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La Corte respinge l’istanza cautelare. Provenzano può restare al 41bis

Lo scorso 7 ottobre ci eravamo occupati del ricorso presentato alla Corte di Strasburgo dai legali del boss mafioso Bernardo Provenzano (qui l’articolo). Il ricorso presentato faceva leva sulle gravi condizioni di salute del “padrino corleonese” che, a detta degli avvocati, non erano compatibili con il sistema detentivo del carcere duro (41 bis) a cui il loro assistito è tuttora sottoposto presso il carcere di Parma.
Una denuncia di violazione dell’Art 3 (diritto alla vita e trattamenti inumani) erano quindi il contenuto del ricorso presentato ai giudici della Corte Edu nei confronti dell’Italia. A sostegno di ciò era stata anche chiesta l’istanza per l’applicazione della “Regola 39 Cedu”, un rimedio d’urgenza qualificabile come una misura cautelare con cui i giudici possono imporre ad uno stato di prendere immediati provvedimenti per eliminare o impedire la violazione dei diritti subita dal ricorrente.

Provenzano carcere italiaIl 22 Novembre la Corte di Strasburgo ha respinto questa istanza cautelare. Questo significa che Provenzano può restare in carcere e può continuare ad essere sottoposto al regime detentivo che gli viene applicato, quindi legittimamente, ormai dal 2006, anno della sua cattura. I giudici Edu non hanno infatti ritenuto sufficiente la documentazione portata dai legali, inerente lo stato di salute del loro assistito.
Gli elementi, i certificati medici e le cartelle cliniche riguardanti le patologie di cui soffre Provenzano, allegati alle 37 pagine del ricorso principale in Cedu, evidentemente non sono bastati ai giudici o non sono stati giudicati decisivi per determinare una pronuncia sulla scarcerazione o sulla sottoposizione ad un regime diverso da quello del 41 bis, che quindi, allo stato attuale non costituisce violazione di alcun diritto.

Precisiamo che il respingimento di un’istanza cautelare è una pronuncia separata rispetto al ricorso principale. La misura cautelare in questione, essendo un’istanza presentata d’urgenza, viene decisa prima del processo e non pregiudica infatti lo svolgimento dello stesso. L’Italia quindi sarà comunque la parte chiamata in causa nei prossimi mesi all’interno del processo che si svolgerà a suo carico. La Corte dovrà valutare sulla presunta violazione dell’Art 3 Cedu e dovrà dire se il regime detentivo a cui è sottoposto Provenzano ha violato i suoi diritti.

Ad oggi non sappiamo quando sarà la pronuncia della Corte sul caso, possiamo solo ricordare che, nel momento in cui la Corte Edu aveva ritenuto ricevibile il ricorso presentato dai legali di Provenzano, aveva altresì chiesto al nostro Governo un’integrazione documentale sull’intera vicenda, sia dal punto di vista del regime detentivo applicato, sia per tutto quello che riguardava la salute del ricorrente. Non sono bastate infatti le perizie medicopsichiatriche presentate dai legali e riferite solamente alle patologie attuali del ricorrente, ma sono state richieste anche quelle eseguite in tutti questi anni dai medici carcerari e da chi è stato in contatto con il boss; tutto questo allo scopo di ricostruire con maggiori dettagli e certezze il quadro clinico di Provenzano; passaggio necessario per poter poi valutare la situazione in maniera decisiva e completa.

Fonti:  Agi.itDiritti d’Europa del 7 Ottobre

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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