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Lampedusa: centro di accoglienza o carcere? In attesa della pronuncia della Corte EDU

L’art 5 CEDU prevede un principio generale secondo cui ognuno ha diritto alla libertà e alla sicurezza. Elenca poi delle eccezioni, dei casi previsti per legge, per cui l’individuo può essere privato della libertà; tra queste, al punto f, il caso di arresto o detenzione regolare di una persone per impedirle di entrare illegalmente nel territorio, oppure di una persona contro la quale è in corso un procedimento d’espulsione o d’estradizione.

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È proprio il punto f dell’art 5 della Convenzione a legittimare la presenza degli immigrati irregolari nei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE).
I CIE sono sparsi sul territorio italiano, ma uno dei centri di maggiore rilievo è quello di Lampedusa: l’isola rappresenta infatti il principale punto d’arrivo per la maggior parte dei naufraghi partiti dalle coste dell’Africa settentrionale. Quello di Lampedusa non è un vero e proprio CIE, bensì un Centro di Prima Accoglienza. Qui vengono accolti i clandestini per fornirgli le necessità primarie. I Centri di Accoglienza (CDA), si distinguono dai CIE, in quanto in quest’ultimi i soggetti non possono essere privati della libertà personale. Per esserne privati, sarebbe necessario un provvedimento di un giudice, che ne autorizzi la detenzione nei CIE.

Nel Centro di Accoglienza di Lampedusa alcuni soggetti vengono però trattenuti nel Centro senza provvedimenti giudiziari, o amministrativi. Gli stranieri vengono lì detenuti illegalmente, fino a periodi di 3 settimane, o addirittura di un mese. Vengono privati della propria libertà personale, senza nessun documento che lo accerti, senza conoscere nemmeno i motivi di quella detenzione.
Il CDA di Lampedusa ha anche l’aspetto di un vero carcere: filo spinato corre lungo il perimetro del Centro, Polizia ed Esercito ne controllano i confini. Ma non solo! Anche un rapporto del Consiglio d’Europa  ha stabilito che nel centro gli individui vengono privati della libertà personale, e, addirittura, una commissione del  Senato della Repubblica, istituita per valutare le condizioni di centri di accoglienza per gli immigrati, lo ha rilevato!

IMG_5774_1Davanti a tali violazioni, tutto sembra tacere. Infatti, a Lampedusa tutto è svolto sotto gli occhi attenti dei media e delle autorità. Nessuno sembra accorgersi di violare norme di legge, anzi, di non applicarle per niente! Recentemente sono state presentante delle denunce  alla magistratura penale italiana, perché accerti se le condotte tenute dalle forze dell’ordine configurino, oppure no, dei delitti.

Il 3 febbraio Arci e Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) hanno depositato presso la procura di Agrigento un esposto per la privazione della libertà degli immigrati; un esposto per sequestro di persona nei confronti degli immigrati trattenuti presso il centro di accoglienza di Lampedusa. Denunciarono il trattenimento dei migranti come illegittimo, perché privo della convalida giurisdizionale prevista dalla legge. La denuncia è stata però archiviata. La procura ha giustificato il caso dicendo che, essendo quello un centro di prima accoglienza, non è necessario un provvedimento per trattenere gli stranieri, senza minimamente prendere in considerazione la situazione.

In questo contesto è sorto, nel 2012, il ricorso di 3 cittadini tunisini che sono stati detenuti nel centro di Lampedusa senza alcun provvedimento. Il caso è tutt’ora pendente davanti alla Corte EDU (caso Khlaifia c. Italia, ric. n. 16483/12). Le vittime sono rappresentate dall’avvocato penalista Luca Masera e la sentenza è attesa entro la fine di quest’anno. I ricorrenti hanno invocato la violazione dell’articolo 3 (trattamenti inumani e degradanti), dell’articolo 5 (diritto alla libertà) e dell’articolo  4 del Prot. 4, per le modalità collettive di esecuzione delle espulsioni. Il Governo, invece, ha esposto osservazioni negando che ci sia stata privazione della libertà, in quanto si tratterebbe di un Centro di Accoglienza e non di Centro di Identificazione ed Espulsione.

Questa decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si spera possa essere non solo dichiarativa, per accertare la violazione, ma un monito per l’Italia! Una scossa, che possa finalmente chiarire la situazione e portarla nella sfera legale. Che si chiamino CIE oppure CDA, questi centri hanno il compito di accogliere gli immigrati irregolari e di fornirgli i beni primari per vivere per il tempo necessario. Nel 21° secolo è impensabile, in un Paese come l’Italia, che esistano ancora luoghi dove sia possibile agire al di fuori della legalità, tramite sotterfugi o espedienti! A Lampedusa la situazione è chiara e sotto gli occhi di tutti: ora si attende la sentenza della Corte di Strasburgo per appurare la questione, e fare in modo che la legge venga applicata anche lì, per tutti.

Fonti:

Luca Masera, Lampedusa: Politiche di detenzione e rimpatrio -da www.storiemigranti.org

Il rispetto della dignità della persona e l’Immigrazione in Italia: binomio o ossimoro? da www.dirittieuropa.it

 

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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