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Repubblica ceca: quando il carcere conduce alla morte

Morte in carcere – Sentenza Eremiasova and Pechova v. Czech Republic, 16 Febbraio 2012

Repubblica Ceca: Rom muore cadendo dalla finestra di una stazione di polizia; la CEDU condanna per violazione dei diritti umani

IL CASO – Nel giugno 2002, V.P., di etnia Rom, viene arrestato in Repubblica Ceca con l’accusa di furto con scasso e condotto in una stazione di polizia.
Mentre si trova sotto custodia, V.P. cade da una finestra al primo piano della stazione di polizia: viene ricoverato d’urgenza in ospedale, ma muore la mattina seguente.

Secondo la versione della polizia, alle 18:30 del giorno precedente il decesso, due ufficiali accompagnano V.P. in bagno. Durante il ritorno in cella, V.P., che non è costretto da alcuno mezzo di contenimento, si divincola dai due poliziotti e tenta la fuga lanciandosi dalla finestra: la caduta gli provoca gravi lesioni, con conseguente decesso in ospedale.

La versione ufficiale, non convince le sig.re Eremiášová e Pechová, entrambe cittadine Ceche, rispettivamente la partner e la madre del deceduto, che nel giugno 2002 sporgono denuncia penale, sostenendo che gli agenti di custodia avessero intenzionalmente gettato V.P. dalla finestra.
A seguito della denuncia, il Dipartimento di Polizia di Vigilanza avvia un’indagine che si conclude due mesi più tardi, con il risultato di ritenere i poliziotti estranei a qualsiasi ipotesi di reato.

CORTE EDU – Le due parenti di V. P. non si rassegnano: sporgono una nuova denuncia penale, alla quale fanno seguito nuove indagini, dalle quali emerge la certezza che V.P. avesse cercato la fuga; il procuratore distrettuale respinge quindi il ricorso.
I parenti di V.P, ricorrono allora alla CEDU che, il giorno 16/02/2012, si pronuncia, ravvisando nel comportamento della polizia ceca, due violazioni di cui all’ART 2 CEDU
La sentenza non è tuttavia definitiva, ai sensi degli artt. 43 e 44 della Convenzione.

Gli atti di abuso dei pubblici ufficiali sui detenuti, non hanno, e non possono avere alcuna giustificazione: è inammissibile che chi si mette a servizio della comunità contro la criminalità, tenga comportamenti paragonabili a quelli dei peggiori criminali. Ritengo però opportuno sia fatto in proposito, un discorso più profondo e generale: soprattutto nei paesi con alto tasso di microcriminalità, ma non solo, i membri delle forze di polizia sono sottoposti a forti pressioni fisiche e psicologiche, carichi di lavoro a volte inumani, a fronte di una cronica mancanza di strumenti per farvi fronte. Sarebbe necessaria a livello europeo una politica concertata sulla promozione della legalità come valore sociale, con ampio uso di strumenti educativi mirati, soprattutto verso le fasce sociali ed etniche più deboli e facilmente captabili dal circuito criminale.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Eremiasova and Pechova v. Czech Republic del 16 Febbraio 2012

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