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L’interesse archeologico-naturalistico cancella il diritto di proprietà sul territorio

Spesso ci siamo occupati di ricorsi inerenti un diritto di proprietà limitato o addirittura confluito in una espromissione per esigenze di natura pubblica o sociale. Il 27 Novembre 2013 la Seconda Sezione della Corte di Strasburgo si è pronunciata in merito al ricorso presentato dal signor Ahmet Emin Silahyürekli nei confronti della Turchia. Oggetto della questione è il diritto di proprietà vantato dal ricorrente su un appezzamento di terreno, dalle dimensioni di 15 ettari che si trova sull’isola di Aşırlı e che copre la metà della isola. La restante parte dell’isola appartiene invece al demanio pubblico.

Silahyürekli acquista questo terreno nel 2002 e lo registra subito sui registri catastali della sua regione.
L’acquisto è stato fatto pur sapendo che l’isola, nel 1988, era stata inserita dalla Commissione per la Protezione dei Beni Culturali e Naturali all’interno di un’area archeologica protetta, soggetta quindi a vincoli di natura ambientale e paesaggistica. Un acquisto che quindi si è rivelato controverso e oggetto di numerosi contenziosi con gli uffici amministrativi dello Stato. Tutto era stato compiuto secondo la legge e rispettando le norme che disciplinano la materia. L’acquisto derivava infatti da un normale atto di vendita con un passaggio di proprietà. Silahyurekli era la decima persona che aveva acquistato negli anni quella proprietà. Si erano succeduti infatti otto proprietari in 60 anni.
Il suo status di proprietario però viene spazzato via e revocato nel 2004, in seguito a un provvedimento emanato dell’Alta Corte di Kala che ha annullato l’atto di vendita ed addirittura ab origine l’acquisto originario compiuto nel 1942 mediante usucapione dal primo proprietario. Nelle motivazioni è stato specificato che nel 1942 erano mancate sia le controparti amministrative competenti, sia i requisiti necessari per usucapire.
Quel provvedimento era stato poi confermato in tutti i gradi di giudizio e quindi era diventato definitivo.

In sintesi, per lo stato turco l’intero territorio non poteva essere oggetto di proprietà privata ma doveva essere vincolato tra i beni dello stato con i vincoli che tutto ciò comporta. Tutti gli atti e i procedimenti attuati dai vari proprietari che si erano succeduti nel tempo, erano quindi nulli.

Chiaro che davanti a questa situazione, il ricorrente abbia deciso di far valere il suo diritto di proprietà anche alla Corte di Strasburgo che come sappiamo opera come “quarto grado di giudizio”, o come “giudice degli stati”.
Alla Corte, il signor Silahyurekli ha posto la questione, lamentando la violazione dell’Art 1 Protocollo 1 sul diritto di proprietà. Ha dimostrato che, essendo il decimo proprietario che nel tempo ha acquistato quel territorio, non può essere lui a pagare per un illecito, o per delle irregolarità commesse da altri più di 60 anni fa. Non può essere considerato responsabile per le carenze dimostrate dal primo proprietario con l’amministrazione del tempo. Non può essere ritenuto colpevole di ciò che non ha fatto. Spiega poi come non abbia mai avuto l’intenzione di costruire all’interno del terreno, ma abbia sempre avuto invece l’intenzione di istituire un museo (con progetto già approvato dal Governo) a tutela del patrimonio naturale del luogo.
Il Governo dal canto suo, difende la sua posizione sostenendo che il ricorrente già al momento dell’acquisto era a conoscenza dei vincoli del territorio, in quanto trascritti nel registro catastale e sapeva soprattutto che stava acquistando da chi in realtà non era proprietario; considerando appunto che era lo Stato a vantare diritti su quell’isola. Due tesi totalmente opposte quindi, come spesso accade.
Su queste basi si è svolto il lavoro dei giudici Edu, chiamati ad analizzare sia le norme dell’ordinamento turco relative al diritto di proprietà sia le norme speciali sui vincoli del diritto di proprietà.

Da ciò i giudici hanno sottolineato che l’acquisto originario di parte dell’isola avvenuto per usucapione del 1942 poteva anche essere considerato invalido, ma nel 2002 il ricorrente acquistò da un altro soggetto (e prima di lui questo trasferimento di proprietà era avvenuto negli anni altre 8 volte tra persone diverse). Nel corso degli anni mai il governo aveva contestato i precedenti acquisti, lo ha fatto solo in questo caso contro un cittadino che ha agito in buona fede, credendo legittimamente nella certezza del diritto del suo titolo di proprietario, registrato anche dagli uffici catastali che non riportavano nulla in merito alla nullità degli atti precedenti.

In merito al dettato dell’Art 1 Protocollo 1, la Corte ha ricordato che lo Stato può espropriare le proprietà ai soggetti privati ma solo per perseguire finalità pubbliche (come nel nostro caso di specie), il tutto però deve eseguirsi nel rispetto degli stessi beni e trovando un giusto equilibrio tra le esigenze dell’interesse generale e quelle di tutela del diritto della persona. Cosa che lo stato turco non ha fatto, cancellando del tutto il diritto di proprietà del ricorrente e non prevendendo il benchè minimo risarcimento per la cancellazione del titolo.
Questo ha determinato la violazione dell’Art 1 Protocollo 1.
La sentenza emessa non prevede una somma in risarcimento da versare al ricorrente, prevede invece un termine temporale concesso alle parti per trovare un accordo sul territorio contestato.
In fase di giudizio il ricorrente aveva chiesto infatti il riconoscimento dello status di proprietario e la possibilità di costruire il museo archelogico-naturale; in alternativa la richiesta comprendeva un risarcimento di 20 milioni di euro. Due situazioni ben differenti.
Seguiremo la vicenda che avrà quindi un nuovo passaggio in Cedu per la definizione del giudizio.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Silahyürekli  v. Turchia

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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