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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 14/11/2013

Quest’oggi – 14 Novembre 2013 – la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è pronunciata su ben 13 vicende giudiziarie che cittadini europei, e non, hanno sottoposto al suo sindacato. L’oggetto è, per tutte, il medesimo: violazioni dei diritti umani sanciti e protetti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo. Gli stati coinvolti e giudicati sono: Francia, Grecia, Azerbaijan, Belgio, Croazia, Russia ed Ucraina; tutti sono risultati colpevoli, a vario titolo, di quelle violazioni e molti dovranno risarcire i danni arrecati alle vittime.

Interim measures ed estradizione: come la Corte previene la violazione dei diritti umani

Corte Europea dei Diritti dell'Uomo 10 - fiume III

La giustizia che si può ottenere a Strasburgo non brilla di speditezza. Basta guardare le date in cui sono stati proposti i ricorsi di oggi (ve ne sono ben due del 2004!) per capire che ha ragione chi dice che la Corte Europea “è vittima del proprio successo“. Troppo ricorsi per un giudice che dovrebbe intervenire soltanto a quelle violazioni sfuggite dal controllo dei singoli paesi. Gli Stati controllano poco e male, e così i ricorsi fioccano in gran numero, intasando il giudice europeo e rendendo decennali i tempi di una causa. Non a caso le nuove tendenza di riforma del sistema convenzionale, che vengano dagli stati (il Protocollo XV ridurrà il termine entro il quale proporre ricorso da 6 a 4 mesi) o dalla stessa corte (le sentenze pilota danno respiro alla corte, mentre gli stati risolvono disfunzioni strutturali), sono nel senso di ridurre la mole del contenzioso..

Ma accanto a quel binario, rallentato e appesantito, ve n’è un altro, molto più spedito: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo può concedere in tempi brevissimi Interim measures a favore del ricorrente per evitare e prevenire le violazioni dei diritti umani. Come le comuni misure cautelari, anche queste interim measures sono concesse non al termine bensì all’inizio di un processo, e servono non a fare giustizia (come la sentenza che accerta le responsabilità degli stati e dispone l’equa riparazione) bensì per prevenire una imminente ingiustizia.

Di queste misure ha giovato Z.M., vignettista del movimento politico “Mouvement de Libération du Congo”, che era lì per lì per essere estradato dalla Francia in Congo, dove (come ha riconosciuto la Corte a due anni di distanza) avrebbe rischiato trattamenti inumani e degradanti; senza questa misura, ora i suoi diritti sarebbero irrimediabilemnte compromessi. Chi avrebbe potuto riportarlo indietro una volta rinchiuso dietro le sbarre di un carcere congolese?

Stop estradizioneDi queste misure avrebbe voluto giovarsene anche Yusup Kasymakhunov, affiliato all’organizzazione terroristica Hizb-ut Tahrir e ricercato tanto in Russia quanto in Uzbekistan; per lui la Corte era intervenuta, vietando alla Russia di allontanarlo alla volta di Taškent . Il principio è universale: i diritti umani spettano agli esseri umani, ancorché efferati (o presunti efferati) terroristi. Tuttavia può poco un giudice europeo contro uno stato che, di nascosto e abusando del potere conferitogli dalla legge, fugge dai propri obblighi tramite la forza pubblica. Caricato su un aereo della  Uzbekistan Airways, la sorte del ricorrente è ad oggi sconosciuta. Che ci sia lo zampino della Russia in quell’imbarco, lo ha riconosciuto oggi la Corte condannando l’ex Repubblica Sovietica per violazione dell’articolo 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti, anche in sede di estradizione), nel suo aspetto sostanziale.

E infine di queste misure ha approfittato, meno virtuosamente ma comunque legittimamente, anche Gaji Chankayev , ribelle ceceno che ha soltanto ritardato la sua estradizione. La Corte Europea – pur accogliendo altre sue richieste e per queste condannando l’Azerbaijan – ha negato che la sua estradizione verso la Russia lo esporrebbe ad un rischio effettivo e concreto di subire trattamenti unumani e degradanti. Tanto più che in Russia c’era già stato una volta, e lì aveva scontato una pena detentiva..ritornare in Russia sarebbe stata l’ennesima staffetta fra due giustizie, quella russa e quella azera, che già da un po’ si scambiano l’imputato per processarlo e fargli scontare la pena..fino ad oggi, pare, senza sottoporlo a trattamenti contrari ai diritti umani.

