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Niente scii, siamo svizzeri: la Corea del Nord insorge.

Il governo svizzero è stato accusato dalla Corea del Nord di violazione dei diritti umani per le seguenti motivazioni: il governo svizzero ha bloccato un contratto per la costruzione di un impianto sciistico di risalita sul monte Masik in ossequio della decisione delle Nazioni Unite di applicare nuove sanzioni contro il regime dittatoriale nordcoreano. Anche i più morigerati saranno piegati in due leggendo questo fatto.

ggEbbene, c’è di più. Le agenzie stampa del governo di Pyongyang hanno dichiarato: “si tratta di una grave violazione dei diritti umani e di una misura discriminatoria verso il nostro popolo. I paesi cosiddetti democratici vogliono privare i nord coreani del loro diritto fondamentale di beneficiare di una vita culturale”.

Terminate le sguaiate risate, come commentare seriamente una simile notizia?

Già di recente Kim Jong-Un aveva reso un’ ilare dichiarazione alla comunità internazionale minacciando gli Stati Uniti di attacco nucleare. Adesso il governo di Pak Pong-Ju ha rincarato la dose. Forse a questi grandi leader converrebbe lasciare l’arte del governare per dedicarsi a un cabaret. Qualcuno davvero pensa che il mondo occidentale discrimini il popolo della Corea del Nord? Se guardiamo alle statistiche sui così detti “hate speeches”, possiamo dire che i “crimini d’odio” contro il popolo della coreano (ma del Nord! Quelli del Sud, evidentemente, sono alieni) sono più incidenti che un problema sistematico.

Inoltre, qualcuno considera veramente quel danno una “violazione del diritto alla vita culturale”? Sicuramente anche i giornalisti quando non sono allineati al regime hanno la stessa posizione. Che dire degli artisti o delle opere culturali straniere?

Viene quasi da pensare che l’unica vera vittima sia la Bartholet Maschinenbau, l’azienda svizzera che si è trovata senza il corrispettivo promesso: sette milioni di franchi (poco più di cinque milioni e mezzo di euro). Non c’è, tra l’altro, una violazione nella vita culturale del paese nel permettere che il destino della nazione sia diretto da una dinastia? Inutile aggiungere altro. Lo devono essere davvero: un dittatore vive sul consenso che suscita, oltre che sulla sua violenza. Senza questionarlo, senza derisione, il dittatore diventa una faccenda seria, radicalizzando il suo potere. Proprio questo bisogna evitare: perché di potere si tratta. La Corea del Nord è, in fondo, una spina che vogliamo dimenticare.

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Tra gli studenti raramente si potrebbe trovare qualcuno capace di descrivere la guerra di Corea, che non a caso viene chiamata “la guerra dimenticata”. Seppur, al contrario, fu estremamente rilevante nel contesto europeo del dopoguerra: l’intervento di Stalin mostrò all’occidente il volto dell’ex alleato (precedentemente alleato di Hitler, d’altra parte), convinse gli alleati a creare uno stato sovrano nella Germania occupata (si pensi che Morgenthau voleva punire la Germania trasformandola in un grande campo da coltivare, senza industria) e, per quello che riguarda noi da vicino, convinse alcune nazioni a entrare nella NATO. Non parliamo poi delle conseguenze di quella guerra. Oggi possiamo vedere, in quella penisola, a sud una nazione di ottimi costumi e di eccellente economia, nel nord un medioevo che, a paragone, rende il medioevo europeo con le sue pestilenze preferibile. La Corea del Nord vive tutt’oggi in uno stato paragonabile a quello feudale. La nazione è divisa nel così detto “sonbun” ovvero un mix dei concetti di casta e lealtà al regime: si può essere “fedeli”, “indecisi” od “ostili”. Le caste sono abbastanza fisse: difficile salire se anche la tua famiglia non era di una certa casta, ma scendere è facilissimo. Purtroppo scendere vuol dire essere imprigionati nelle carceri o peggio in campi. Se invece si vive normalmente, si è intrappolati in una dittatura burocratica pesantemente sproporzionata verso il potere militare in cui è impossibile nascondere le proprie origini (sopratutto dopo il censimento degli anni ’60). In una situazione simile, con le armi atomiche sullo sfondo e una instabilità locale (la Corea del Nord riuscì spesso a gelare i suoi legami con Mosca e con la Cina ha anche oggi legami non proprio rosei), vogliamo veramente credere che sia colpa del cattivo occidente? Siamo sicuri che sia la Svizzera a tenere comportamenti che violino i diritti umani?

Conclusioni

Ridere a crepapelle. Questa è l’unica vera risposta.

Kim Jong-Un non è estraneo a simili “spacconerie” e in futuro non ci priverà del piacere di una sana risata. La sua autorità è sempre più minata, sopratutto nell’era di internet: il suo popolo può tranquillamente vedere come non esista il cattivo complotto occidentale atto a reprimere i diritti umani nella sua nazione. Al contrario, se potrà vedere il mondo occidentale farsi una risata alle spalle del leader, che tra l’altro ha studiato a Berna, inizierà davvero a mettere in dubbio quell’atteggiamento divino che sempre viene suscitato dai leader nel mondo orientale. Persino quando il leader è tecnicamente un comunista e dunque ateo. Solo una risata può far sorgere quei dubbi che nemmeno gli eserciti più repressivi possono fermare. Per mutuare da Krusciov: caro dittatore, le nostre risate ti seppelliranno.

 

Link per approfondire:

http://www.mattinonline.ch/la-corea-del-nord-la-svizzera-viola-i-diritti-umani/

http://www.ticinolive.ch/2013/10/10/la-corea-del-nord-accusa-la-svizzera-di-violazione-dei-diritti-umani/

About Riccardo Varisco

Laureando in informatica giuridica presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica, sede di Milano. Appassionato di scienze naturali e strategia militare.

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