Home / I diritti nel Mondo / Asia / Sanzionata la madre per il figlio non registrato. La politica del Figlio Unico in Cina miete ulteriori vittime

Sanzionata la madre per il figlio non registrato. La politica del Figlio Unico in Cina miete ulteriori vittime

A causa della ormai dismessa politica del figlio unico della Repubblica Popolare Cinese, un numero impressionante di cinesi non ha la possibilità di rivendicare i diritti fondamentali quali: l’istruzione e l’assistenza sanitaria, in quanto non è ufficialmente registrato; ma un’intrepida madre ha deciso di sfidare il regime comunista. 

lkjQuesta coraggiosa ed audace magazziniera, Liu Fei, ha ricevuto una multa di 330.000 yuan ($ 54.200), quattordici volte il suo salario annuale e se il pagamento non sarà perfezionato il suo secondo genito non potrà accedere alle scuole né all’assistenza sanitaria gratuita. Questo caso si dovrà svolgere davanti al tribunale di Pechino. L’insolvenza della sanzione, ha fatto sì che Xiaojie fosse privato di un’identità ufficiale. I funzionari della pianificazione familiare di Pechino, nel 2011, hanno fatto sapere alla suddetta genitrice che se non sarebbe stata in grado di adempiere al pagamento della pena pecuniaria, a suo figlio non avrebbero concesso l’hukou.

Ora entriamo nel dettaglio dello “Hukou“, per capirne il significato e il senso di codesta pratica.

L’hukou è un metodo di certificazione di residenza della Repubblica Popolare Cinese, che, in aggiunta a protocollare l’area di residenza di un individuo, comprende informazioni identificative e gli estremi di esso e, essendo rilasciato per nuclei familiari, è altresì impiegato come registro familiare in svariati ambiti amministrativi. Questa antica prassi, detta anche “huji”, ha origini nella Cina imperiale. Tale pratica di censimento della popolazione fu istituito nel 1958, al fine di differenziare i cittadini provenienti dalle campagne da quelli viventi nelle zone urbanizzate e quindi i lavoratori delle Comuni agricole da quelli delle “Unità di Produzione” (danwei) cittadine. Lo Stato maoista diede vita a siffatto sistema proprio per imporre un rigido controllo sugli spostamenti della popolazione, scongiurando una caotica e sovrabbondante urbanizzazione, caratteristica dei tempi di rapido cambiamento e modernizzazione sociale, come quelli dell’epoca. L’hukou sancisce differenti diritti per i cittadini derivanti da diverse zone geografiche, in quanto i programmi per l’assicurazione sociale, il benessere sociale e l’assistenza sociale, tutt’ora, sono finanziati a livello locale. In questo modo, ad esempio, a chi dalla campagna si trasferisce in una metropoli non sono garantiti servizi pubblici, come la sanità e l’istruzione.

Ritornando al caso di cui si era parlato in prima battuta, la signora Liu che ha 41 anni, all’agenzia di news Reuters, ha riferito in lacrime: “Quando ho visto bene, ho pensato che questo fosse inconcepibile“, inoltre “Non avevo idea che sarei stata multata così tanto. Se lo avessi saputo, non avrei mai partorito.“. La quarantunenne in questione,  oltre agli aborti forzati e alla sterilizzazione ben noti, denuncia alle agenzie il numero stimato in 13 milioni di minori privi di documenti e conosciuti con il nome di “bambini neri“, prova della natura punitiva della politica di pianificazione familiare cinese.

In Cina, come nella gran parte del mondo, “nero” sta a significare qualcosa di illegale, al di fuori del tradizionale modo di pensare o ancor peggiogj “non ufficiale” e per tale motivo i soggetti cui sopra menzionati hanno pregato di essere indentificati con pseudonimi.

La recente riforma demografica cinese abolisce la politica del figlio unico che dal 1979 imperversava sulla popolazione cinese, obbligava le coppie residenti nelle città ad avere un solo figlio, mentre nelle zone rurali i nuclei familiari potevano regolarizzare anche due discendenti però solamente se la prima era una femmina. Uniche eccezioni erano consentite per le minoranze etniche e le coppie in cui entrambi i genitori non avevano fratelli, ma normalmente, circa un terzo degli 1.3 miliardi della popolazione cinese non poteva avere più di un figlio senza incappare in multe salate. La conseguenza di questa politica alquanto discutibile erano: un aumento significativo degli aborti forzati, degli infanticidi femminili e un calo delle nascite di bambine, il che aveva condotto ad uno squilibrio tra i due sessi, un progressivo invecchiamento della popolazione, con effetti negativi per la dimensione della forza lavoro e per quanto riguarda le spese sanitarie e l’educazione. Si stima che nel 2050, più di un quarto della popolazione cinese sarà over 65. Quindi codesta legge ha violato e continua a violare numerosi diritti umani.

D’ora in poi, le coppie, residenti in aree urbane, in cui almeno uno dei due genitori è figlio unico dopo tre decenni, potranno avere più di un figlio; però la riforma compaierà sul suolo cinese a macchia di leopardo e nemmeno nello stesso momento. Infatti l’applicazione dei tempi e dei modi  della nuova normativa, è lasciata alla piena discrezionalità dei singoli Parlamenti provinciali,  sulla base della popolazione locale e della rispettiva pianificazione. Non di meno l’invadenza del governo nelle famiglie cinesi proseguirà, i funzionari della pianificazione familiare potranno ancora ficcare il naso ed ergo lasciare spazio a possibili abusi.

Conclusioni:

In barba ai diritti umani, Jiantang, capo dell’ Ufficio Nazionale di Statistica, ha rilevato che nel 2011 e negli anni seguenti alla maggior parte della suddetta fattispecie dei casi, le autorità hanno negato la documentazione ai figli perché le famiglie non potevano pagare le ammende di pianificazione familiare.

Una nota positiva, stando ai media: nel mese di luglio 2013, a una ragazza di 16 anni nel sud-ovest del Sichuan è stato concesso l’hukou, dopo aver cercato di uccidersi ingerendo veleno.

Viceversa, una notizia negativa viene riportata da un ex docente di diritto di Pechino, Yang Zhizhu, il quale è stato licenziato dall’università per il motivo che nel 2010 la moglie ha avuto una seconda figlia, ha dichiarato: “La Cina è un paese in cui si è incapaci di muoversi senza documentazione“, in quanto “Senza l’hukou, non si può andare a scuola, arruolarsi nell’esercito, dare un esame, sposarsi, aprire un conto in banca o prendere un aereo o un treno.“.

Allora è auspicabile che ai 13 milioni di bambini “neri” venga dato almeno l’hukou, oltre che le autorità cinesi applichino veramente la riforma demografica sul tutto il territorio nazionale; visto che i diritti umani non hanno tempo né luogo,  ma sono semplicemente e banalmente universali.

 

Link per approfondire:

http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/28/news/cina_addio_alla_politica_del_figlio_unico_si_potranno_avere_2_bimbi-74636130/

http://www.amicidilazzaro.it/index.php/la-cina-con-la-legge-del-figlio-unico-ha-ucciso-400-milioni-di-bambini-ora-basta/

About Valeria Sirigu

Mi sono iscritta in giurisprudenza perché il diritto per me è uno stile di vita

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Scroll To Top