I tempi (alterni) di risposta della corte: una misura cautelare in 1 giorno, in 11 giorni o in oltre 2 mesi

Ma quanto tempo ha voluto la Corte prima di intervenire adottando le misure cautelari? I casi di oggi ci consentono fare due conti. Nel caso Chankayev v. Azerbaijan il ricorso, contente anche la domanda di Interim measures, è stato inviato alla Corte il 1° Settembre; la interim measure è stata comunicata al Governo azero il 12 Settembre, ossia 11 giorni dopo. Nel caso Z.M. v. France il legale del ricorrente (avvocato di Strasburgo nell’ambito del gratuito patrocinio) hanno inviato il ricorso il 29 giugno 2011 e la misura cautelare è intervenuta il 30 Giugno, lasciando trascorrere un solo giorno. Infine, il ricorso dello sfortunato Yusup Kasymakhunov (Kasymakhunov v. Russia ) è datato 15 Maggio 2012, mentre la misura cautelare 17 Luglio: qui trascorrono invece più di due mesi (62 giorni per l’esattezza).

Nel complesso, lo strumento sancito dall’articolo 39 del Regolamento della Corte Europea sembra efficiente e spedito. Le misure cautelari vengono adottate quasi esclusivamente in tema di estrazione verso un paese il ricorrente sarebbe esposto al rischio di subire trattamenti inumani e degradanti; lo Stato che, disattendendo la decisione proveniente da Strasburgo, estradasse comunque il soggetto sottoposto alla sua giurisdizione, incorrerebbe in una violazione non solo dell’articolo 3 CEDU (Divieto di trattamenti inumani e degradanti), ma anche dell’articolo 39 CEDU relativo al diritto di ricorso. Il ché è, il più delle volte, un funzionale deterrente contro gli Stati e un’ottima protezione contro chi, estradato, perderebbe ogni speranza di avere giustizia.

