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La Corte Europea libera terrorista basca. Pazzia, giustizia o mistificazione mediatica?

I diritti umani di tutti e ciascuno indistintamente o solo di chi li merita? Una riflessione sul caso Del Río Prada v. Spain

Un terrorista indipendentista, con all’attivo 24 omicidi e una condanna a 3.828 anni di reclusione, ha diritto ai diritti umani? Non è una tautologia: i diritti umani sono un diritto di tutti e di ciascuno, in quanto esseri umani?  Oppure chi non risponde ad un modello, diffuso e condiviso, di umanità, perde il diritto ai diritti umani,  degradando ad un nihil sprovvisto di una qualsiasi dignità e destinato ad ogni – questo sì, inumano – sopruso? La risposta non può che essere quella più intuitiva – e scomoda: i diritti umani vanno agli essere umani come tratto imprescindibile della loro dignità, e non possono degradare ad un privilegio di qualcuno secondo il tribunale emotivo della società e dell’informazione. Il giorno che la piazza potrà linciare i colpevoli, facendosi da sé giustizia, avremo rinunciato alla civiltà, al diritto, e alla nostra umanità.

Ines del Rio Prada

Ines del Rio Prada

Il caso

Lo spunto alla riflessione ci proviene dalla recente pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Il giudice europeo, con sede a Strasburgo, è stato chiamato nel caso Del Río Prada v. Spain a decidere sulle responsabilità della Spagna nell’applicazione dei diritti umani ad una sua detenuta, macchiatasi di efferati crimini contro il popolo spagnolo. Questa è la sua seconda sentenza sul caso, che era stato già deciso in primo grado dalla Terza Sezione: ma la richiesta della Spagna di un nuovo esame ha portato il caso davanti alla Grande Camera, ultimo grado del tribunale europeo.

Il caso riguarda Ines del Rio Prada, membro dell’ETA (Euskadi Ta Askatasuna), l’organizzazione terroristica che propugna la lotta armata per l’indipendenza del popolo basco; la terrorista era stata giudicata colpevole di molteplici stragi e assassini tra il 1982 ed il 1987, e per questo condannata a più di 3000 anni di carcere. La cifra, impossibile da immaginare e da scontare, era stata ridotta per legge a 30 anni di reclusione, ossia al massimo di pena che il codice penale spagnolo consente di applicare ad un condannato. A differenza dell’Italia, la Spagna, come il Portogallo, non conosce la pena perpetua dell’ergastolo, il ché pone la penisola iberica nell’avanguardia (da questo punto di vista) circa la tutela dei diritti umani (sui molti dubbi di compatibilità tra ergastolo e diritti umani davanti alla Corte Europea, leggi: Ergastolo senza speranza di liberazione condizionale e Art. 3 Cedu: (poche) luci e (molte) ombre in due recenti sentenze della Corte di Strasburgo).

Ines del Rio Prada è chiamata a scontare la sua pena, consistente in tre decadi di reclusione, ma – al pari di qualunque detenuto spagnolo – spera nella liberazione anticipata giustificata dallo svolgimento di lavori all’interno del carcere: circa un giorno in meno di pena per ogni due passati a lavorare in carcere. È la legge a prevederlo (art.100 codice penale spagnolo). E la legge, anche in Spagna , è uguale per tutti . Così i giudici spagnoli riconoscono alla terrorista basca il tanto agognato sconto di pena, ma con un piccolo correttivo: gli 8 anni di sconto sulla detenzione vanno scalati dalla pena millenaria e non dalla pena applicata! Ines del Rio Prada potrà uscire dalla prigione trascorsi non  3.828 anni, bensì 3.820 anni tondi. Poi, che di fatto non le cambi nulla, perché sempre 30 anni di galera le aspettano, poco importa: la legge prevede lo sconto di pena; lei merita lo sconto di pena; lei avrà uno sconto di pena, ancorché fasullo e inutile.

