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Gay e Uganda: la nuova legge prevede l’ergastolo per gli atti degli omosessuali

È stato reso noto inizialmente dai Media americani che dal 24 febbraio scorso gli omosessuali ugandesi non potranno più dormire sonni tranquilli a causa della previsione di una reclusione a vita. L’approvazione di una legge statale che punisce ciò è una violazione dei diritti umani ed anche un’ingiustizia morale e sociale che ha raccolto solidarietà da parte delle comunità pro gay di tutto il mondo.

igiNon volendo in alcun modo realizzare un discorso parziale, è mio interesse riportare ai nostri lettori l’evidente violazione dei diritti umani, nonché la gravità che i reati d’opinione possono comportare, essendo punito come delitto anche il mero “atto” di un omosessuale.

Il Presidente dell’ Uganda Yoweri Museveni ha firmato la legge che prevede il carcere a vita per le persone omosessuali che compiono certi atti e definisce gli stessi: per es. il bacio in pubblico ha un prezzo piuttosto pesante da pagare secondo questa nuova normativa. E’ necessario considerare la situazione secondo un punto di vista generale: non è infatti una novità che i gay siano messi sotto torchio da questo paese essendo già in precedenza prevista l’illegalità degli atti tra questi in pubblico o nel privato, ma attraverso l’emanazione di questa norma c’è stato un inasprimento molto grave che non ritiene di prevedere alcuna pietà o diritto per questi. Mentre in Europa e in altri paesi occidentali si discute tantissimo di matrimonio gay e nascono come funghi comitati ed esperti pro o contro questi, in Africa, tristemente, si rischia la vita se uno si sente “diversamente etero”. La differenza sostanziale si può ancora sottolineare attraverso la conclusione che ora in Uganda non si punisce più la vita che uno sceglie di condurre e il modo in cui ad uno piace condurla, ma si dice che “o sei come noi, o sei come noi. Sennò ti punisco”. Il rinvio ad un regime totalitario è immediato e piuttosto preoccupante, specialmente se pensiamo che la Carta che prevedeva la pena di morte contro gli omosessuali fu prevista nel non molto lontano 2009 dalla stessa Uganda ma che poi grazie agli aiuti e sostegni ricevuti dall’Inghilterra ed altri stati europei (si parla di milioni di euro) ha ritirato la legge: infatti nel dicembre dello stesso anno la pena di morte è stata sostituita con la reclusione a vita per “atti omosessuali gravissimi”; difficile a capire quali questi siano, forse con una diversa visione del problema si può comprendere quali possano essere più o meno gravi, ma a me sembra difficile e maniacale prevedere ogni singolo comportamento e punirlo in una legge non essendo possibile prevedere e punire ogni singolo comportamento umano in essa. Se però leggiamo la Carta come è stata approvata prima di lunedì 24 Febbraio 2014, possiamo farci un’idea del sistema punitivo: infatti, come riporta saggiamente Amnesty International, “ chi è infetto da HIV e pone atti sessuali con altre persone così infettandole, viene punito con l’ergastolo”. Ancora, viene punito con molti anni di reclusione chi commette atti sessuali “gay” con minori, oppure i gruppi che offrono servizi a lesbiche, gay e persone transgender. Non chiara inoltre è mai stata la posizione del Presidente Museveni, il quale ad inizio anno aveva dichiarato che non avrebbe firmato alcunaouh Carta poiché credeva che gli omosessuali fossero persone da curare, persone malate che hanno bisogno di un aiuto, ma poi il mese scorso si è rimangiato tutto ed ha cercato rifugio in una definizione scientifica secondo  cui chi è omosessuale non lo è per un gene che gli deriva dalla nascita, ma è una propria volontà di abbracciare un comportamento “anti umano”. Molto interessante quanto pericolosa questi tesi. I risvolti si sono anche visti in passato, con molte vittime e ben poca giustizia essendo i diritti umani tutelati a livello mondiale solo dopo la seconda guerra mondiale.

Dopo tale approvazione, il Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama ha espresso il suo disappunto per la nuova legge dell’Uganda ed ha sottolineato che la cooperazione tra i due paesi possa solo andare scemando se si continua con questa linea di politica punitiva: cosa che non scuote per niente Museveni che ha addirittura incolpato l’occidente di avere le colpe del suo mancato “business”, essendo il problema degli omosessuali un’invenzione che nulla ha a che fare tra l’Uganda ed i suoi partner commerciali.

Conclusione

L’omosessualità in Africa  è punita in ben 37 Stati e la legge sulla sodomia è prevista in alcuni di essi sin dall’epoca del famoso colonialismo. I 14 anni previsti prima di lunedì scorso sembrano un miraggio in confronto all’ergastolo di oggi, senza considerare poi la situazione di indecenza in cui le case di reclusione africane vertono e che fanno sembrare hotel di lusso le nostre. Si può solo attendere sul tema nuove indagini da parte della comunità internazionale e approfondimenti sulle terribili conseguenze di questo nuovo regime, oltre che un immediato ritiro della Carta a favore di un umano trattamento.

Link di approfondimento: http://en.wikipedia.org/wiki/Uganda_Anti-Homosexuality_Act,_2014 http://www.theguardian.com/world/2014/feb/23/uganda-museveni-anti-gay-bill-hold

About Amedeo Marchelli

Law Student. Love foreign languages. Searching the cure of mankind.

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