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Moldavia: stop alla violenza domestica, uomini e donne devono essere sullo stesso piano

In Moldavia la disparità tra uomini e donne è evidente. Nella società è ancora viva l’idea della supremazia dell’uomo sulla donna, un’idea radicata nella mente delle persone tanto da far tollerare casi di maltrattamenti e di violenza domestica. Ed anche la legge non riesce a far superare questa convinzione fortemente diffusa nella società, tanto da far ritenere certi casi, che in un diverso paese occidentale sarebbero gravemente puniti, inidonei ad integrare una figura di reato. È incredibile che violenza fisica,  psicologica e abusi – attestati anche da reportage clinici – siano considerati “non gravi” dall’ordinamento giuridico moldavo. Donne,  ragazze, madri, fidanzate o figlie potrebbero essere insultate e picchiate, senza che nessuno reagisca, e aspetto ancora più grave senza alcuna tutela giuridica. Questo caso,  portato davanti al giudizio della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, scuote la situazione, rilevando la violazione di determinati diritti, che dovrebbero essere riconosciuti a tutti, uomini e donne, e in tutti i paesi civili.

Le protagoniste di questa vicenda sono T.M.C.M, rispettivamente madre e figlia, entrambe di nazionalità moldave. Nel 2010 la Sign. M. ottenne il divorzio da M.M., padre della bambina (all’epoca 12enne), a causa dei comportamenti aggressivi dell’uomo, derivanti anche dalla dipendenza da gioco d’azzardo. Ma, a seguito del divorzio, i comportamenti di M.M. non cambiarono: gravi insulti, ma anche maltrattamenti, portarono più volte la madre a denunciare gli accaduti, che vennero corredati da reportage clinici che evidenziarono la presenza di vari lividi sui corpi di entrambe le ricorrenti e difetti alla dentatura provocati dalle percosse. df
L’anno successivo la Corte di Appello di Chişinău statuì a proposito della abitazione della famiglia: ¾ spettavano alla madre a alla figlia, e il restante quarto al padre. Nonostante questa divisione la convivenza tra gli ex-coniugi non migliorò la situazione. La donna, in seguito, denunciò  alla polizia di Buiucani altri casi di abuso fisico e psicologico da parte dell’ex marito, ma ciò le procurò solo un risarcimento patrimoniale di 500 MDL (circa 30 euro!).
La signora T.M., giunta ad una situazione disperata, chiese dunque al pubblico ministero di avviare un’inchiesta penale contro M.M. Questa richiesta fu però inspiegabilmente rigettata, in quanto gli avvenimenti accaduti non erano sufficienti per  determinare il reato di violenza domestica (Percosse, maltrattamenti, abusi, ancora non determinano violenza domestica? ndr).
Dinanzi a questo rifiuto alla donna moldava non rimase che chiedere, dunque, un ordine di protezione, che fu emanato dalla Corte Distrettuale di Buiucani, obbligando l’ex marito M.M. ad allontanarsi dalla casa familiare e a restare a distanza dai luoghi di lavoro e studio delle ricorrenti. L’ordine di protezione non venne però inviato alle autorità competenti (la polizia locale, il Ministero degli Affari Interni e il Dipartimento di Assistenza Sociale). Nonostante l’ordine di protezione (non eseguito ndr), l’ex marito della donna si rifiutò di lasciare la loro casa familiare, anche a seguito di diversi interventi della polizia. Infatti il sig. M.M. non accettando la decisione della Corte Distrettuale di Buiucani, propose un ricorso, che venne accolto dalla stessa Corte, sospendendo così l’applicazione della sentenza precedente. Nel contempo, uno psicologo diagnosticò alla ragazza uno stato di ansia e stress emotivo, e le fu consigliato di allontanarsi dal padre M.M.
Dinanzi a questa situazione le ricorrenti proposero un ricorso alla Corte di Appello di Chişinău, chiedendo chiarezza circa l’annullamento dell’ordine di esecuzione. La legge moldava infatti prevede che la richiesta di un’ordine di protezione debba essere presa in carico entro 24 ore, che non possa essere revocabile per evitare di sottoporre il richiedente a maggiori maltrattamenti e che sia immediatamente trasmessa alla polizia locale e ai servizi sociali. Ma tutto ciò non è avvenuto.
La Corte di Appello di Chişinău intervenne, infatti, affermando che la Corte distrettuale di Buiucani non era competente ad annullare l’ordine di protezione, e chiese di riesaminare il caso. Prendendo in considerazione la richiesta dell’ordine di protezione per la seconda volta, la Corte Distrettuale decise però che non c’erano evidenti prove di violenza domestica, e venne respinta.

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Le ricorrenti dinanzi all’impossibilita di trovare una tutela giuridica interna presentarono un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro la Repubblica di Moldavia, per aver ignorato la violenza a cui erano sottoposte da parte di M.M. e per non essere riuscita ad applicare all’uomo l’ordine di protezione.
Le cittadine moldave lamentarono, quindi, la violazione dell’art 3 CEDU (divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti), a causa dell’incapacità dello stato di proteggerle dalla situazione in cui si trovavano, determinata anche dai lunghi tempi burocratici e dall’inefficace intervento delle forze dell’ordine;  la violazione dell’articolo 14 CEDU (divieto di discriminazione) in combinato disposto con l’art 3 della Convenzione, ritenendo che il comportamento adottato dalle autorità nei loro confronti derivasse dalla discriminazione verso il sesso femminile.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, esaminando il caso, ha dichiarato la violazione dell’articolo 3 CEDU per entrambe le ricorrenti, e dell’articolo 14 in combinato disposto con l’articolo 3, per quanto riguarda la madre. Concede un risarcimento di € 15.000 a titolo di danno non patrimoniale e di € 2.150 per i costi e le spese.

Conclusioni

Come può un uomo picchiare una donna ed essere libero? Come può un padre e marito picchiare la figlia e sua moglie senza che nessuno intervenga? La legislazione moldava, da questo punto di vista, presenta profonde lacune ed è molto arretrata poiché richiede maltrattamenti molto gravi prima di arrivare a configurare il reato di violenza domestica. Ma cosa può essere più grave di percosse e abusi? Qual è il limite al di là del quale viene riconosciuto il reato? Forse finire in un letto d’ospedale o addirittura morire? Ma una donna che viene picchiata dal proprio uomo o dal proprio padre muore ogni giorno, ad ogni schiaffo, ad ogni sguardo di disprezzo da parte sua. Non riuscire più a sorridere, a sentirsi libere, ad essere serene interiormente, anche questo significa morire, morire dentro! Queste due donne sono state private del loro diritto a vivere serenamente, condizione che dovrebbe esserci sempre in una famiglia. Hanno sofferto, prima a causa di un “uomo” orribile, poi perchè la giustizia sembrava essere contro di loro! Non è indispensabile che resti un ematoma sulla pelle o che esca del sangue da un taglio o avere un occhio nero… La giustizia non dovrebbe aspettare conseguenze estreme prima di punire i colpevoli! In un paese civile ci si aspetta che le autorità prendano provvedimenti seri immediatamente, senza aspettare un secondo pugno, un terzo calcio, oppure un ultimo colpo di follia.

La sentenza è reperibile qui: T.M. e C.M. c. Repubblica di Moldavia , 28 gennaio 2014

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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