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La Grande Camera mette la parola “fine” alla vicenda O’Keeffe: l’Irlanda è responsabile delle violenze

La Corte Europea ha messo la parola “fine” alla tanto discussa quanto spiacevole vicenda di Louise O’Keeffe, la quale, nel lontano 1973, quando era appena una bambina di nove anni, fu oggetto di abusi sessuali da parte dell’allora preside della scuola pubblica cattolica Dunderrow National School della contea di Cork, nel Sud dell’Irlanda. Una vicenda fatta di abusi, verità insabbiate, problemi per anni miscreduti, che dopo questa sentenza vengono prepotentemente a galla.

Dalle colonne del nostro web-magazine abbiamo diffuso la notizia del ricorso della cittadina irlandese (vedi “La Corte Europea valuterà se l’Irlanda è responsabile per gli abusi sessuali nelle proprie scuole”), notizia che dopo questa pronuncia della Grande Camera trova una positiva e definitiva conclusione.

Nel ricorso presentato nel Giugno del 2009, la sig. O’Keeffe contestava all’Irlanda la violazione 3 CEDU (divieto di trattamenti inumani e degradanti), art 8 CEDU (diritto al rispetto della vita privata), art 13 CEDU (diritto ad un ricorso effettivo) e art 14 CEDU (divieto di discriminazione) in combinato disposto con l’articolo 3 della Convenzione, nonché dell’art 2 del Protocollo n. 1 alla Convenzione (diritto all’educazione).

bambino violenza abusiMa la contestazione principale, quella che ha avuto un peso decisivo, concerne il sistema educativo irlandese, finanziato principalmente attraverso fondi pubblici ma  erogato tramite enti privati, principalmente cattolici. La ricorrente denunciò l’inosservanza  dell’obbligo positivo, di cui all’articolo 3 della Convenzione, di predisporre un quadro giuridico adeguato di protezione dei bambini dagli abusi sessuali e di monitoraggio. Infatti veniva contestato all’Irlanda l’aver voluto nascondere o far finta di non conoscere l’entità e la gravità del problema, non avendo predisposto adeguati strumenti di tutela a livello interno. Infatti il sistema d’ispettorato era progettato per garantire esclusivamente la qualità dell’insegnamento e non costatare e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali (molto diffuso in Irlanda).
Su questo punto la Corte si sofferma molto, affermando preliminarmente che questo “obbligo di protezione deve essere interpretato in modo tale da non imporre un onere eccessivo per le autorità, dovendo tener conto, in particolare, dell’imprevedibilità del comportamento umano e di scelte operative che devono essere effettuate in termini di priorità e di risorse”. Pertanto non ogni rischio di maltrattamenti potrebbe comportare per le autorità un obbligo convenzionale ad adottare misure per impedire che il rischio si concretizzi. Ma la giurisprudenza della Corte Europea ritiene che l’obbligo di tutela assume particolare importanza nel contesto della fornitura di un importante servizio pubblico come l’istruzione primaria – quindi rientra nell’ambito d’applicazione del suddetto articolo -, anche perché le autorità scolastiche sono tenute a proteggere la salute e il benessere degli alunni e, soprattutto, dei giovani bambini che sono particolarmente vulnerabili e sono sotto il controllo esclusivo di tali autorità.

Come abbiamo accennato, il sistema educativa in Irlanda è gestito dalla Chiesa Cattolica, e all’epoca dei fatti, negli anni settanta del secolo scorso, quasi totalmente. Questo modello educativo, che sembra essere un unicum in tutta Europa, è stato facilitato dalla disposizione “permissiva” dell’articolo 42 (4) della Costituzione irlandese, stabilendo che “Lo Stato deve fornire un’istruzione primaria gratuita e si adopera per integrare e dare un aiuto ragionevole mediante l’iniziativa educativa privata e aziendale, e, quando il bene pubblico lo richieda, fornire altre strutture o istituzioni educative nel rispetto, comunque, dei diritti dei genitori, in particolare in materia di formazione religiosa e morale.
In base a questo modello, si è discusso se lo Stato fosse responsabile o meno degli abusi sessuali data la gestione quasi totalitaria del servizio scolastico nazionale da parte di enti privati ?
La Corte di Strasburgo ha ritenuto, a riguardo, che lo “Stato era consapevole del livello di criminalità sessuale da parte di adulti contro i minori ( si contano oltre 400 casi di abusi dalla metà degli anni 1960 nella  Dunderrow National School). Di conseguenza, quando ha ceduto il controllo della formazione della stragrande maggioranza dei bambini ad attori non statali, lo Stato doveva essere consapevole, dato l’intrinseco obbligo di proteggere i bambini, in questo contesto, di potenziali rischi per la loro sicurezza se non ci fosse stato un quadro adeguato di protezione”.

Il quadro normativo in Irlanda, però, non era idoneo a garantire un controllo o a prevenire questoCorte Europea dei diritti dell'uomo 2 grave fenomeno. Infatti il sistema di ispettori scolastici era funzionale esclusivamente a verificare il rendiconto scolastico e ad attuare un controllo sulla qualità dell’insegnamento. Grave lacuna di questa normativa, infatti, era la completa assenza di obblighi di indagine ovvero di monitoraggio per gli ispettori sul trattamento degli insegnante nei confronti dei bambini, e la mancanza di qualsiasi opportunità per i figli o genitori di presentare lamentele o denunce direttamente agli ispettore.

Inoltre in Irlanda al ministro dell’istruzione, organo amministrativo che generalmente gestisce il servizio scolastico, è stata sottratta la competenza di controllo diretto delle scuole, perché l’Ente privato gestore è stato interposto tra lo Stato e i bambini, fruitori del servizio.

A causa delle “anomalie” e “criticità” della normativa irlandese e dei meccanismi di controllo che non hanno fornito alcun collegamento di protezione efficace tra le autorità statali e bambini della scuola primaria e/o dei loro genitori, e, le quasi 400 denunce nei confronti del preside che non furono mai portate all’attenzione dell’autorità nazionali da parte del gestore privato, hanno condotto la Corte a dichiarare, con undici voti contro sei, sia la violazione dell’articolo 3 Cedu nel suo aspetto sostanziale, sia la violazione dell’articolo 13 CEDU in combinato disposto con l’aspetto sostanziale dell’articolo 3 CEDU, a causa della mancanza di un rimedio efficace a causa dell’inosservanza da parte dello Stato del proprio obbligo di proteggere la ricorrente. Per tali violazioni la corte ha stabilito un risarcimento complessivo (comprese le spese legali) di 115 000 euro.

Questa sentenza che abbiamo analizzato è una sentenza centrale non solo per l’esito lieto e positivo per la ricorrente, ma soprattutto per il risultato pratico che comporta, poiché crea un importante precedente per più di 200 vittime che hanno condiviso con Louise O’Keeffe la stessa sofferenza e lo stesso dolore per quelle violenze, e che grazie alla sua determinazione potranno vedersi riconosciuto un risarcimento per quello che hanno subito.

La sentenza è reperibile qui: sentenza O’keeffe v. Irlanda;

 FONTI:

– “Pedofilia. Corte europea condanna Irlanda per abusi in scuola cattolica“, pubblicato sull’ internazionale.it;
Corte Europea condanna Irlanda: non vigilò su violenze sessuali“, pubblicato su ilmondo.it;
– 
European Court of Human Rights rules State liable for Irish girl’s abuse“, pubblicato su BccNews;

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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