che impieghi e chiami anche i soggetti privati. Dove ricchezza sarà solo una voce assieme a democraticità, pluralità, libertà, legalità…

Conclusioni: parola chiave Impegno!

Con riguardo alla domanda iniziale, ovvero se la ricchezza fosse condizione soggettiva o oggettiva, si può dire che ovviamente queste convivono, ma che il rapporto tra di loro si sia stravolto, laddove la dimensione oggettiva – quella decifrabile alla stregua di criteri scientifici (ovvero che provengono dall’affermazione di teorie e studi) – abbia preso il sopravvento su quella individuale – quella appartenente all’uomo come individuo sociale e immanente. Così facendo abbiamo snaturato la stessa funzione fondamentale dell’arricchirsi: che è quella di permettere un’ evoluzione costante e propulsiva del modo di vivere. Concentrati su una ricerca meramente quantitativa ci siamo dimenticati della qualità e della domanda: ma cos’è meglio?

Gli strumenti descritti fin ora e le esperienze affrontate dimostrano come anche le aziende – ovvero quei luoghi istituzionalmente preordinati ad una strategia di massimizzazione dei profitti – sentano l’esigenza (anche dovuta a pressing sociali di cambiamento) di una ricerca qualitativa. La qualità come metodo che abbia effetti all’esterno e all’interno: produzione sostenibile e miglioramento della qualità delle condizioni di lavoro.

A differenza di quanto molti possono credere, non si chiede alle aziende di dare spazio a iniziative caritatevoli, ma di contribuire anch esse al miglioramento e allo sviluppo sociale partendo dal loro piccolo, al loro interno; e di veder riconosciuto questo impegno garantendo un miglioramento della rispettiva reputazione. Ovvero oltre il fatturato, oltre il reddito dare spazio alla qualità della produzione come criterio fondamentale per individuare il numero uno. La vetta in classifica.

Link di approfondimento

CSR – Responsabilità sociale dell’impresa da http://www.cliclavoro.gov.it

Il Libro Verde sulla responsabilità sociale delle imprese da http://www.europamica.it

Carta Europea per lo sviluppo di iniziative sociali nelle stazioni di Ferrovie dello Stato

Standard Ethics Aei: emette rating etici alle Nazioni Ocse da http://www.agenziaeuropea.it

Standard Ethics Aei: rating etico 2010 alle Nazioni OCSE da http://www.agenziaeuropea.it

Caso Parmalat

Carta europea per responsabilità sociale condivisa da http://www.volint.it

The European Social Charter da http://www.coe.int

Il CSM in visita a ConfCommercio Cosenza

About Teresa Vozza

''Everything has been figured out, exept how to live''- la frase è di Jean-Paul Sartre, cosa ne pensate? Per qualsiasi risposta mi troverete a Piacenza all'università Cattolica del Sacro Cuore, nella facoltà di giurisprudenza.

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