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Ancora sangue e scontri nella Repubblica Centraficana: allarme UNICEF e instabilità politica

Ancora oggi, dal 2005 il Governo di transizione del Generale François Bozizé, che nel 2003 ha deposto il vecchio Presidente della Repubblica Centrafricana, non ha il completo controllo statale, soprattutto nelle campagne e province del nord del paese. Inoltre l’instabilità dei paesi confinanti (Ciad, Sudan, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo) influisce  negativamente sulla stabilità interna del paese. Purtroppo i gruppi di ribelli reclutano anche bambini soldato che spesso finiscono per essere mutilati.

yyyQuesto lo riferiscono le Nazioni Unite.

A causa degli scontri provocati dai musulmani e cristiani, dall’inizio di dicembre, più un migliaio di persone sono rimaste uccise, e una centinaia di migliaia sono fuggite per scampare agli stupri, alle lesioni o perfino alla morte. I soldati regolari africani e quelli del contingente francese hanno faticato a contenere la violenza tra i gruppi rivali armati.

Riguardo a questi combattimenti tra fazioni religiose distinte, da una parte i musulmani “Seleka” e dall’altra i cristiani “Anti-Balaka”, l‘UNICEF ha riferito che 16 bambini sono deceduti e altri 60 sono stati feriti.

A tal proposito, in un comunicato stampa, Souleymane Diabate, Rappresentante UNICEF nello Stato in questione, ha affermato: “Stiamo assistendo a livelli senza precedenti di violenza contro i bambini. Sempre più bambini vengono reclutati in gruppi armati, e sono anche stati direttamente presi di mira in vendette atroci. Gli attacchi mirati contro i bambini sono una violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani e devono cessare immediatamente. Ora è necessaria un’azione concreta per prevenire la violenza contro i bambini.“.

Come al solito nei conflitti, a pagare il prezzo più alto sono i civili inermi e non guerriglieri: Medici Senza Frontiere (MSF), ha riferito che il numero dei feriti al Community Hospital è salito da 15 a 20 al giorno dal mese di dicembre, molti con ferite da macete. In più, il giorno di Natale tre uomini armati sono entrati nella struttura sanitaria, minacciando l’incolumità dei pazienti.

Riguardo a questo particolare, Thomas Curbillon, capo missione di MSF nella capitale Bangui, ha dichiarato: “È assolutamente inaccettabile che le strutture sanitarie non siano rispettate e vengono invase da soggetti armati che costituiscono una minaccia per i pazienti e il personale.”.

Per giunta, da quando è aumentata la veemenza nei conflitti, il dato degli sfollati ha raggiunto livelli esorbitanti: di più 800.000, e più di 100.000 di loro sono al riparo in un accampamento di fortuna all’aeroporto di Bangui. Per chiarire la suddetta situazione a dir poco infausta, l’ex primo ministro e leader dell’opposizione, Martin Ziguele, ha invocato l’apertura di una commissione nazionale per punire i responsabili dei crimini di guerra, pronunciando queste parole: “Non ci può essere vera riconciliazione senza giustizia e perdono.”.

Per porre rimedio a tale increscioso contesto storico-politico-criminale, è scesa in campo anche l’ Unione Europea, e il Commissario Europeo per la Cooperazione Internazionale, gli Aiuti Umanitari e la Risposta alle Crisi, Kristalina Georgieva. Il commissario ha affermato che l’azione internazionale concertata era necessaria per evitare “una tragedia spaventosa dalla spirale ulteriormente fuori controllo.“. La causa di questo nefasto conflitto non è di natura religiosa, in quanto nella Repubblica Centrafricana i musulmani e cristiani hanno vissuto a lungo in pace; ma politica per il controllo delle risorse naturali –  diamanti, legname, oro e petrolio – in uno degli Stati più deboli dell’Africa. Dopo l’indipendenza dalla Francia nel 1960 questa nazione ha avuto cinque colpi di stato e numerose ribellioni.

Sono combattimenti che avvengono “porta-a-porta”. Numerosi testimoni e la croce rossa internazionale, parlano di sempre più uccisioni.

A questo proposito, attraverso l’agenzia Reuters, Amy Martin, capo dell’ Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari a Bangui, ha fatto sapere: “C’era il fuoco di armi pesanti a nord di Bangui per poche ore e diversi quartieri sono stati colpiti.“.

Un giornalista della capitale, dell’agenzia sopracitata, ha riferito che ci sono state esplosioni di granata e colpi di mortaio, ma che si sono fermate in tarda mattinata. L’aumento dell’artiglieria pesante era stato segnalato da due giorni durante la violenza che ha avuto inizio il 5 dicembre, ma le riprese dei giorni scorsi evidenziano che quel tipo di attacco era stato limitato a sporadiche piccole armi da fuoco.

