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Indonesia: dopo il maremoto, travolti i diritti umani

Sono passati quasi dieci anni da quando un violentissimo maremoto ha colpito, tra le varie nazioni del sud-est asiatico, l’Indonesia. Eppure, dopo quel tragico evento, un altro tipo di tsunami ha colpito quella travagliata nazione. Così come il maremoto si forma in mare aperto in maniera sufficientemente nascosta da far sì che una barca non possa percepirlo, allo stesso modo la legislazione indonesiana, in questi anni, ha creato una nuova onda che si è riversata in tutta la sua violenza contro donne e minoranze religiose.

In questi anni le violazioni dei diritti umani si sono fatte sentire in modo esponenziale. Per portare alcuni esempi, sotto il profilo delle minoranze discriminate, nel 2007, a seguito di un piano regolatore eccessivamente limitativo, ben 17 luoghi di culto cristiani sono stati chiusi (inutile aggiungere che la possibilità di aprirne di nuovi è fortemente limitata). Nel maggio 2011 il governatore Irwandi Yusuf dichiarò che le religioni non-sunnite sono “insegnamenti deviati”. Il 17 giugno 2012, col pretesto che fosse illegale, una chiesa protestante è stata distrutta. Il culmine è stato lo scorso 20 dicembre, quando davanti a uno dei maggiori hotel di Banda Aceh migliaia di attivisti islamici hanno scatenato una violenza protesta: l’hotel non doveva azzardarsi a preparare alcuna celebrazione per Natale o Capodanno, festività cristiane. La protesta ha ricevuto il plauso e il sostegno di alcuni gruppi religiosi locali.

Sotto il profilo della violazione dei diritti delle donne non si sono trattenuti: se le più “classiche” dimostrazioni di islam sono scontate (divieto di indossare i pantaloni, obbligo del velo, divieto di andare in moto), hanno trovato il modo di superarsi: alcuni provvedimenti amministrativi vietano addirittura di danzare. A livello nazionale l’inasprimento legislativo del 2012-2013 ha colpito violentemente le donne nel loro diritto di libertà d’espressione o associazione e meno letteralmente quando la polizia deve applicare queste leggi (attivisti locali denunciano che esso sono trattate in maniera più severa). Addirittura è vietato che due adulti di sesso opposto non sposati o parenti siano sorpresi assieme in posti isolati. Dozzine di studentesse sono state colpite da queste norme e, nei casi di sospetto, sottoposte a un test invasivo per appurarne la verginità. In caso di violazione il verdetto è dalle 3 alle 9 vergate.

Ad oggi solo il governo australiano, il cui aiuto nel 2004 non fu secondario nel post-tsunami, ha espresso una posizione decisa: gli investimenti e gli aiuti continueranno solo a patto che il governo nazionale torni su una strada rispettosa dei diritti umani, in particolare delle donne e delle minoranze.

Conclusioni

In questi dieci anni abbiamo assistito in Indonesia a una crescente degenerazione dei diritti delle minoranze cristiane, in particolare, e delle donne. La legislazione è andata sempre più radicalizzandosi verso una teocrazia islamica in avversione dei trattati internazionali di cui l’Indonesia è alta parte contraente. Le obbligazioni internazionali, vista la crescente violenza, sembrano essere viste come un derivato astratto di un pezzo di carta straccia. In questo contesto è davvero ammirevole la presa di posizione dell’Australia: l’utilizzo dello strumento economico come pressione per portare diritti che non sembrano all’ordine del giorno del governo di Giacarta. Queste forme di “pensiero laterale” sono da sempre indicate, spesso in ambiente militare, come l’arma migliore per sostenere uno scontro politico. L’auspicio è che anche altre nazioni occidentali o filo-occidentali seguano la stessa strada, poiché in Indonesia vi risiede una popolazione di quasi 250 milioni di persone di cui circa la metà, più le minoranze, sono affette dalla legislazione ispirata alla sharia. Ignorare questi fatti è solo togliere gli occhi da sistematiche violazioni e, in ultima istanza, diventarne complici.

Link per approfondire:

http://www.hrw.org/news/2013/12/27/human-rights-are-under-attack-post-tsunami-indonesia http://www.hrw.org/news/2010/11/29/indonesia-local-sharia-laws-violate-rights-aceh http://www.thejakartapost.com/news/2012/09/14/aceh-teen-s-suicide-linked-sharia-practice.html

About Riccardo Varisco

Laureando in informatica giuridica presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica, sede di Milano. Appassionato di scienze naturali e strategia militare.

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