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Olanda: neanche 20 anni di convivenza fanno matrimonio

Diritto al rispetto della vita privata e familiare – Sentenza Van der Heijden V. the Netherlands, 3 Aprile 2012

Il titolo afferma proprio l’elemento centrale della causa investita dalla cittadina olandese: per astenersi dal testimoniare contro il proprio partner, facoltà garantita ai soggetti coniugi, non è sufficiente il solo dato sostanziale; è necessaria la presenza di un documento, un foglio, che attesti con certezza l’unione.

IL CASO – Van der Heijden viene convocata a testimoniare contro il proprio partner da 18 anni, padre dei due suoi figli, colpevole di aver commesso un omicidio in un caffè. La donna, spaventata anche sulla sorte dei propri piccoli, si sottrae all’obbligo di presentarsi e si appella per ottenere la facoltà a non presentarsi, il così detto ‘’testimonial privilege’’ . il 2 giugno 2004 il giudice nazionale le nega tale possibilità, motivando che l’esigenza di pubblica sicurezza superava il suo diritto alla libertà; quindi ordina la custodia in carcere, per via del mancato adempimento dell’obbligo a presentarsi in aula. Il 4 giugno, dopo veder negata la richiesta di liberazione, le viene prolungata la detenzione per altri 12 giorni: solo il 15 giugno la signora Van der Heijden riesce a uscire dai luoghi carcerari.

Nel maggio del 2005 arriva la sentenza della Corte Suprema olandese che respinge il ricorso, con il quale la donna sosteneva la violazione degli art. 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e l’art.14 (divieto di discriminazione) della Convenzione dei diritti dell’Uomo. La motivazione adottata dalla Corte da fondamentale rilievo al dato formale del matrimonio o dei partenr registrati come garanzia per l’applicazione di una regola che, come quella dell’esenzione dal testimoniare, è eccezione ai principi fondamentali del diritto penale e del perseguimento della verità processuale.

LA CORTE EDU – A seguito del ricorso presentato dalla signora olandese nel 2005, uguale a quello di fronte alla Corte Suprema, la Camera decide di porre la questione all’attenzione della Grande Camera nel 2010. L’ultimo grado di giudizio del Consiglio d’Europa, giorno 3 Aprile 2012, ha ben riconosciuto il legame affettivo esistente da 18 anni trai due soggetti, ma ha trovato difficoltà nella delineazione della facoltà a non testimoniare. Di fatti i paese contraenti alla Convezione dei Diritti dell’Uomo presentano a riguardo soluzioni giuridiche differenti, non permettendo una ricostruzione unitaria. La Corte, quindi, ha preferito garantire la scelta del legislatore Olandese, il quale riconosce la facoltà all’astensione da testimoniare a espresse categorie, appunto quella dei coniugi o dei partner registrati; sebbene non riesce a non ammettere che in termini sociali la coppia sia equiparabile alle altre situazioni giuridiche.  Le motivazioni sono uguali a quelle adottate dal giudice nazionale, il quale predilige l’interesse pubblico di perseguire gravi reati.

La Grande Camera dichiara, in conclusione, che non vi era stata violazione dell’art. 8 e nemmeno in lettura combinata con l’art. 14, con tre voti contrari su dieci.

Noto con certo stupore la scelta della Corte, che non azzarda a contestare una scelta legislativa basata su elementi esclusivamente formali. Proprio laddove questa potrebbe mostrasi come forza motrice per un’evoluzione di soluzioni legislative opinabili, si ferma.

ITALIA – Ebbene il nostro sistema, l’ordinamento italiano, da molti criticato, presenta in materia una certa lungimiranza: all’art. 199 c.p.p. viene garantita la possibilità di astensione ai ‘prossimi congiunti all’imputato: gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti. Non solo, a seguito di sentenza della Corte Costituzionale, che esortava il Legislatore di farsi carico della realtà delle coppie di fatto al fine di garantire anche ad esse le forme di tutela adeguate, è di fondamentale importanza la decisione della Corte d’ Assise di Torino, che assimila, come presupposto alla facoltà di astensione dal testimoniare, la convivenza tra soggetti omosessuali a quella eterosessuali, ravvisando anche nella prima situazione il vincolo affettivo, la condizione psicologica, da cui trae fondo la disposizione del codice di procedura. Perché è proprio di questo che si parla di vincolo affettivo, ovvero di regole che nulla hanno a che fare con la legge e che ben più profondamente si radicano nell’essere umano. La ratio, oltre a quella puramente processuale di prevenire possibili inquinamenti di prove, è quella di rispettare i sentimenti degli individui e di preservare il coniugepartnerparente dell’imputato da una delicata situazione psicologica: il conflitto interiore di dover nuocere al proprio familiare, o di deporre il falso.

È quindi soluzione coerente con i principi di giustizia parametrare un vincolo affettivo sulla sola base di elementi formali? Vorreste forse dirmi che sia più forte il vincolo di una coppia appena sposata per via dell’atto di matrimonio, che quello che si è formato in una coppia che vive assieme da 18 anni e dalla cui unione sono nati ben due figli?

<La famiglia è il germe della società; nessuna cura, pertanto dev’essere trascurata per garantire l’incolumità di questo germe e la fiducia, fondata sull’affetto, è la forza di coesione della famiglia; perciò costringere un prossimo congiunto a testimoniare, se non vuole, significa incrinare la compagine della famiglia, cioè di quella comunità di individui, costituzionalmente tutelata, fondamenta di ogni società civile.>

 Tratto da ‘La facoltà di astensione dal testimoniare dei prossimi congiunti e sue modalità di esercizio’      Gabriele Esposito, inserito in Diritto&Diritti(http://www.diritto.it/materiali/processuale_penale/esposito.html#)

La sentenza della Grande Camera è reperibile qui:  Sentenza Van der Heijden V. Netherlands, 3 Aprile 2012.

About Teresa Vozza

''Everything has been figured out, exept how to live''- la frase è di Jean-Paul Sartre, cosa ne pensate? Per qualsiasi risposta mi troverete a Piacenza all'università Cattolica del Sacro Cuore, nella facoltà di giurisprudenza.

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