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I bambini siriani vittime di orrori indicibili

Articolo di Michele Strazza

I bambini in Siria sono vittime di “orrori indicibili”. Lo afferma il primo rapporto dell’Onu sui minori nei tre anni di guerra in Siria (“Report of the Secretary-General on children and armed conflict in the Syrian Arab Republic”), redatto alla fine di gennaio.

GiustiziaTorture, stupri, violenze e maltrattamenti di ogni genere sono documentati nel rapporto che accusa indistintamente “tutte le parti coinvolte nel conflitto”. Da marzo 2011 fino a novembre 2013, infatti, almeno 10.000 bambini e ragazzi sono rimasti uccisi in vario modo. Molti di loro sono stati addirittura usati come “scudi umani” nelle azioni belliche, mentre gli opposti reparti militari sono ricorse spesso all’arruolamento forzato di ragazzi dai 12 ai 17 anni. Quelli catturati dalle forze governative, poi, dopo essere stati accusati di tradimento, hanno subito torture di ogni specie. Percossi con cavi metallici, frustati e bastonati, i ragazzi sono stati sottoposti ad elettroshock, anche ai genitali. A molti di loro sono state strappate le unghie dei piedi e delle mani, ad altri è stato sparato alle ginocchia. Non sono mancati gli stupri, specialmente delle ragazze, le finte esecuzioni, le bruciature di sigarette. Le detenzioni sono avvenute all’insegna dell’isolamento e della privazione del sonno. I prigionieri sono stati anche spesso costretti ad assistere alle torture di membri della propria famiglia.

Il paragrafo riferito alla violenza sessuale (“Sexual violence against children”) contiene, poi, precise accuse nei confronti delle “Government forces” siriane che non possono non provocare un deciso intervento degli organismi internazionali di tutela giurisdizionale.

Il conflitto armato in Siria ha duramente colpito tutta la popolazione ma i bambini, ancora una volta, hanno dovuto sopportare un peso indescrivibile, denunciato a più riprese dalle organizzazioni internazionali. L’Unicef già l’anno scorso si mostrava preoccupata per gli eccidi come quelle di Aleppo, avvenuto tra il 18 e il 22 febbraio 2013, nel quale persero la vita ben 70 bambini a causa di attacchi missilistici. Il 21 febbraio altri 20 bambini erano periti in una scuola elementare di un sobborgo di Damasco, mentre, in un massacro a sud di Aleppo, era stato ucciso anche un neonato di 8 mesi e i suoi fratellini di 2 e 4 anni. “Una tragedia che ci porteremo sulla coscienza e per la quale saremo giudicati”, aveva chiosato il commissario Onu, Navi Pillay, riferendosi ai “tanti, troppi bambini, vittime innocenti di un conflitto che non hanno voluto”, ricordando a tutti che ben 2 milioni di bambini hanno un disperato bisogno di assistenza umanitaria e cure sanitarie.

Nei campi profughi, infatti, mancano i più elementari servizi idrici e igienici. C’è un bisogno impellente di campagne per la vaccinazione contro malattie che stanno distruggendo giovani vite. Solo le milizie in lotta rivolgono attenzione ai ragazzi di questi campi, ma soltanto per fare opera di proselitismo ed arruolarli, facendo leva sul loro spirito di vendetta per i tanti genitori uccisi.

Le torture e le violenze documentate nel rapporto – ha affermato Ban Ki-moon, segretario generale dell’Onu – non sono altro che la punta dell’iceberg delle indicibili sofferenze che i bambini in Siria vivono quotidianamente. Troppo spesso, purtroppo, si dimentica che ci sono bambini ridotti alla fame, che da mesi, da anni, non possono più usufruire di alcun servizio sanitario, le scuole sono distrutte. Qualsiasi cosa, in questo momento in Siria, in qualche modo è contro i bambini.

About Michele Strazza

Avvocato ed esperto in International Law and Human Rights, lavora presso l’Ufficio legislativo del Consiglio regionale della Basilicata. Giurista e studioso di storia contemporanea, ha pubblicato numerose ricerche. La sua produzione ha ricevuto vari riconoscimenti tra cui il Premio Internazionale UCSA. È membro dell’Associazione Italiana Giuristi Europei, referente per l’Italia della Fédération Internationale de Droit Européen, della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (SISSCO), della Società per gli Studi di Storia delle Istituzioni e di altri organismi scientifici, italiani ed europei. Suoi lavori sono apparsi su prestigiose riviste nazionali e internazionali. Ha insegnato “Istituzioni giuridiche e politiche contemporanee” presso l’Università degli Studi della Basilicata ed è componente del Centro Interuniversitario di Storia Culturale formato dalle Università di Bologna, Padova, Pisa, Venezia e Verona. Le sue ricerche sulla violenza di genere nel mondo contemporaneo sono state apprezzate da diverse organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani. I suoi libri sono presenti nelle più importanti biblioteche europee ed americane come quelle della Columbia University, della Stanford University, delle Università di Yale e di Harvard. Recentemente i suoi testi sono stati acquisiti anche dalla Biblioteca del Congresso di Washington e dalla British Library di Londra.

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