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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 28/04/2015

Di seguito la rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data Martedì 21 aprile 2015, di cui, per ciascuna, si ripropongono:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;Corte Europea dei diritti dell'uomo 10
  • N.ricorso  : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte I.L.  : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione  : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum  : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo  : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.

Le fonti delle informazioni riportate sono tutte ufficiali e consultabili in inglese/francese sui siti ufficiali della Corte europea: http://www.echr.coe.int/ECHR/Homepage_EN e  http://hudoc.echr.coe.int .

I casi ripetitivi e quelli di eccessiva durata di procedimenti non sono approfonditi perché marginali nella giurisprudenza della Corte europea.

Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Delijorgji c. Albania6858/113MihalDelijorgji è l'amministratore di una società albanese che nel marzo 2008 si occupava di smilitarizzare un area quando una devastante esplosione ha ucciso 26 persone e ferito 265. Le autorità albanesi hanno subito fatto partire un procedimento penale a carico del signor Delijorgji ed altre 28 persone per omicidio e violazione delle norme in materia di esplosivi. Sin dal giorno successivo all'arresto il ricorrente è stato posto in detenzione cautelare ma il caso è stato registrato presso il tribunale di Tirana solo 4 mesi dopo l'inizio della detenzione. La controversia riguarda la durata della detenzione cautelare e il lungo lasso di tempo impiegato dalle autorità per esaminare la sua prima richiesta di rilascio. Nonostante il signor Delijorgji sia stato condannato nel 2012 e i giorni di custodia cautelare siano stati scomputati dalla pena detentiva, invoca l'articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza) lamentando che la sua detenzione non era conforme alla legge e che la sua istanza di scarcerazione non sia stata esaminata rapidamente. Articolo 5Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-1 - regolare stato di arresto o di detenzione)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 –Rapidità di revisione)
Doroșeva c. Moldavia39553/123EcaterinaDoroşeva è una cittadina moldava nata nel 1978 e il suo caso riguarda il suo arresto per possesso di stupefacenti l'11 novembre 2009. La ricorrente sostiene di aver subito violenza fisica da parte degli agenti di polizia nel momento dell'arresto. Nonostante gli esami di diversi medici che hanno attestato le ferite riportate, il ricorso penale promosso dalla ricorrente è stato respinto due volte due volte, prima dal procuratore nel 2010 e dopo dal giudice istruttore nel 2011. Invocando l'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) la ricorrente lamenta di esser stata maltrattata durante il fermo di polizia. Articolo 3Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante
Trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
I.P. c. Moldavia33708/123Il ricorrente, la signora I.P. È una cittadino moldava che sostiene di esser stata stuprata dal compagno O.P. con cui intratteneva una relazione da 1 anno. La sera del 10 maggio 2010 O.P. non riusciva a contattare I.P., quindi ha atteso la donna sotto casa dove l'ha aggredita e una volta dentro l'ha costretta ad avere un rapporto sessuale violento. La mattina dopo l'uomo ha lasciato andare la donna la quale ha immediatamente sporto denuncia e si è sottoposta a visita medica; i referti hanno attestato tracce di sperma nella vagina della donna e lividi e graffi sul collo tipici di chi è stato stuprato. La denuncia di I.P. è stata respinta 2 volte dalle autorità inquirenti sostenendo la mancanza di volontà della donna di sottrarsi all'uomo. I.P. Sostiene la mancanza di un'indagine efficace da parte delle autorità moldave e l'assenza di rimedi civili e penali a difesa della sua denuncia ed invoca l'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti), l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e l'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo).Articolo 3
Articolo 8
Articolo 13
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - L'effettivo accertamento
Obblighi positivi) (aspetto procedurale)
Violazione dell'articolo 13 + 3 - Diritto ad un ricorso effettivo (Articolo 13 - rimedio effettivo) (Articolo 3 - Divieto della tortura obblighi positivi)
Milić and Nikezić c. Montenegro54999/10
10609/11
3Igor Milić e DaliborNikezić sono due cittadini montenegrini che stanno scontando una condanna in carcere a Pogdorica. I due sostengono di esser stati maltrattati, il 27 ottobre 2009, dalle guardie carcerarie durante la perquisizione della loro cella; in particolare il signor Milić sostiene di esser stato ammanettato e picchiato con pugni e manganellate e quando il signor Nikezić ha protestato per gli abusi del compagno è stato anche lui picchiato e preso a calci. Il governo sostiene che le guardie carcerarie hanno agito per difendersi dai due detenuti che avevano aggredito uno di loro. Dopo diversi ricorsi e denunce solo il difensore civico ha riscontrato l'illegittimità delle violenze subite dai detenuti. In sede civile i ricorrenti hanno ottenuto un risarcimento di 1500 € ciascuno da parte della Corte Suprema sottolineando l'eccessivo uso della violenza da parte delle guardie che ha leso la dignità dei carcerati. I ricorrenti invocano l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) e dell'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo).Articolo 3
Articolo 13
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante
Trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Cojan c. Romania54539/123Vasile Cojan è un cittadino romeno che sta scontando una pena detentiva di 18 anni nel carcere di Giurgiu e il suo caso riguarda la denuncia di sovraffollamento, scarsa igiene e cibo, mancanza di luce naturale e l'accesso all'aria aperta; per questi motivi invoca l'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti). Articolo 3Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante
Trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Ferrari c. Romania1714/103Adrian Rodolfo Ferrari è un cittadino argentino sposato con una donna rumena con la quale ha avuto un figlio. Il suo caso riguarda l'eccessiva durata del procedimento di assegnazione della custodia del figlio a seguito del divorzio dalla moglie; solo nel 2011, dopo tre anni dall'inizio del processo, i giudici rumeni si sono pronunciati sulla custodia del bambino, assegnandolo alla madre. Il signor Ferrari lamenta che la durata del processo ha infranto i suoi rapporti con il figlio (non potendolo vedere per 13 mesi) ed invoca l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione. Articolo 8Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare)
Mateiuc c. Romania48968/083IlieMateiuc è un ispettore della finanza pubblica rumeno accusato nel 2006 di corruzione insieme ad un collega; la Corte d'Appello condannò la ricorrente ad un anno di carcere sulla base di dichiarazioni rese dal collega durante un interrogatorio svolto dalla polizia senza la presenza di un'avvocato. In altri due procedimenti penali la signora Mateiuc è stata assolta proprio per il fatto che le dichiarazioni rese non erano utilizzabili per via dell'assenza di un'avvocato. La ricorrente invoca davanti la corte l'articolo 6 (diritto ad un processo equo) lamentando la mancanza di equità nella prima serie di procedimenti penali a suo carico. Articolo 6Nessuna violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale
Articolo 6-1 - Processo equo)
Maslák c. Slovakia

