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Chiedi asilo politico ma ti ritrovi in carcere per 4 mesi. Belgio condannato

Il rifiuto di una richiesta d’asilo e la seguente detenzione prolungata del richiedente, sono l’oggetto della vicenda esaminata dalla Corte di Strasburgo il 13 Novembre 2013.
Un cittadino originario della Guinea Bissau, fuggito in Belgio e in attesa di estradizione verso la Grecia è il protagonista del ricorso presentato alla Corte nei confronti dello stato belga. Il ricorrente (M.D.D le sue iniziali) lamenta una detenzione illegale all’interno del centro per immigrati di Merksplas protratta per più di 4 mesi .
La vicenda inizia nel 2009, quando il ricorrente, in quel momento in attesa di estradizione, si trovava in Belgio. Alle autorità belghe aveva chiesto asilo politico, sostenendo di essere a forte rischio di violenze e maltrattamenti nel paese ellenico, stato in cui era prevista appunto la sua estradizione. Secondo le norme del “Regolamento Dublino 2” non è però il Belgio a dover decidere su una eventuale richiesta d’asilo, ma è la Grecia, paese che originariamente aveva accolto l’immigrato a Táyros nel Febbraio 2008 e ne aveva registrato anche le impronte digitali sul registro per gli immigrati. Per questi motivi le autorità greche, ricevuta comunicazione dai loro colleghi del Belgio, avrebbero dovuto decidere sull’eventuale richiesta d’asilo. Decisione che non è mai stata presa.
In assenza di una pronuncia in merito, l’ufficio immigrazione belga prese la decisione di organizzare l’espatrio del ricorrente verso il paese ellenico. Trasferimento rifiutato però dal richiedente asilo il 26 maggio 2010. Questo rifiuto ha determinato il suo arresto e il successivo trasferimento al centro per immigrati di Merksplas. Un successivo ordine di espatrio, seguito da un identico rifiuto è stato emesso 15 giorni dopo, con la conseguenza di ulteriori 60 giorni di detenzione. E’ questo il momento in cui ha inizio l’iter processuale di M.D.D nei confronti dello stato belga. I ricorsi si basano sulla detenzione illegale e nello stesso tempo sulla richiesta d’asilo per impedire l’espatrio in Grecia. Nei 3 gradi di giudizio il ricorrente ha messo in luce il pericolo di un estradizione in Grecia, lamentando la violazione dell’Art 3 Cedu. Si è prolungato il carcere ma nel frattempo non si è deciso nulla sulla richiesta di asilo. M.D.D infatti è rimasto sottoposto al regime detentivo per ben 4 mesi, tutto questo in attesa di un giudice che decidesse sulla sua condizione. Questo è il motivo per cui si appella alla Corte di Strasburgo.  Non si può essere privati della libertà per tutto questo tempo senza avere un rimedio efficace o una tutela che garantisca le modalità di  detenzione. Dalle suddette motivazioni si è messa in luce anche una presunta violazione dell’Art. 5 Cedu.

Due quindi le contestazioni portate davanti ai giudici Cedu. Giudici che si sono focalizzati subito sulla questione principale: la detenzione. Valutata la particolare situazione del ricorrente (rifugiato in attesa di estradizione) si sono soffermati sulle norme di diritto interno, e sulle decisioni prese dalle autorità nazionali. Queste sono state conformi alle norme previste per gli stranieri e immigrati. La durata tra i provvedimenti infatti non è stata considerata eccessiva e quindi tutto si è svolto all’interno di limiti temporali ragionevoli. Tuttavia la Corte ha rilevato che una richiesta di scarcerazione presentata dal ricorrente, prima accettata ma successivamente annullata dalla Corte di Cassazione per motivi procedurali, non può determinare periodi ulteriori di detenzione. Per questo motivo i giudici hanno determinato la violazione dell’Art 5 Cedu.
In merito all’Art. 3 e alla denuncia del ricorrente relativa ai rischi che l’estradizione in Grecia poteva comportare, la Corte ha considerato un caso trattato in passato dalla Grande Camera, avente argomentazioni identiche,  il caso MSS c. Belgio e Grecia. In quella sentenza era stata appurata la violazione dell’Art. 3 Cedu dallo stato belga per le carenze inerenti la procedura di asilo che avevano esposto a notevoli rischi il richiedente. Per gli stessi motivi quindi, confrontati con il caso di specie, si è deciso di non discostarsi dalla sentenza precedente e quindi anche nel caso di M.D.D è stata accertata la violazione dell’Art. 3 Cedu.

Lo stato belga è stato poi sanzionato a risarcire con 5.000€ il ricorrente per i danni morali in aggiunta a 3.000€  per i costi e le spese sostenute.

La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza M.D v. Belgio del 13 Novembre 2013

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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