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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 12/03/2015

Corte europea dei diritti dell'Uomo 4 - esterno notte

Oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha esaminato il curriculum di rispetto dei diritti umani di Croazia, Grecia, Russia e Portogallo; ma soltanto la Repubblica della penisola iberica è uscita indenne dal giudizio internazionale. In particolare, detenuti greci e croati hanno lamentato le condizioni inumani e degradanti nelle quali hanno vissuto in carcere per diversi anni; un padre croato residente negli Stati Uniti e separato da anni dal figlio, ha accusato i Giudici croati di non essere intervenuti per tempo in un difficile caso di sottrazione di minori: la moglie, infatti, in Croazia col figlio per le vacanze, non aveva più fatto ritorno negli U.S.A., chiedendo piuttosto il divorzio. Emblematico della difficile situazione dei diritti in Russia è infine il caso di Dmitriy Kopanitsyn, un detenuto russo che affida ad una lettera le proprie denunce contro il penitenziario dove era costretto per due anni: gli agenti penitenziari indirizzano erroneamente tale lettera al Presidente della Repubblica russa e gli riferiscono piuttosto che la lettera, giunta alla Corte europea, era stata rigettata!

Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Adžić c. Croazia22643/143Miomir Adžić è un cittadino statunitense spostato con una cittadina croata, da cui ha avuto un figlio. I tre hanno vissuto in Nord Carolina fino al 2009, quando la moglie si è recata da sola col figlio in Croazia per passarvi l’estate: al termine delle vacanze estive, il Sign. Adžić ricevette un’email con cui la moglie dichiarava di voler divorziare da lui e che non avrebbe più fatto ritorno, né lei né il figlio, negli Stati Uniti. Da allora si sono susseguiti diversi procedimenti giudiziari, nei quali il padre chiedeva il rimpatrio negli U.S.A. del figlio a norma della Convenzione dell’Aia ma tale richiesta era costantemente rigettata dai Giudici croati; oggi il caso è pendente davanti alla Corte costituzionale croata. Ciò che il Sign. Adžić lamenta davanti alla Corte di Strasburgo è l’eccessiva durata dei procedimenti davanti alle autorità croate che hanno impiegato più di 3 anni per pronunciarsi in una materia così delicata come il ricongiungimento familiare.Articolo 8Violazione dell'Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 - obblighi positivi; Articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare)
Muršić c. Croazia7334/132Kristijan Muršić è un cittadino croato detenuto per alcuni episodi di rapina e furto nella prigione di Bjelovar dal 2008 al 2010. Qui sarebbe stato detenuto in un regime di sovraffollamento: nelle 4 celle che ha cambiato in questi anni, sarebbe stato costretto a convivere con finanche 7 detenuti avendo uno spazio personale oscillante tra i 3 ed i 7 metri e, per circa un mese, anche inferiore ai 3 metri. Oltre al sovraffollamento, lamenta condizioni igieniche inadeguate, cibo di scarsa qualità, nessun programma lavorativo e minime attività ricreative ed educative.
Oggi il Sign. Muršić denuncia le discutibili condizioni di quella detenzione – e il disinteresse delle autorità croate - davanti alla Corte europea.
Articolo 3
Articolo 13
Nessuna violazione dell'Articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante; Trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Resto irricevibile
Bouros e altri c. Grecia51653/12, 50753/11, 25032/12, 66616/12, 67930/123I ricorrenti sono tre cittadini greci, un cittadino rumeno ed uno bulgaro, i quali sono o sono stati detenuti in diverse prigioni greche (Larissa, Korydallos e Diavata). Essi denunciano le condizioni di detenzione a cui sono stati sottoposti: celle di 25mq ospitavano anche 10 detenuti, i servizi igienici erano in pessime condizioni, non c’era riscaldamento e mancavano gli arredi; infine raccontano che in una prigione la spazzatura era gettata dalle finestre, accumulandosi e richiamando insetti e appestando l’aria. Articolo 3Violazione dell'Articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante; Trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Nessuna violazione dell'Articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante; Trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Almeida Leitão Bento Fernandes c. Portogallo25790/113Maria de Fátima Almeida Leitão Bento Fernandes è una scrittrice portoghese autrice del romanzo “Il palazzo di Mosche”( The Palace of flies). In quest’opera raccontava i viaggi di una famiglia portoghese, emigrata negli Stati uniti. Sebbene nella prefazione si leggesse che la storia fosse inventata, pur ispirandosi ad episodi reali, i parenti del marito di lei era di diversa opinione: così zio, zia, cugina, madre e sorella del marito decidono di denunciarla per aver creato delle loro esatte repliche letterarie e poi averne offeso l’onore. Dopo alterni esiti giudiziari, infine il Tribunale penale di Torre de Moncorvo ha accertato la responsabilità della scrittrice, condannandola a pagare € 4.000 di ammenda e a risarcire € 53.500 ai parenti offesi. La Corte europea, investita del caso, non ha avuto nulla da eccepire ed esclude la violazione della libertà d’espressione della ricorrente.Articolo 10Nessuna violazione dell'Articolo 10 - Libertà di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Libertà di espressione)
