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Lavoro: quali orizzonti nell’Europa dei diritti?

Quinto incontro del progetto “La dignità della persona come valore per la giustizia europea”

Nel mondo, l’ILO (l’Organizzazione Internazionale del Lavoro) ha registrato che nel solo 2012 più di 75 milioni di giovani risultano fuori dal mercato del lavoro, 4 milioni in più rispetto al 2007. Di questi 75 milioni, più di 6 milioni hanno smesso di cercare lavoro; più di 200 milioni sono, invece, i giovani che hanno lavorato guadagnano meno di 2 dollari al giorno, in larghissima parte a carattere di lavoro informale.

Per quanto riguarda l’Europa, le ultime statistiche dell’OCSE rivelano un incremento vertiginoso della disoccupazione, in termini assoluti, si parla di circa 26 milioni di disoccupati.

Sono numeri allarmanti che devono farci riflettere e porre l’attenzione sul rapporto che deve inscindibilmente legare il lavoro con il concetto di dignità e giustizia. Proprio perché troppe disuguaglianze e ingiustizie sociali sta portando con sé il processo di globalizzazione dell’economia e della finanza. Un processo che sta solcando ferite profonde in tutto il mondo, soprattutto grazie al propagarsi dell’attuale crisi economica.

Dinanzi a questi problemi ci verrebbe da domandarci, quali sono le possibili soluzioni? Come affrontare questa emergenza occupazionale? L’Unione Europea è davvero l’unica nostra salvezza e può concretamente coadiuvare gli Stati membri nel risolvere queste problematiche? Essa può, inoltre, innestare attraverso le sue “Carte dei Diritti” – Carta dei Diritti Fondamentali dell’Ue e Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali – processi di riforma dell’ordinamento in grado di ricomporre la distanza tra sviluppo e benessere, tra produzione di ricchezza e bene comune?

Per provare a rispondere a tali interrogativi, il 29 marzo, nella splendida sala del Collegio Morigi, si è svolto l’incontro dal titolo: “Lavoro: quali orizzonti nell’Europa dei diritti?”. Questa iniziativa s’inquadra nel più vasto progetto “La dignità della persona come valore per la giustizia europea”, elaborato dall’associazione GenerazioneZero e dalla redazione del web-magazine Diritti d’Europa, approvato e finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Youth in Action dell’Agenzia Nazionale per i Giovani.

A moderare l’incontro ci ha pensato Michele Bricchi, Presidente della Commissione “Sviluppo economico” per il comune di Piacenza ed esperto di Diritto del Lavoro e Relazioni industriali, che, nell’aprire il dibattito, ha messo in luce la situazione italiana e, più in generale, quella europea : “L’Unione Europea – ha esordito Bricchi – è nata per creare un unico mercato economico, su cui poi si sono inseriti nel tempo vari interventi in materia di diritto del lavoro e sicurezza sociale, interventi non ancora sufficienti per far emergere una cittadinanza sociale europea”. Nel porre una serie di interrogativi sulle riforme del mercato del lavoro in corso in Italia, ha sottolineato la necessità di “un’Europa sociale capace di garantire che le riforme del lavoro non siano in contrasto con i diritti e i valori fondanti dell’Unione stessa”.

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Matteo Corti

Partendo da questi presupposti, la parola è passata al prof. Matteo Corti, docente di Diritto del lavoro e della previdenza sociale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e autore, per la casa editrice “Vita e Pensiero”, del volume “La partecipazione dei lavoratori. La cornice europea e l’esperienza comparata”. Nel suo intervento, il professore ha messo in luce come il lavoro si collochi al centro delle più importanti “Carte europee”, tra queste, in primo luogo per ragioni temporali, la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Tale Carta, sorta “dall’esperienza tragica dei totalitarismi”, attribuisce un rilievo cardine ai diritti umani e ai diritti di libertà, ma non contiene uno ampio riferimento ai diritti sociali. Solo con il tempo i diritti e le libertà contenuti nella Convenzione si sono progressivamente estesi anche ai diritti sociali, quali il diritto di associazione sindacale e quello di sciopero, anche grazie al lavoro della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, attraverso l’interpretazione dell’art. 11 della Convenzione Europea.
Dopo aver cospicuamente delineato l’evoluzione normativa e i principali trattati europei che coinvolgono direttamente la materia lavoristica, il prof. Corti si è soffermato sulla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Una delle “Carte europee” che, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, ha lo stesso valore giuridico dei Trattati dell’UE (Tue e Tfue) e che dedica ampio spazio ai diritti dei lavoratori contenuti specificamente nel Titolo IV della Carta. In particolare la Carta di Nizza, spiega il docente, s’inserisce nel solco delle tradizioni costituzionali dello Stato sociale, il cui antecedente storico più interessante è la gloriosa Costituzione di Weimar, definita dal professore una “carta sfortunata ma pilastro per le successive carte costituzionali”. Soffermandosi sul contenuto del Titolo IV della Carta, dedicato al principio della solidarietà, declinato in termini di diritti, quali il diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori, il diritto alla contrattazione collettiva e allo sciopero, il diritto a condizioni di lavoro giuste ed eque, e più segnatamente la tutela contro i licenziamenti ingiustificati, il docente ha evidenziato come il nostro Paese “ancora, non ha ratificato l’integralità di questi diritti”, rimanendo molto indietro.