Šablij c. Slovacchia
15259/11,
78129/11
3I ricorrenti MiroslavMaslak e Nikolaj Šablij sono rispettivamente un cittadino slovacco e un cittadino ucraino si rivolgono alla corte europea denunciando l'eccessiva durata del procedimento inerente le loro richieste di liberazione dalla custodia cautelare. Accusato di criminalità organizzata il signor Maslak è ancora imputato nel processo a suo carico, mentre il signor Sablij è stato scagionato dall'accusa di omicidio. Invocano l'articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza) per aver atteso troppo a lungo prima che la loro richiesta di rilascio fosse esaminata (98 giorni e 154 giorni rispettivamente). Articolo 5Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-4 –Rapidità di revisione)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-5 - Compensazione)
Baştürk c. Tuchia49742/093RamazanBaştürk è un cittadino turco che vive a Bursa. Il suo caso riguarda la condanna per lesioni fisiche avuta per aver preso parte ad una rissa per difendere il fratello. Due dei quattro aggressori del signor Basturk sono stati inizialmente condannati a pena detentiva (sospesa) per averlo ferito, ma con l'entrata in vigore del nuovo codice penale, nel 2005, durante il riesame,la sentenza è stata annullata perchè il reato risultava prescritto. Il ricorrente invoca l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) e l'articolo 6 (diritto a un equo processo) della convenzione; inoltre l'articolo 3 (diritto al risarcimento per errore giudiziario) del Protocollo n ° 7 della Convenzione lamentando l'eccessiva durata del procedimento che ha portato alla prescrizione del reato degli aggressori. Articolo 3
Articolo 6
Articolo 3 Protocollo
n ° 7
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - L'effettivo accertamento
Obblighi positivi) (aspetto procedurale)
Galip Doğruv. c. Turchia36001/063GalipDoğru è un cittadino turco che è stato arrestato dalla polizia la sera del 15 febbraio 2003 quando fu sorpreso a lanciare una molotov contro una banca; durante il suo arresto il signor Dogru è inciampato procurandosi delle ferite ed ha posto resistenza obbligando la polizia ad usare la forza. Accusato di appartenere ad un'organizzazione illegale è stato condannato e uso di esplosivi è stato condannato nel 2006 a 10 anni e 5 mesi di carcere, sentenza successivamente annullata dalla Corte di Cassazione per un vizio di forma. In seguito alle accuse di maltrattamenti subiti dal ricorrente, gli agenti di polizia sono stati assolti nel 2003. Il signor Dogru invoca l'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti), l'articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza) lamentando la lunghezza della carcerazione preventiva e l'articolo 6 (diritto a un equo processo) lamentando di essere stato condannato a seguito di dichiarazioni rese alla polizia in assenza di un avvocato. Articolo 3
Articolo 5
Articolo 6
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-3 - Lunghezza di custodia cautelare)
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale
Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Violazione dell'articolo 6 + 6-1 - Diritto a un equo processo (articolo 6-3-c - Difesa attraverso il suo legale) (Articolo 6 - Procedimento penale
Diritto ad un processo equo
Articolo 6-1 - Processo equo)
Sultan Dölek and Others c. Turchia34902/103Sultan Dolek, MahmutDolek, AhmetCengizDolek, ArifeDolek, GüzideDolek, MahideDolek, e MehmetDolek sono cittadini turchi e vivono a Mersin; il loro caso riguarda l'inchiesta sulla morte del loro figlio e fratello MustafaDöleksoy, trovato morto nel 2007 nella sua casa estiva di Erdemli nel sud della Turchia. Le circostanze della morte appaiono sospette ai parenti della vittima e il pubblico ministero di Erdemli nel 2008 chiude le indagini ritenendo la morte accidentale. Nonostante le numerose richieste di riesame delle circostanze (in particolare della ciocca di capelli umani trovata nelle mani della vittima) il P.M. ha sempre rifiutato di riaprire il caso. I ricorrenti invocano l'articolo 2 (diritto alla vita) lamentando lo scarso impegno ed interesse delle autorità a chiarire le circostanze della morte del loro parente, in particolare contestano l'attendibilità dei rapporti forensi usati per chiudere l'indagine.Articolo 2Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)

About Marco Petrachi

Studio Giurisprudenza a Firenze ma sono originario di Melendugno, una piccola città della provincia di Lecce. Sono un grande amante del mare e della mia terra.

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