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La perquisizione non è un atto di guerra! La Bulgaria tre volte colpevole a Strasburgo

Si è chiusa il 15 Ottobre 2013, con la sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la vicenda riguardante l’arresto e la detenzione del parlamentare bulgaro Boris Gutsanov. I Giudici i Strasburgo hanno rilevato le violazioni dell’Art 3 (divieto di tortura), dell’Art 5 (libertà e sicurezza) e dell’Art 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) compiute dallo stato bulgaro nei confronti del ricorrente.

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I fatti avvengono nel 2010 quando durante l’operazione di polizia denominata “Le Meduse“, volta ad accertare la correttezza dei bilanci comunali e la destinazione di alcune somme pubbliche in riferimento a specifici affari, si scopre che Gutsanov, all’epoca Presidente del Consiglio Comunale di Varna, aveva compiuto, utilizzando il denaro pubblico, numerose operazione economiche “pericolose” e ripetute frodi per l’acquisto dei mezzi di trasporto utilizzati dal servizio urbano.
Con l’accusa di appropriazione indebita e abuso d’ufficio viene quindi arrestato, perquisito e condotto immediatamente in carcere in attesa di interrogatorio entro le 72 ore successive. In quella prigione rimarrà invece in custodia cautelare per 2 mesi, prima di essere liberato su cauzione.

Invocando gli Articoli 3 e 5 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, Gutsanov decide di citare in giudizio la Bulgaria. Sconfessando tutte le accuse sul suo conto, sostenendo anzi di essere vittima di un complotto politico, si rivolge ai giudici di Strasburgo per far si che la sua vicenda e le sofferenze subite per quella detenzione siano messe in luce e sanzionate. Le modalità dell’arresto sono l’argomento principale del ricorso, viene sottolineato infatti l’immotivato utilizzo da parte degli agenti di armi pesanti e di passamontagna, accompagnato da una aggressività (brutalità si legge nella sentenza) non necessaria, sfociata poi in una perquisizione domiciliare svolta in modo agghiacciante. I poliziotti infatti dopo aver fatto all’alba una vera e propria irruzione nel suo appartamento hanno costantemente puntato le armi sia alla moglie che ai figli del parlamentare, seminando attimi di terrore e panico nella vita familiare dei Gutsanov. Una volta terminata la perquisizione, sotto casa si sono ammassati molti gruppi di giornalisti e intere troupe televisive per riprendere in diretta l’uscita dall’appartamento e il trasferimento al carcere. Video e fotografie che, neanche a dirlo, sono apparse poi per intere settimane su tutti i media bulgari.

Vagliate tutte queste circostanze e considerando anche altri elementi, come il ruolo politicosociale del ricorrente, la fedina penale immacolata, la sofferenza psicologica (documentata) patita dalla moglie e dai figli a seguito di quel blitz, i giudici della Corte Edu hanno stabilito che le modalità utilizzate in quella perquisizione erano state incompatibili con le norme del diritto Cedu e rappresentavano un vero e proprio abuso, nonchè violenza fisica e morale da parte della polizia. Si è prospettata quindi una violazione cumulativa di vari articoli, nello specifico l’Art 3, l’Art  5 e l’Art 8 Cedu. Lo stato bulgaro è stato poi condannato a versare (a titolo di risarcimento) 44.000€ alla famiglia Gutsanov.

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Questa vicenda in Bulgaria ha avuto un forte risalto mediatico, sia per il ruolo di spicco a livello politico di Gutsanov, sia per le reazioni che sono derivate dall’arresto. La casa di Gutsanov è diventata infatti per molti giorni un “set” di televisioni e mezzi di informazione che hanno aggiornato quasi in diretta sugli sviluppi della vicenda; i membri del suo partito (Partito socialista bulgaro “BSP”) hanno gridato al complotto, ritenendo l’arresto uno strumento repressivo, preordinato e di ordine prettamente politico, addirittura anticipato in esclusiva ai mezzi d’informazione, presenti poi durante la “cattura”. L’effetto mediatico provocato è stato ritenuto dalla Corte di Straburgo come un danno morale subito dalla famiglia ed è stato considerato ai fini del risarcimento.

La questione, che non entra in merito alla fattispecie penale del ricorrente dimostra come ancora una volta, i giudici di Strasburgo considerino l’uso della forza  come un’esigenza da proporzionare alle circostanze del caso di specie, non dimenticando anche gli argomenti “di contorno” che da questo possono derivare, così come può essere il semplice dovere di informazione.

Fonte: Human Rights Europe  –  La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Gutsanov v. Bulgaria

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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