Kopanitsyn c. Russia43231/042Dmitriy Kopanitsyn è un cittadino russo condannato per rapina. Durante i due anni di detenzione cautelare, egli si ritiene vittima dei propri diritti fondamentali (detenzione ingiusta e prolungata in una cella sovraffollata, maltrattamenti per una confessione coatta) e per questo invia una lettera alla Corte europea. Tuttavia tale lettera è erroneamente indirizzata al Presidente russo: gli agenti penitenziari, piuttosto, gli riferiscono che il ricorso era giunto in Corte europea e da queste ritenuto infondato; inoltre, che non avrebbe dovuto inviare altre lettere alla Corte fino alla condanna definitiva, perché altrimenti sarebbe stato valutato infondato. Il Sign. Kopanitsyn denuncia l’indebita intromissione della Russia nella sua corrispondenza con la Corte europea, giacché alcune lettere sarebbero state aperte e lette dagli agenti e altre inviate alla Corte non notevole ritardo, nonché l’ingiustizia della sua detenzione cautelare.
La Corte, infine, riconoscere la violazione del suo diritto a ricorrerere a Strasburgo, disponendo una equa riparazione in suo favore di 3.000,00 €. Tutte le doglianze sul regime detentivo subito dal Sign. Kopanitsyn, sono invece dichiarate manifestamente infondate.
Cancellato dal ruolo (articolo 37-1-c – Conitnuazione dell’esame non giutificato)
Violazione dell'Articolo 34 - Ricorsi individuali (articolo 34 - ostacolare l'esercizio del diritto di petizione)
Danno non patrimoniale - aggiudicato (articolo 41 - il danno non patrimoniale; Equa soddisfazione)
Lyalyakin c. Russia31305/093Mikhail Lyalyakin è un giovane russo, militare di leva. Dopo i primi 6 mesi di addestramento, giunto alla nuova caserma di Volgograd, vi trova un’atmosfera violenta e tesa: insieme ad un altro sergente, tenta una breve fuga. Subito i disertori sono scoperti da alcuni ufficiali; durante il viaggio di ritorno al campo sono minacciati di morte e, spaventati, tentano nuovamente di fuggire, per essere subito ripresi e spogliati (presumibilmente per impedirgli di nuovo la fuga). Il giorno successivo il comandante del battaglione riunisce tutti i soldati nel campo d’armi e costringe il ricorrente a spogliarsi. Successivamente il ricorrente subisce altre umiliazioni e offese da parte dei commilitoni, finché fugge nuovamente, riuscendo in questo suo terzo tentativo a non essere ripreso. Lyalyakin ha denunciato le umiliazioni subite, tuttavia l’autorità inquirente per cinque volte ha chiesto l’archiviazione e tutte le volte il Giudice russo ha rigettato l’istanza, disponendo ulteriori indagine coattive rivelatesi inutili.
La Corte europea ha riconosciuto infine sia le umiliazioni subite dal ricorrente, sia la mancanza di effettive indagini sull’accaduto: per tali ragioni, Lyalyakin riceverà 15.000 € di risarcimento dalla Russia.
Violazione dell'Articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradanti) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'Articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Ripetitive cases e/o casi di eccessiva durata di procedimenti
Serdyuk c. Ucraina61876/083Violazione dell'Articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - Effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Pushchelenko e altri c. Russia45392/11,
47671/11,
62205/11,
45312/13,
53366/13
3Violazione_dell'Articolo_5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (articolo 5-3 - Ragionevolezza della custodia cautelare)

Di seguito la rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data Giovedì  12 marzo 2015, di cui, per ciascuna, si ripropongono:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • N.ricorso  : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte I.L.  : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione  : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum  : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo  : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.

Le fonti delle informazioni riportate sono tutte ufficiali e consultabili in inglese/francese sui siti ufficiali della Corte europea: http://www.echr.coe.int/ECHR/Homepage_ENhttp://hudoc.echr.coe.int .

I casi ripetitivi e quelli di eccessiva durata di procedimenti non sono approfonditi perché marginali nella giurisprudenza della Corte europea.

I casi restanti e non trattati non sono stati ancora pubblicati online dalla Corte europea.

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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