Per di più, Guy-Simplice Kodagu, Portavoce del Presidente ad interim Michel Djotodia, ha dichiarato in precedenza che il combattimento non si era mai visto tra le forze governativa e i membri della milizia cristiana, conosciuta col nome Anti-Balaka. “Balaka” in Sango (lingua della nRepubblica Centrafricana), vuol dire: macete. Kodagu non ha però precisato se ci siano state vittime.

Inoltre, una persona del posto che non si è voluta fare identificare, ha fatto sapere che un gruppo di circa 40 uomini armati di Kalashnikov ha marciato attraverso il nord di Bangui, nonostante gli sforzi dei soldati francesi per disarmare la popolazione.

Ancora, un altro residente in un quartiere a nord di Bangui, Flavier Koma, ha detto che i guerriglieri musulmani hanno cominciato una caccia porta a porta dopo gli scontri del mattino.

In questo quadro politico-sociale alquanto sconcertante, la maggioranza cristiana della repubblica Centrafricana ha lamentato ondate di saccheggi e uccisioni ad opera della banda distaccata di Djotodia delle milizie islamiche, che hanno preso il potere nel marzo con l’aiuto di combattenti provenienti dal Ciad e dal Sudan; però gli scontri si sono intensificati all’inizio di dicembre, dopo che i facinorosi cristiani hanno lanciato attacchi di rappresaglia contro le forze Seleka.

 

Conclusioni

Più ci sono conflitti e battaglie, e più si arriva a patire la fame. Dunque il Programma Alimentare Mondiale (PAM) delle Nazioni Unite ha lanciato un appello urgente in quanto ora nel paese la priorità sono le donazioni alimentari. Il PAM desidera riuscire a sfamare un massimo di 1,25 milioni di individui nei prossimi otto mesi; bensì fa recepire che, senza più donazioni non avrà abbastanza cibo per aiutare tutte le persone che si era prefissato nel mese di gennaio. Per giunta, sempre più rapporti internazionali riportano che il numero dei bambini coinvolti nel conflitto aumenta incessantemente, sia come combattenti che come bersagli per gli attacchi di vendetta. Per questo motivo, la Georgieva ha chiesto un’azione più internazionale.

In definitiva, le guerre per qualunque pretesto siano fatte portano solo distruzione e odio fra le parti; di certo non seminano i frutti che potrebbero divenire assai rigogliosi per una crescita di uno Stato così ricco di risorse naturali, distribuite equamente fra i soggetti differenti, accompagnandoli verso la pace e l’unità del genere umano.

 

Link per approfondire:

http://www.internazionale.it/news/repubblica-centrafricana/2014/01/29/scontri-a-bangui-uccisi-una-decina-di-ribelli/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/07/scontri-repubblica-centrafricana-la-croce-rossa-ritrovati-394-morti/804987/

About Valeria Sirigu

Mi sono iscritta in giurisprudenza perché il diritto per me è uno stile di vita

One comment

  1. Melania Ciullini

    Valeria cara, in primis grazie di tenere alta l’attenzione su nazioni che, altrimenti, sarebbero geograficamente lontane, e non solo.
    Stessi semi danno sempre stessi frutti.
    L’ignoranza dell’ “altro da me ” suscita paura. Il diverso (es. cristiani /musulmani etc. ) è visto come un problema, invece che come una risorsa. Al contrario dovremmo sviluppare la consapevolezza di essere interdipendenti e ciò che è accaduto ad un altro ieri, a noi può succedere oggi( es. crisi greca-un popolo alla fame- e crisi italiana).
    La grande crisi europea ha spazzato via stili di vita di chi godeva di esser parte di un ceto medio che non esiste più.
    Ricchi o poveri. Una dicotomia inconciliabile.
    L’ingiustizia che viene patita nella Repubblica centrafricana è certo causa di risentimento e odio. Le cause dei conflitti e delle lotte intestine sono l’ingiustizia sociale, l’iniqua distribuzione del reddito.
    Senza giustizia come è possibile vivere in pace ?
    Quando sono i diritti umani ad essere calpestati, occorre strappare gli artigli al demone.
    Sono sempre i più deboli a pagare le conseguenze quando è il machete a parlare: bambini, anziani, donne.
    Occorre un risveglio planetario delle coscienze di tutti gli esseri umani, un disarmo interiore, con l’Africa nel cuore. Grazie.

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