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Arringa d’oro per Verona! Intervista ai vincitori del Concorso Giuseppe Sperduti 2014

Alla finale del Concorso Giuseppe Sperduti 2014 si aggiudicano l’oro i ragazzi della dell’Università di Verona: sono Diego Bazzucco, Marta Mischi e Martina Vivirito Pellegrino. Diritti d’europa li ha raggiunti per fargli qualche domanda.

Il Concorso Giuseppe Sperduti è una simulazione processuale organizzata ogni anno dalla Società italiana per l’organizzazione internazionale (SIOI). La sfida raccoglie studenti di tutta Italia, in squadre di tre membri e sotto la supervisione di un docente universitario, per calarli nell’agone processuale e confrontarli, a suo di memorie scritte ed esposizioni orali, su questioni giuridiche di notevole complessità. Il teatro del confronto è la Corte europea dei diritti dell’uomo in un ipotetico processo davanti ad essa. Dopo una prima fase scritta vengono selezionate le finaliste, una per il soggetto ricorrente alla Corte di Strasburgo e l’altra per il Governo convenuto, e si svolge la finale orale a Roma. Quest’anno si sono confrontate le squadre delle Università di Verona e di Bergamo, dimostrandosi le migliori emerse dalla selezione scritta. La finale si è svolta a Roma il 1°Dicembre.

Noi ci siamo stati al Concorso Sperduti, nell’edizione 2013, e conosciamo quanto sia bello e impegnativo cimentarsi nel contenzioso per i diritti umani: perciò non ci abbiamo pensato due volte, appena scoperti i vincitori, a proporgli un’intervista sulla loro esperienza! Di seguito le loro risposte.

I vincitori del Concorso Giuseppe Sperduti.
Da sx: Marta Mischi, Diego Bazzucco e Martina Vivirito Pellegrino

Buongiorno ragazzi, complimenti per la vittoria! Vorrei iniziare chiedendovi fin da subito da chi era composta la vostra squadra.

La nostra squadra era composta da Diego Bazzucco, Marta Mischi e Martina Vivirito Pellegrino. Questo premio indetto dalla SIOI ci era stato presentato, al corso di diritto internazionale progredito, dalla nostra prof.ssa Maria Caterina Baruffi e dalla dott.ssa Cinzia Peraro, le quali sostenevano che rappresentasse una bella occasione per entrare in contatto con il sistema della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

Qual era il tema di quest’anno?

Il tema del 2014 (XII ed.) riguardava la trascrizione presso i registri dello stato civile italiano di un matrimonio tra persone dello stesso sesso, nel caso di specie due uomini, contratto in Spagna. I ricorrenti si erano visti negare la trascrizione in tutti i gradi di giudizio e successivamente hanno adito i giudici di Strasburgo.

E voi da che parte stavate?

Alla nostra squadra era stato assegnato la difesa dello Stato, per cui era nostro compito presentare efficaci argomentazione a sostegno della compatibilità della legislazione italiana con il dettato convenzionale.

La commissione della finale insieme ai vincitori

Come si è svolta la finale del 1° Dicembre?

La finale si è svolta nel Palazzetto di Venezia a Roma, in una magnifica cornice. Già durante il tragitto respiravamo un’aria frizzantina, con una lieve agitazione che accompagnava il nostro passo. Una volta iniziato il tutto, in questa bellissima sala della sede della SIOI, le nostre colleghe di Bergamo hanno preso la parola esponendo le ragioni per cui Stato italiano fosse inadempiente e sostenendo che lo Stato italiano dovesse essere obbligato a trascrivere il matrimonio. Dopo qualche osservazione dei giudici, abbiamo esposto le ragioni a difesa dello Stato, sostenendo invece un’adeguata interpretazione delle disposizioni della CEDU, che rilevavano nel caso di specie e rimarcando che il focus doveva necessariamente ricadere sulla trascrizione. Inoltre noi abbiamo concluso il tutto rispondendo alla replica avanzata dalle nostre avversarie poco prima.

Generalmente le udienze in Corte europea si concludono con le condanne degli Stati, vuoi per il rigido filtro che opera il Giudice europeo sui ricorsi (il 94% non arriva all’udienza), vuoi per la sua funzione garantista, che pone a carico degli Stati molte responsabilità e molti oneri. Senza contare che l’Italia è al terzo posto quanto a condanne, nell’Europa dei 47 Stati del Consiglio d’Europa.  Insomma, difendere lo Stato, e soprattutto l’Italia, di certo non era facile! Come vi siete sentiti in questo ruolo?

Di certo, come anche sostenuto dai giudici, il nostro era un ruolo difficile, ma abbiamo sempre cercato di non dimenticare la sede in cui ci trovavamo ad argomentare, ovvero di fronte alla Corte europea di Strasburgo, la quale si preoccupa di offrire una tutela puntuale al soggetto che lamenta la violazione di determinate disposizione della CEDU. Abbiamo offerto un’interpretazione in linea con la giurisprudenza offerta dalla medesima Corte, senza dimenticare che non era la sede per giudicare una mera opportunità di riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma valutare se dal testo della Convenzione, l’Italia fosse obbligata a trascrivere quel matrimonio contratto all’estero da quei ricorrenti.

Oggi avete vinto e la situazione nella finzione del Concorso è la medesima che nella realtà: non esiste alcun diritto ai matrimoni omosessuali desumibile dalla Convenzione europea. Ma, lasciandoci alle spalle l’agone di Sperduti e la toga di difensori dello Stato, cosa ne pensate di questa situazione? Voi che l’avete approfondita, vedete qualche speranza per il futuro?

L’art. 12 CEDU, la disposizione che era oggetto del caso di specie, è particolare e ha una formulazione assolutamente diversa da tutte le altre. La stessa Corte ha sempre sostenuto che dalla stessa non discendesse un obbligo positivo in capo agli Stati di riconoscere il matrimonio same-sex. Noi però, personalmente, ci auguriamo che il legislatore intervenga al più presto. Anche se non si considerasse l’opportunità o meno, solo considerando l’incertezza che vi è nel nostro ordinamento, per ciò che vediamo in questi giorni. Sperduti 2014

La finale vi ha proclamato vincitori: in cosa consiste il Premio?

Il premio in realtà è duplice: innanzitutto vi è una somma in denaro, 1000 euro alla squadra prima classificata; ma il premio più sostanzioso è la possibilità di essere scelti per uno stage alla Corte europea, sempre secondo le disponibilità della stessa. Lo riteniamo il premio più importante, in quanto potremmo toccare con mano come opera la Corte e come riesce ad apprestare una tutela effettiva ai ricorrenti.

Cosa vi riserva adesso il futuro?

Il futuro è ancora incerto visto che dobbiamo laurearci.
Martina: io ho sempre voluto fare l’avvocato.
Marta: io non so ancora di preciso quale sia la mia strada, ma mi piace l’ambito internazionale.
Diego: a me piacerebbe un dottorato in Diritto dell’Unione europea e la pratica forense, anche se non so bene in quale ambito.

Quale consiglio dareste ai partecipanti delle future edizioni?

Ai partecipanti delle future edizioni vorremmo consigliare di capire bene come funziona la Corte europea, tenere bene a mente che non è qualcosa di astratto e generale, ma che risolve questioni concrete e puntuali e di immedesimarsi molto con la propria parte processuale, così riusciranno anche a divertirsi!

Un ringraziamento sincero ai ragazzi di Verona, che si sono prestati alle nostre domande, e ancora congratulazioni per lo splendido risultato raggiunto. 

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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