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ETIOPIA NELLE MANI DEL CYBER SPIONAGGIO

“Mi hanno arrestato perché parlavamo al cellulare di politica. Era il mio primo telefono che mi ero guadagnato, e credevo di poter finalmente parlare liberamente”

elSecondo fonti aggiornate il Governo etiope starebbe implementando tecnologie di sorveglianza telefoniche e cibernetiche all’avanguardia dalla Cina e da altre nazioni, al fine di condurre uno spionaggio volto a sopprimere il dissenso politico.

Attraverso l’utilizzo di moderne tecnologie dal gigante cinese delle telecomunicazioni ZTE, la compagnia nazionale di telecomunicazioni etiope ha trascorso gli ultimi cinque anni, con l’aiuto anche di software forniti da aziende europee, a creare strumenti di sorveglianza per il governo, i quali si infiltravano come spam nei social media, nei cellulari e nei collegamenti Internet, riuscendo ad avere completo accesso ai file ed alle attività svolte nei vari dispositivi. Potevano rilevare password, attivare webcam e microfoni, trasformando un computer in un potente dispositivo di ascolto.

I Governi nel mondo investono nella sorveglianza, ma nella maggior parte delle nazioni i meccanismi giudiziari e legislativi sono utilizzati al fine di proteggere la privacy e gli altri diritti, afferma Human Rights Watch; ora in Etiopia “tale meccanismo” è largamente assente.

Il regime autoritario etiope ha guardando a lungo il suo popolo. Ma le nuove tecnologie gli permettono di monitorare i cittadini, i business men, i politici, i giornalisti e persino la vasta rete di etiopi che vivono all’estero.

E’ il caso di Yohannes Alemu, un cittadino norvegese e membro di un gruppo di opposizione bannato, al quale è stata detenuta la moglie, mentre visitava la famiglia ad Addis Ababa. Gli ufficiali di sicurezza le domandarono le sue conoscenze in merito all’attività politica del marito, dopodichè attraverso email e cellulare richiesero a Yohannes informazioni sui colleghi dell’opposizione:egli si rifiutò e dopo venti giorni rilasciarono la moglie, che potè ritornare in Norvegia. Purtroppo però non fu la fine, poiché quest’uomo ricevette inconsapevolmente per email allegati infetti dal software spyware FinFisher, i quali ebbero accesso alle informazioni contenute nel suo computer.

Queste tecnologie permettono a tali governi repressivi di monitorare le voci dissenzienti persino in altre nazioni, sebbene in tali vi risiedano forti diritti per la privacy e protezioni legali per limitare la sorveglianza sponsorizzata dallo stato.

Eva Galperin, analista di politica globale all’Electronic Frontier Foundation a San Francisco, rammenta che il caso dell’Etiopia sia solo uno tra i tanti che coinvolgono molte altre nazioni nell’utilizzo di queste tecnologie; è importante capire che l’Hacking Team e FinFisher non sono gli unici giocatori in questa partita, sottolinea,  è solo la punta di un iceberg.

Conclusioni

kkIn nazioni come Tunisia, Libia, Egitto o Siria internet, Twitter, Facebook e altri social media diventano tramiti per costruire “tende elettroniche” , al fine di reprimere la popolazione, afferma HRW.

Le tecnologie di sorveglianza non sono solamente utilizzate per soffocare i dibattiti, ma per sorvegliare, dare la caccia e persino torturare coloro la cui visione differisce da quella dei governi, scrive Ms. Dershowitz.

Software spyware potenti stanno proliferando e sono virtualmente non regolati a livello globale; in aggiunta vi sono controlli nazionali insufficienti o limitati nella loro esportazione, sottolinea ancora HRW. Ricercatori al Citizien Lan in Toronto, affermano di avere identificato il comando e i server di controllo di  FinFisher in oltre trenta nazioni e di aver analizzato esempi di malware che appaiono ad utenti finali in luoghi come Vietnam e Malaysia.

In risposta a tale ricerca e all’inchiesta sull’uso di FinSpy da parte del governo etiope, un portavoce del governo riporta in una dichiarazione ai media: “ Non vi posso dire che tipi di strumenti utilizzeremo o meno. Non ho idea, e se l’avessi, non ve ne parlerei”.

Negli ultimi due decenni decine di migliaia di etiopi sono fuggiti dalla loro nazione per via delle repressioni governative e per le limitazioni economiche. La maggior parte degli emigranti, specialmente coloro che vivono nelle nazioni vicine all’Africa, temono di comunicare con la loro famiglia a casa, poiché le loro telefonate verrebbero rintracciate, portando perlopiù ripercussioni.

 

Link per approfondire:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/14/cyber-spionaggio-allattacco-di-governi-e-aziende-il-mandante-e-la-cina/151280/

http://www.lettera43.it/cronaca/cyber-spionaggio-usa-denunciano-la-cina_43675129899.htm

About Vanessa Lumini

The genius build the world, the clever turn around, and the stupid think that the world revolves around them .. Laureata e appassionata in Informatica, contabile amministrativa di professione da 5 anni, con la voglia di diffondere le mie passioni in tutte le lingue a me possibili.

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