Per approfondire, leggi i factsheets: Interim measures Expulsions and extraditions pubblicati sul sito della stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Case of
N.ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Chankayev v. Azerbaijan56688/123Gaji Chankayev è un ribelle ceceno condannato tanto dalla giustizia azera quanto da quella russa; nello scontare le proprie pene, è estradato prima dall’Azerbaijan verso la Russia, e poi viceversa verso l’Azerbaijan. Nel 2012 sopraggiunge una nuova condanna in Russia e le autorità azere si preparano ad estradarlo: è allora che interviene la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale, investita del caso, vieta all’Azerbaijan di estradare il ribelle ceceno fino alla decisione del ricorso da lui presentato a Strasburgo. Il sign. Chankayev afferma che rientrando in Russia rischierebbe di subire, durante la detenzione, trattamenti inumani e degradanti, ma anche l’assenza in Azerbaijan di un valido strumento giuridico per far valere le proprie ragion contro l’estradizione.Articolo 3
Articolo 13
Resto inammissibile
Nessuna violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - Estradizione) (condizionale) (Russia)
Violazione dell’Articolo 13 + 3 - Diritto a un ricorso effettivo (art. 13 - ricorso effettivo) (Articolo 3 - Divieto della tortura; Estradizione)
M.D. v. Belgium56028/104M.D. è un cittadino della Guinea-Bissau fuggito in Belgio e in attesa di estradizione verso la Grecia. Egli fa per ben tre volte richiesta di asilo politico in Belgio, sostenendo che in Grecia sarebbe esposto a maltrattamenti e violenze da parte dell’autorità, e dal 26 Aprile al 3 Settembre resta detenuto. Nel mentre si susseguono alterne vicende giudiziarie, nelle quali ottiene variabilmente torto e ragione: contro la lentezza e l’inefficacia degli strumenti di revisione di quella detenzione oggi propone ricorso, e insieme chiede che venga impedita la sua estradizione verso la penisola ellenica, perché contraria ai diritti umani.Articolo 3
Articolo 5
Violazione dell’Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-4 - speditezza della revisione)
Topčić-Rosenberg v. Croatia19391/112Diana Topčić-Rosenberg è una imprenditrice croata che diviene madre, ancorché adottiva, nel 2006. Il suo figlio adottivo aveva allora 3 anni. Nonostante le richieste e i ricorsi alla giustizia croata, finanche alla Corte Costituzionale, non le è riconosciuto un congedo retribuito per maternità. La ragione è che questo spetta soltanto alle madri biologiche e soltanto fino al compimento del primo anno del nascituro. Oggi la Sign.ra Topčić-Rosenberg contesta questa esclusione, ritenendolo discriminatoria verso di lei, quale madre adottiva e quale lavoratrice autonoma.Articolo 8
Articolo 14
Parzialmente inammissibile
Violazione dell’Articolo 8 + 14 - Divieto di Discriminazione (Articolo 14 - Discriminazione) (Articolo 8-1 - Rispetto della vita familiare; Articolo 8 - Diritto al rispetto della Vita Privata e familiare)
Danni - Domanda respinta
Danno patrimoniale - Aggiudicato
Z.M. v. France40042/113Z.M. è un vignettista congolese appartenente al “Mouvement de Libération du Congo”. In Congo è stato detenuto per tre settimane, nel 2006: in carcere non aveva accesso ad un avvocato, né poteva rivolgersi ad un giudice; il cibo era scarso e spesso veniva privato del sonno; infine era interrogato da agenti violenti, che, tra le altre cose, spegnevano le sigarette su di lui. Successivamente è evaso e nel 2008 è fuggito in Francia, dove ha chiesto asilo. Ma le autorità francesi hanno rigettato la sua richiesta, minacciando di estradarlo alla volta del Congo. Soltanto l’intervento della Corte Europea, che con misura cautelare ne ha impedito l’espulsione, gli consente di permanere in sicurezza in Francia. Oggi la Corte si pronuncia sul suo ricorso, nel quale denuncia che, ritornando in Congo, sarebbe esposto a nuovi soprusi. Articolo 3Resto inammissibile
Violazione dell’Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - Espulsione) (condizionale) (Repubblica Democratica del Congo)
Danno patrimoniale - reclamo respinto
Danno non patrimoniale - accertamento della infrazione da solo sufficiente
Blokhin v. Russia47152/063Ivan Blokhin è un dodicenne russo mentalmente disturbato. Accusato di estorsione, non può essere processato: in quanto minorenne, non è imputabile. Ma comunque, tra il 21 febbraio e il 23 marzo del 2005 il Tribunale di Novosibirsk ne dispone la detenzione in un carcere minorile. Nonostante l’opposizione del nonno, il piccolo Ivan attenderà trenta giorni prima di esser liberato. Oggi i legali di Ivan chiedono giustizia in Europa: denunciano infatti le condizioni inumane e inappropriate a cui è stato sottoposto il minorenne disturbato, nonché l’illegittimità di quella detenzione e varie irregolarità processuali.Articolo 3
Articolo 5
Articolo 6
Resto inammissibile
Violazione dell’Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - trattamento degradante; Trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Violazione dell’Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-1 - Privazione della libertà; Articolo 5-1-d - Minori)
Violazione dell’Articolo 6 +6-3- c - Diritto ad un processo equo (art. 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo; Articolo 6-3-c - difesa attraverso l'assistenza legale) (Articolo 6 - Diritto a un equo processo; Articolo 6-3-c - difesa attraverso l'assistenza legale)
Violazione dell’Articolo 6 + 6-3- - Diritto ad un processo equo (art. 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo; Articolo 6-3-d - Esame dei testimoni; Ottenimento della partecipazione di testimoni) (Articolo 6 - Diritto a un equo processo; Articolo 6-3-d - Esame dei testimoni; Ottenimento della convocazione dei testimoni)
Danno non patrimoniale - aggiudicato
