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Lussemburgo: libera uscita, soprattutto per discrezionalità

Giusto processo – Sentenza Boulois v. Luxembourg, 3 Aprile 2012

IL CASO – Nel 2004 il Sig.Thomas Boulois ricorre contro il Granducato di Lussemburgo presso la CEDU sostenendo di esser stato privato del diritto ad un equo processo, ed in particolare del rifiuto delle autorità alle sue richieste di un permesso di uscita.

Il ricorrente Boulois viene arrestato a Schrassig in Lussemburgo nel 1998  poi detenuto in custodia cautelare, e solo nell’ottobre del 2001 condannato in Corte d’Appello a quindici anni di carcere per stupro, sequestro di persona e atti di tortura. Durante il periodo di permanenza in carcere Bulois presenta alcune richieste di liberazione condizionale più volte rifiutate. Successivamente,  dall’ottobre del 2003 sino al termine del periodo detentivo egli presenta ben sei richieste al Procuratore Generale, intendendo lasciare il Carcere per il disbrigo di formalità amministrative -che vanno dal rinnovo della patente di guida all’appuntamento con il direttore di banca sino ad una cena con gli amici. Suo malgrado le numerose richiete non godranno mai del beneficio di approvazione.

Solo il 31 ottobre 2008 il Consiglio di prigione concede l’unico giorno a Boulois per far visita dalla sua nuova fidanzata, unicamente per questo scopo. Tra il dicembre 2008 e 19 giugno 2009 egli beneficia di cinque periodi di congedo della durata di 48 ore solo e soltanto per incontrare la sua compagna. Un anno dopo grazie ad un percorso di reinserimento lavorativo gli verranno concessi sino a dieci giorni di libera uscita. Infine nel 2010 la condanna di Boulois viene sospesa.

Dopo questo travagliato percorso, Boulois decide di ricorrere in Corte EDU, poichè sostiene di non aver avuto accesso ad un equo processo circa il rifiuto delle sue richieste di permesso d’uscita. Lamenta così la violazione dell’art. 6.1.

LA CORTE EDU – La Camera in primo luogo ritiene che non è applicabile l’aspetto penale dell’art.6 della Convenzione, ma soltanto il suo sapetto “civile”. Infatti le richieste di Boulois si devono intendere come presupposto di riorganizzazione della vita professionale e sociale. La Camera afferma inoltre, che la riabilitazione sociale del ricorrente è cruciale per la tutela del suo diritto a condurre una vita privata e per sviluppare la sua identità sociale. Procedendo nella sua argomentazione, attesta però che non vi è nell’ordinamento interno un diritto riconosciuto ed esplicito, identificabile come obbligo assoluto, di concedere un congedo al carcerato. L’impianto giuridico interno dunque, permette che i membri del consiglio carcerario possano rifiutare la richiesta anche in presenza di tutti gli elementi necessari.

La Corte ribadisce e  conferma la sua giurisprudenza, secondo la quale i prigionieri continuano a godere in carcere di tutti i diritti e libertà fondamentali garantiti dalla Convenzione. Nel caso di specie il ricorrente Boulois lamenta il rifiuto delle sue richieste di uscita, e la Grande Camera ritiene che l’art.6.1 non sia applicabile neanche per l’aspetto “civile” , perché il ricorrente non possedeva un diritto. Nel diritto nazionale infatti, non vi è traccia di tale riconoscimento e la Corte non può creare, per mezzo di interpretazione  dell’art.6.1, un diritto sostanziale che non trova alcun fondamento in Lussemburgo. Per questi motivi il ricorrente non poteva pretendere di possedere un diritto, inesistente nel circuito giuridico nazionale.

Per questi motivi la Corte dichiara, ma non all’unanimità -15 voti contro 2- che l’ art 6 CEDU non èapplicabile.

Come si può intuire la corte è ben lontana dall’affermare per se una giurisdizione sussidiaria a quella degli stati membri, nonostante ciò l’andamento desta perplessità. Qualcosa forse, grazie alle istanze dei cittadini, e all’evoluzione -propria di ogni giurisprudenza che si rispetti-, sarà destinata  a cambiare.

La sentenza in originale è consultabile qui: Sentenza Boulois v. Luxembourg del 3 Aprile 2012

 

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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