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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 21/11/2013

Due sole sentenze quelle decise oggi – Giovedì 21 Novembre – dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Tra l’altro, con una inversione di rotta quanto ai risultati: tanto il Belgio quanto l’Ucraina sono non colpevoli. La Corte li ha sgravati dalle accuse di violazioni dei diritti umani, così come sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo.

Corte Europea dei Diritti dell'Uomo 12 - facciataI dubbi sul calciatore: dopo la storica Partita della Morte contro i nazisti, collaborò con la Gestapo?

C’è da esserne orgogliosi, certamente, se tuo padre era calciatore nella storica squadra Dynamo Kyïv quando, nel 1942, inferse una umiliante sconfitta ai nazisti, combattendo sul campo di calcio. È vero, ciò valse a molti calciatori la vita nei campi di concentramento, ma quale riscatto per un paese occupato e violentato! Ma i giornali possono turbare l’epicità del ricordo, e ricostruirlo in maniera diversa: il passaggio da prode calciatore a collaboratore della Gestapo non può essere indolore, e passa per molti processi, finanche a Strasburgo.

Il manifesto del "Death match"

Il manifesto del “Death match”

Questo è accaduto al ricorrente del caso Putistin v. Ukraine: il sign. Vladen Mikhaylovich  è figlio dello celebre calciatore Mikhail Putistin che vestendo la maglia del club di Kiev ha partecipato al “Death Match” contro la squadra Flakelf, composta da militari della Luftwaffe. Il nome rievoca la sorte di 4 degli 8 calciatori ucraini, i quali al termine della partita vennero deportati e uccisi nei campi di concentramento o nel burrone di Babij Jar. Allora i giocatori della Dynamo Kyïv erano otto ed erano tutti prigionieri di guerra impiegati in un locale panificio. Le esigenze di propaganda indussero gli occupanti tedeschi ad organizzare una partita, il cui esito era già scritto: dovevano vincere i nazisti, a qualunque costo. Da qui minacce ai giocatori e scorrettezze nell’arbitraggio. Ma la vittoria dei nazisti non arrivò, né nella prima partita, conclusasi 5 ad 1, né nella seconda partita, nella quale i tedeschi volevano riscattarsi, conclusasi 5 a 3 con una sesta rete non segnata perché l’attaccante Klimenko, dribblati tutti gli avversari, compreso il portiere, si attestò sulla linea della porta avversaria per poi spazzare la palle verso il centrocampo. Un gesto reso poi famoso, anni dopo, da Maradona, ma che allora fu uno scempio ed un’oltraggio che condusse ad una violenta rappresaglia contro quei calciatori.

Nel 2001 si rievocano le vicende di quel tempo, ed alcuni giornali distinguono fra i calciatori: alcuni sarebbero stati deportati, altri uccisi, altri ancora avrebbero collaborato col nemico, nella Gestapo. Il ché non è soltanto un sospetto del nuovo millennio, ma una pista di indagine che, poco dopo la liberazione dai tedeschi, anche la polizia ucraina andò a percorrere, sulla base di molteplici indizi. Nessun processo però attestò la verità ed a oggi permangono solo le opinioni.

Il sign. Vladen Mikhaylovich chiede la rettifica di queste opinioni a molti giornali, e in particolare dell’articolo firmato da una giornalista del Komsomolska Pravda. Ma le sue richieste restano inascoltate. Nessuna rettifica e nessuno spiraglio dalla giustizia ucraina.

Oggi il giudice europeo ha dichiarato che non via è stata alcuna violazione dell’Articolo 8 della Convenzione Europea, articolo preposto alla tutela della vita privata e familiare delle persone. Quell’articolo riportava dichiarazioni di interesse pubblico – tra l’altro al 60° anniversario dalla quella tragica partita – e se insinuava la condotta collaborazionista di alcuni calciatore, non si riferiva specificamente al padre del ricorrente. Il padre del ricorrente non era menzionato nell’articolo, né in alcun modo individuabile. Quindi una diffamazione senza diffamato. O un delitto senza vittima. E la verità resta sospesa, insieme all’orgoglio del figlio verso il padre: il calciatore ucraino collaborò con la Gestapo? Nessuno può dirlo…e nessuno l’ha detto, aggiunge la Corte di Strasburgo.
Case of
N.ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Bouyid v. Belgium23380/091Saïd e Mohamed Bouyid, fratelli di nazionalità belga, denunciano di essere stati schiaffeggiati dagli agenti della forza pubblica all’interno della stazione di polizia di Saint-Josse-ten-Noode, coi quali, già da prima dei fatti, non correva un buon rapportoArticolo 3Parzialmente inammissibile
Nessuna violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - trattamento degradante)
Putistin v. Ukraine16882/032Vladlen Putistin è il figlio di un ex-giocatore della squadra di calcio Dynamo Kyiv. Nel 2001 il giornale Komsomolska Pravda rievoca, in un articolo, lo storico “Death Match” tra la squadra ucraina e la squadra tedesca Flakelf, composta da militari della Luftwaffe. Allora vinsero gli ucraini, nonostante l’arbitraggio filo-tedesco, ma ciò gli costo caro: vennero tutti sottoposti a violenze nei campi di concentramento, dove quattro di loro vennero giustiziati. Oggi il giornalista di Komsomolska Pravda riporta quei fatti, ma il figlio dell’ex-calciatore lo denuncia per diffamazione: avrebbe screditato il padre dipingendolo come un collaboratore della Gestapo. I giudici ucraini la pensano diversamente però: non c’è diffamazione perché il nome del calciatore non compare né nel testo dell’articolo né nelle note alle immagini. Oggi Vladlen Putistin decide di portare le proprie censure davanti al giudice europeo, sentendosi leso nei suoi diritti da quell’articolo.Articolo 8Resto inammissibile
Nessuna_violazione_dell’Articolo_8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8-1 - Rispetto della vita privata)

Di seguito la rassegna delle sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data Giovedì 19 Novembre  2013, di cui, per ciascuna, si ripropongono:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla sentenza caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • N.ricorso  : il numero di ricorso;
  • Corte I.L.  : l’Importance Level ;
  • Descrizione  : una breve esposizione dei fatti del caso, secondo le anticipazioni ufficiali pubblicate dalla Corte;
  • Petitum  : le richieste dei ricorrenti, secondo le anticipazioni ufficiali pubblicate dalla Corte;
  • Dispositivo  : l’esposizione sintetica del dispositivo, come risultante dalla sentenza pubblicata dalla Corte.

Le fonti delle informazioni riportate sono tutte ufficiali e consultabili in inglese/francese sui siti ufficiali della Corte EDU: http://www.echr.coe.int/ECHR/Homepage_EN e  http://hudoc.echr.coe.int .

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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