Kasymakhunov v. Russia29604/123Yusup Kasymakhunov è un cittadino uzbeko sospettato di essere membro dell’organizzazione terroristica islamica Hizb-ut Tahrir, attiva tanto in Russia quanto in Uzbekistan . Per tali ragioni è ricercato in entrambi i paesi e nel Febbraio del 2004 è arrestato a Mosca. Dopo aver scontato la sua pena, le autorità russe si preparano ad estradarlo alla volta dell’Uzbekistan ma il sign. Kasymakhunov si oppone: in patria rischierebbe trattamenti inumani e degradanti. Se i giudici russi restano indifferenti alle sue richieste, invece la Corte di Strasburgo decide di esaminare il suo ricorso, e nel mentre vietare alla Russia la sua estradizione. Tuttavia, ad oggi il sign. Kasymakhunov è scomparso: l’unica traccia è quella di un volo dell’ Uzbekistan Airways, col quale sarebbe tornato in Uzbekistan il 14 Dicembre 2012. I suoi legali immaginano un rapimento da parte di agenti russi, in palese violazione del divieto di estradizione espresso dai giudici europei, nonché dei diritti umani del ricorrente.Articolo 3
Articolo 5
Articolo 13
Articolo 34
Resto inammissibile
Violazione dell’Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - Espulsione; Obblighi positivi) (Uzbekistan)
Violazione dell’Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - L'effettivo accertamento) (aspetti procedurali)
Nessuna violazione dell’Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-1 - regolare stato di arresto o di detenzione; Articolo 5-1-f - Estradizione)
Violazione dell’Articolo 34 - Ricorsi individuali (Articolo 34 – ostacolo all'esercizio del diritto di ricorso)
Danno non patrimoniale - aggiudicato
Kozlitin v. Russia17092/044Vitaliy Kozlitin è un cittadino russo condannato per rapina ed omicidio aggravato. Oggi denuncia la violazione del suo diritto di difesa, nel corso dei procedimenti penali: in particolare, non avrebbe potuto partecipare personalmente al processo davanti alla Suprema Corte russa, e quindi rilasciare dichiarazioni (a suo dire decisive) circa il suo alibi per quel fatto delittuoso e la confessione di altro coimputato, che si era assunto al responsabilità del delitto.Articolo 6Violazione dell’Articolo 6 +6-3 - c - Diritto ad un processo equo (art. 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - equo) (Articolo 6 - Diritto a un equo processo; Articolo 6-3-c - Difesa in persona)
Ryabtsev v. Russia13642/063Oleg Ryabtsev è un cittadino russo condannato per rapina a mano armata. La prova principe della sua condanna è stata la sua confessione, rilasciata durante la detenzione presso la stazione di polizia dove è stato condotto dopo la rapina. Oggi accusa gli agenti russi di averlo malmenato fino ad estorcergli la confessione, e alla giustizia russa di non aver svolto indagini adeguate su quelle violenze. Articolo 3
Articolo 6
Violazione dell’Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - trattamento degradante; Trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Violazione dell’Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - L'effettivo accertamento) (aspetti procedurali)
Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo)
Danno non patrimoniale - aggiudicato
Aleksandr Nikonenko v. Ukraine54755/084Aleksandr Nikonenko è un cittadino ucraino coinvolto in una lite al mercato. Mentre in sede civile ottiene un risarcimento dall’aggressore, in sede penale le indagini procedono a rilento e senza risultati: il colpevole non è individuato e il reato si prescrive. Egli oggi denuncia la giustizia ucraina perché lenta ed inefficace anche in un caso che – sotto vari aspetti – appariva di facile soluzione.Articolo 3
Articolo 6
Articolo 13
Violazione dell’Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - L'effettivo accertamento) (aspetti procedurali)
Shmushkovych v. Ukraine3276/104Mykhaylo Shmushkovych è leader di una associazione non governativa nonché consigliere comunale della città di Odessa. Egli organizzò il 19 Marzo 2009 una manifestazione politica, pacifica, dandone preavviso all’autorità soltanto due giorni prima: per questo è stato condannato a pagare un’ammenda, che egli ritiene contraria ai suoi diritti sanciti dalla Convenzione Europea. Inoltre, la sentenza che irroga l’ammenda sarebbe stata pronunciata privatamente, contro la prescrizione europea che vuole una pronuncia a porte aperte, in pubblico.Articolo 6
Articolo 11
Violazione dell’Articolo 11 - Libertà di riunione e di organizzazione (art. 11-1 - Libertà di riunione pacifica)
Nessuna violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - Procedimento amministrativo; Articolo 6-1 - Audizione pubblica)
Skorokhodov v. Ukraine56697/094Dmitriy Skorokhodov è un cittadino ucraino che denuncia un’aggressione da parte di alcuni suoi colleghi. Le indagini tuttavia si dimostrano lente ed inefficaci – ciò è oggetto del suo ricorso in C.EDU - , impedendogli di far luce sulla vicenda e di ottenere il risarcimento dei danni subiti.Articolo 3
Articolo 6
Articolo 13
Violazione dell’Articolo 3 - proibizione della tortura (art. 3 - Indagine effettiva) (aspetto procedurale)
Ripetitive cases
Shevchenko v. Russia11536/044Articolo 5
Articolo 1 Prot. 1
Nessuna violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - Procedura di esecuzione; Articolo 6-1 - Accesso a breve)
Nessuna violazione dell’Articolo 1 del Protocollo n ° 1 - Protezione della proprietà (Articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 -. Rispetto dei beni)
Casi di eccessiva durata di procedimenti
Triantafyllou v. Greece26021/104Articolo 6
Articolo 13
Violazione dell’Articolo 6 - Diritto ha Processo equo (art. 6 - Procedimento Amministrativo; Articolo 6-1 – durata ragionevole)
Violazione_dell’Articolo_13 - Diritto ha Ricorso Effettivo (art. 13 - Ricorso Effettivo)

Note alla rassegna

Di seguito la rassegna delle sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data Giovedì 14 Novembre  2013, di cui, per ciascuna, si ripropongono:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla sentenza caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • N.ricorso  : il numero di ricorso;
  • Corte I.L.  : l’Importance Level ;
  • Descrizione  : una breve esposizione dei fatti del caso, secondo le anticipazioni ufficiali pubblicate dalla Corte;
  • Petitum  : le richieste dei ricorrenti, secondo le anticipazioni ufficiali pubblicate dalla Corte;
  • Dispositivo  : l’esposizione sintetica del dispositivo, come risultante dalla sentenza pubblicata dalla Corte.

Le fonti delle informazioni riportate sono tutte ufficiali e consultabili in inglese/francese sui siti ufficiali della Corte EDU: http://www.echr.coe.int/ECHR/Homepage_EN e  http://hudoc.echr.coe.int .

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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