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Antonio Mumolo

Se il Prof. Corti ci ha fornito una panoramica dei principi cardine del diritto del lavoro così come emergono dalla lettura delle
principali “Carte europee dei Diritti”, sottolineandoci come esse siano un patrimonio da riscoprire, Antonio Mumolo, avvocato giuslavorista, si è soffermato su come questi diritti debbano essere garantiti a tutti ovverosia ha incentrato il suo intervento sul diritto alla difesa, raccontando il prezioso lavoro dell’associazione Avvocato di Strada Onlus, di cui è presidente. “La giustizia o è per tutti o non lo è – ha esordito il Presidente di Avvocato di Strada – non ci può essere una giustizia per censo”, quindi anche le persone più deboli e più povere devono essere tutelate. Risiedono qui le ragioni fondative della sua associazione, che, avvalendosi del contributo di circa 750 avvocati che svolgono gratuitamente il loro lavoro, garantisce assistenza legale gratuita a chi non può permettersela e a chi, sprovvisto della residenza, non può usufruire del gratuito patrocinio.

Interessante è stato il riferimento che l’avvocato ha fatto su alcuni contenziosi intentati da persone senza fissa dimora o comunque da categorie deboli quali ad esempio gli immigrati, aprendo scenari che nella vita quotidiana spesso non appaiono in tutta la loro rilevanza: il problema della residenza in primis.

Incontro V (14)Infatti l’esercizio di molti diritti in Italia sono legati al possesso della residenza. Una persona per una sopraggiunta condizione di povertà può perdere la residenza e, di conseguenza, una serie di diritti ad essa collegati, come ad esempio il Diritto alla Salute; è infatti possibile recarsi solo al pronto soccorso poiché senza residenza si perde anche il medico di base; i diritti legati alla previdenza sociale, infatti senza residenza l’Inps non eroga le prestazioni previdenziale. Ma l’aspetto ancora più allarmante è che senza la residenza non si ha accesso al gratuito patrocinio e, quindi, ad agire in giudizio e avere una adeguata tutela dei propri diritti a spese dello Stato. Si perdono, inoltre, i diritti politici, l’iscrizione alle liste elettorali e, di conseguenza, non si può votare e questo, afferma l’avvocato Mumolo, “non è ammissibile in una Repubblica che tutela i diritti dell’uomo”.

L’avvocato ha, infine, concluso il suo intervento richiamando le discriminazioni cui sono sottoposti i lavoratori assunti irregolarmente, in buona parte immigrati, che richiedono l’osservanza dei proprio diritti ai proprio datori di lavoro. Senza permesso di soggiorno, una persona non può costituirsi davanti ad un giudice,  sono molti, infatti, i rischi cui si andrebbe incontro. Anche in questo caso la sensibilità etica ha, come si suol dire, aguzzato l’ingegno: alcuni giudici hanno infatti ammesso ricorsi, diretti a far ottenere ai lavoratori un’equa retribuzione, ritenendo sufficiente la procura notarile ad un altro soggetto che rappresenti la parte. Si evita, così, la presenza in giudizio di un immigrato senza regolare permesso di soggiorno con tutte le conseguenze negative che questa potrebbe comportare. Un altro strumento utilizzato per l’esercizio del diritto difesa è stato l’art.700 cpc. Infatti, tutti coloro che richiedono il rinnovo del  permesso di soggiorno devono dimostrare di aver lavorato e pagato i contributi nell’ultimo anno. Spesso, però, il prolungarsi dei tempi del giudizio ( una causa ordinaria dura 2 anni, 2 anni e mezzo di media) comporta,nel frattempo, la perdita di questa possibilità di prova. Per evitare ciò si è iniziato a utilizzare, anche in questi casi e con successo, lo strumento previsto per le urgenze.

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Nicoletta Corvi

L’ultima ad intervenire è stata Nicoletta Corvi, direttore di Confcooperative Piacenza, che ha inteso orientare il suo intervento sui temi del rapporto tra lavoro e impresa, nel quadro, specifico, dell’esperienza cooperativistica, un’esperienza che coniuga in sé dignità, giustizia e lavoro. L’ Impresa cooperativa recupera, infatti, tali diritti in quanto fa sì che il lavoro di ogni singolo si leghi, in un’ottica di piena condivisione, a quello degli altri per rispondere ad una mutualità interna di interessi. Nell’impresa cooperativa si cerca di “porre al centro il lavoro del singolo e nello stesso centro il lavoro degli altri”. Un protagonismo fortemente partecipativo, quindi, nel quale viene ad emergere la singola volontà dei soci. Vige, infatti, la legge “una testa un voto”, sicché le risorse dei singoli diventano patrimonio della cooperativa, per generare nuovo sviluppo e nuova occupazione. Per questo il mondo della cooperazione costituisce un solido punto di riferimento per i giovani ed il loro futuro soprattutto in tempo di crisi economica.

Conclusioni

Se dovessimo condensare in poche righe le conclusioni cui si è giunti, potremmo dire che di fronte alle tante cassandre dell’ Unione Europea, il sistema dei diritti che essa ha posto a tutela del lavoro conserva un imprescindibile valore, che non si riduce ad una mera dichiarazione d’intenti, ma che si erge a concreto istituto di tutela. Di fronte al proliferare delle disuguaglianze e delle discriminazioni, non ultima quella di genere, le Carte europee dei Diritti fondamentali vanno assolutamente conosciute e riscoperte, costituendo, come abbiamo visto, di fronte ad esse, un concreto e percorribile argine.

Francesco Putortì

 

 

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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