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I bambini albini africani: la strage dimenticata

In Africa, soprattutto in Tanzania, pure quest’anno continuano le uccisioni e le violenze nei confronti degli albini, in special modo i bambini, considerati secondo la magia nera dotati di poteri magici.

Bambino albino in Tanzania - albinismoSi tratta di una vera e propria strage silenziosa e dimenticata, perpetrata in nome di credenze e superstizioni secondo cui parti del corpo degli albini sarebbero miracolose anche per la guarigione delle malattie. Con il sangue ed i capelli si darebbe vita a potentissime pozioni in grado di distruggere nemici e di attirare influssi positivi.

Considerati “figli del diavolo” (zeruzeru) le ossa degli albini combatterebbero il malocchio, mentre i loro arti consentirebbero addirittura di trovare oro nelle miniere. I seni e i genitali permetterebbero, poi, di rendere feconde le donne e di vincere la sterilità maschile. Le unghie, invece, se sepolte nei campi di cacao darebbero un raccolto più abbondante. Secondo alcune credenze, inoltre, lo stupro di una donna o una bambina albina porterebbe a guarire dall’Aids.

Di qui, dunque, le mutilazioni e la vendita di parti del corpo. In Tanzania, ma anche in Kenya, in Zimbabwe e Burundi, un albino raggiunge il prezzo di mercato di 188.000 euro. Orecchie, lingua, naso, genitali e arti vengono, invece, venduti anche a 75.000 euro. La pelle, infine, sul mercato nero arriva ad essere pagata dai 1.500 ai 7.000 euro, secondo l’età della vittima. Cifre altissime, queste, in un Paese come la Tanzania, classificato 159° nell’indice di sviluppo umano 2015, con un prodotto lordo pro capite medio di 1.654 dollari.

Sono ormai numerose le bande che battono il continente africano per cacciare e mutilare i bambini albini, considerati la preda privilegiata per questo lucroso mercato. Secondo la magia nera africana, inoltre, maggiore è il dolore provato dalla vittima nella mutilazione, maggiore è il potere magico della parte del corpo prelevata.

I dati forniti dalle organizzazioni internazionali non danno, purtroppo, un quadro veritiero della situazione. Sono centinaia, infatti, i casi non segnalati alle autorità, per cui appare irrisoria la cifra di soli 70 vittime albine dal 2000 ad oggi, recentemente fornita dall’ONU.

Del resto, se a livello mondiale si stima che sia affetta da albinismo una persona su 20.000, in Africa orientale, soprattutto in Tanzania, l’incidenza è più elevata, raggiungendo la cifra di una su 1.400.

L’azione delle autorità locali, compresa la messa al bando degli stregoni, si sta dimostrando inefficace di fronte ad una recrudescenza della violenza che, dalle zone rurali, si sta spostando nelle realtà urbane. Recentemente, infatti, è stato ritrovato il corpo mutilato di un ragazzo a pochi chilometri dal più grande centro commerciale della Tanzania.

Alcune associazioni internazionali accusano polizia e magistratura di non fare abbastanza per punire i colpevoli. Solo nel 2009 vi è stato un primo arresto per uno “stregone” coinvolto in un’aggressione. Lo stesso governo si limita ad iniziative inconcludenti. Anche l’istituzione, qualche anno fa, di centri d’accoglienza per bambini albini gestiti dal Ministero dell’Educazione, è servita solo ad aggravare il problema a causa delle difficili condizioni di tali strutture.

Queste ultime sono state aspramente criticate da Alicia Londono, funzionario Onu per i diritti umani che ha parlato di “condizioni igieniche pessime” e di inadeguatezza nella protezione dei bambini da discriminazioni ed abusi. Essi, inoltre, risultano aver perso del tutto il contatto con le proprie famiglie.

Queste strutture, insomma, sarebbero diventate vere e proprie “discariche” per minori abbandonati dove sono stati registrati anche casi di violenza sessuale e di torture.

Il 15 febbraio di quest’anno un bambino albino di appena un anno è stato rapito nel nord della Tanzania, prelevato dalla propria abitazione dopo l’aggressione nei confronti della madre. Tre giorni dopo il suo corpo, mutilato di tutti gli arti, è stato trovato a pochi chilometri di distanza. A dicembre dell’anno precedente era scomparsa una bambina di 4 anni.

E tutto questo nell’indifferenza del mondo occidentale.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Amnesty International, Rapporto annuale 2010, in www.amnesty.it

Amnesty International, Rapporto annuale 2011, in www.amnesty.it

Amnesty International, Rapporto annuale 2012, in www.amnesty.it.

Amnesty International, Rapporto Annuale 2014-2015, Roma, Castelvecchi editore, 2015.

Gaeta C., Il destino degli albini africani, in “The Post Internazionale”, 24 febbraio 2015.

Segnali di fumo. Il magazine sui Diritti Umani, 25 febbraio 2015.

 

About Michele Strazza

Avvocato ed esperto in International Law and Human Rights, lavora presso l’Ufficio legislativo del Consiglio regionale della Basilicata. Giurista e studioso di storia contemporanea, ha pubblicato numerose ricerche. La sua produzione ha ricevuto vari riconoscimenti tra cui il Premio Internazionale UCSA. È membro dell’Associazione Italiana Giuristi Europei, referente per l’Italia della Fédération Internationale de Droit Européen, della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (SISSCO), della Società per gli Studi di Storia delle Istituzioni e di altri organismi scientifici, italiani ed europei. Suoi lavori sono apparsi su prestigiose riviste nazionali e internazionali. Ha insegnato “Istituzioni giuridiche e politiche contemporanee” presso l’Università degli Studi della Basilicata ed è componente del Centro Interuniversitario di Storia Culturale formato dalle Università di Bologna, Padova, Pisa, Venezia e Verona. Le sue ricerche sulla violenza di genere nel mondo contemporaneo sono state apprezzate da diverse organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani. I suoi libri sono presenti nelle più importanti biblioteche europee ed americane come quelle della Columbia University, della Stanford University, delle Università di Yale e di Harvard. Recentemente i suoi testi sono stati acquisiti anche dalla Biblioteca del Congresso di Washington e dalla British Library di Londra.

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