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Diffamazione o privazione del Diritto d’espressione? La Corte Europea accerta una violazione negata dalle Corti finlandesi

La limitazione del diritto d’espressione come sappiamo è un geme che silenzioso e latente si diffonde anche nelle democrazie più avanzate, segnale che non si è mai immuni da questa, potremmo semplicisticamente denominarla, deplorevole inclinazione.
Un caso simile è accaduto anche in una democrazia nordica, evoluta ed avanzata, come la Finlandia.

I fatti risalgono al Yleisradion_Iso_Paja2006, quando il giornalista Juha Ristamäki e il suo superiore Ari Korvola membri del Yleisradio Oy, la società radiotelevisiva di Stato finlandese, sono stati incriminati per due puntate di un programma d’attualità andate in onda il 27 e il 28 Febbraio del suddetto anno.
Il tema delle puntate riguardava uno scandalo economico che si celava dietro la costruzione di un centro sportivo, dove emergeva il nome di un noto uomo di affari finlandese (in quel periodo sotto processo per reati economici) Kari Uotin. Nelle puntate incriminate si denunciava, in particolar modo, la mancanza di cooperazione tra le autorità fiscali e la polizia nella specifica indagine.

Subito dopo la messa in onda di questa inchiesta il Pubblico Ministero, nel dicembre 2006, avviò un procedimento penale nei confronti del giornalista e del suo dirigente, poiché – a sua detta – erano state trasmesse false insinuazioni sulla rete pubblica diffamanti e lesive della reputazione e dell’onorabilità dell’imprenditore finlandese.

Dal canto loro, i due convenuti hanno respinto le accuse, asserendo che la trasmissione riportava fatti veritieri e reali, privi di alcun intento criminale, ma concernenti semplicemente un problema generale come la mancata cooperazione tra l’autorità fiscale e la polizia.
YlenMa in tutti i gradi di giudizio (la Corte distrettuale di Helsinki, la Corte d’Appello e la Corte Suprema) il giornalista e il suo editore sono stati ritenuti colpevoli di diffamazione aggravata perché hanno trasmesso mediante i mass media ad un ingente numero di persone fatti non veritieri e lesivi dell’immagine di K.U.

Dinanzi a questo verdetto, a prima vista, giuridicamente inconfutabile poiché condiviso in tutti e tre i gradi di giudizio, i due cittadini finlandesi presentano un ricorso dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’uomo, lamentando di aver ingiustamente sofferto la violazione del loro Diritto alla Libertà di Espressione, sancito all’articolo 10 Cedu.
A loro difesa i ricorrenti affermano di aver agito in buona fede, sostenendo che nelle puntate del loro programma televisivo si è trattato semplicemente di un problema d’interesse generale, come la mancanza di cooperazione tra la polizia e le autorità fiscali, mediante l’approfondimento di due casi che testimoniano questa mancanza.

Come ben sappiamo il diritto sancito all’art 10 della Convenzione può essere soggetto a delle limitazione tassativamente previste nei paragrafi del suddetto articolo, godendo gli Stati a tal proposito di un certo margine di discrezionalità. Nell’esercizio del suo potere di controllo la Corte verificare se si è in presenza di un’ ingerenza o meno, verificando la proporzionalità della misura posta in essere dallo Stato. Nello specifico verifica se essa sia conforme al connotato del “necessary in a democratic society”, ossia se la misura adottata sia proporzionale allo scopo legittimamente perseguito, e se le ragioni addotte dalle autorità nazionali per giustificarla fossero “pertinenti e sufficienti”, dovendo provare un altro requisito essenziale che è il “pressing social need” (un bisogno sociale imperioso).

Dopo un’attenta analisi e dopo aver effettuato un bilanciamento tra il diritto d’espressione dei giornalisti e la protezione della reputazione dell’imprenditore finlandese, la Corte ha accertato all’unanimità la violazione dell’art. 10 Cedu, affermando inoltre che le Corti nazionali non hanno tenuto conto in alcun modo del diritto di espressione dei ricorrenti e non hanno effettuato alcun bilanciamento tra i due diritti in conflitto. Infine la Corte ha stabilito un risarcimento di circa 7700 euro ai due ricorrenti. Una vittoria giudiziaria che ridà credibilità al lavoro di questi giornalisti messo in discussione e discreditato da più punti di vista, una violazione invisibile ai Giudici finlandesi che è stata accertata mediante l’attento sindacato dei Giudici di Strasburgo.

La sentenza è reperibile qui: sentenza Ristamäki and Korvola  v. Finland del 29 0ttobre 2013

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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