Eta

L’idea di applicare alla pena simbolica e non alla pena in concreto irrogata la riduzione per lavori socialmente utili non è una idea del legislatore spagnolo che ha scritto la legge, bensì del giudice spagnolo. Nel 2006, quando Ines del Rio Prada aveva già scontato 17 anni di reclusione, svolto 17 anni di lavori socialmente utili, aspettandosi di uscire di prigione il 2 Luglio del 2008, la Suprema Corte spagnola pronuncia la sentenza no. 197/2006 del 26 Febbraio, nella quale inventa la c.d. Dottrina Patriot e le proroga la detenzione fino al  27 giugno 2017. Secondo il nuovo orientamento giurisprudenziale, che prende il nome dal terrorista basco H. Parot, il primo a cui è applicato, lo sconto di pena va calcolato sulla pena massima irrogata, anche se a questa si darà esecuzione limitata – nel massimo di 30 anni.

Il giudice di Strasburgo non ha valutato positivamente tale cambiamento di diritto vivente e ha condannato la Spagna per due violazioni dei diritti sanciti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo: violazione dell’articolo 7 CEDU (nulla poena sine lege) perché il giudice spagnolo ha applicato alla condannata una pena più grave di quella che poteva prevedere al momento in cui ha commesso i delitti per cui paga: retroagendo gli effetti della dottrina Parot, ed applicando ad essa il calcolo sfavorevole, difatti le si allungava la carcerazione di 9 anni, vanificando anche i lavori socialmente utili svolti in carcere.; e violazione dell’articolo 5 CEDU (Diritto alla libertà e sicurezza) perché Ines del Rio Prada è stata detenuta ingiustamente dal 3 Luglio 2008 fino alla pronuncia della sentenza del giudice europeo. Infine, La Corte di Strasburgo delibera per la liberazione di Ines del Rio Prada nel più breve tempo possibile e per il pagamento, in suo favore da parte della Spagna, di 30.000 € di equa riparazione.

Conclusioni

ETA - Ines del RioAlla sentenza del giudice europeo sono seguite proteste da parte del popolo spagnolo e commenti infervorati di privati e istituzioni. Il lietmotiv è lo stesso: un oscuro e sconosciuto giudice europeo libera un efferato terrorista che deve ancora pagare le sue colpe, intromettendosi negli affari nazionali della Spagna. Purtroppo questa è una mistificazione buona per le conversazioni da bar, ben facile da smentire. Il giudice europeo applica i diritti contenuti in una carta – la Convenzione Europea – che anche la Spagna si è impegnata a rispettare e che fa parte del suo ordinamento come legge. Cosa c’è di strano se qualcuno applica la legge allora? E se lo fa un giudice, sito a Strasburgo, sulla scorta di una legittimazione che, guarda caso, gli è stata riconosciuta proprio dalla Spagna? C’è da chiedersi piuttosto perché è stato necessario un ricorso alla Corte Europea – e 5 anni di ingiusta detenzione per Ines del Rio- affinché venisse applicata una legge in vigore in Spagna. Insomma, è la legge spagnola ad imporre la liberazione di Ines del Rio Padra, e sarà sempre la legge spagnola a consentire la liberazione di altri terroristi a cui la dottrina Parot ha precluso retroattivamente la libertà, dopo decenni di carcere; e ciò che sia fatto spontaneamente dai giudici spagnoli o tramite nuove pronunce del giudice di Strasburgo. Si scandalizzino piuttosto gli spagnoli di come principi giuridici della migliore tradizione occidentale siano stati facilmente e indiscriminatamente elusi, e si uniscano a noi nel riconoscere che, nei difficili equilibri che ricrea una giustizia nazionale forse troppo emotiva, senza la Corte Europea una persona (ormai) libera sarebbe stata costretta ad una ingiusta detenzione. Il ché non è un bene, se di giustizia vogliamo parlare.

Per approfondire:

La sentenza della Grande Camera (ultimo grado) del 21 Ottobre 2013 è reperibile qui: Del Río Prada v. Spain.

La sentenza della Terza Sezione (primo grado) del 10 Luglio 2012 è reperibile qui: Del Río Prada v. Spain.

Lettera 43La Repubblica – Corriere della Sera (al netto delle imprecisioni: sentenza annullata?)

La Grande Camera della Corte EDU su principio di legalità della pena e mutamenti giurisprudenziali sfavorevoli da http://www.penalecontemporaneo.it/

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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