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Default evitato negli Stati Uniti d’America, ma fu vera gloria?

Musei chiusi, servizi pubblici garantiti solo se essenziali, sudore freddo sulla fronte del presidente degli Stati Uniti da un lato e quello del presidente della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano John Boehner. Questo lo scenario di guerra delle ultime due settimane. Una guerra combattuta sui media dove la posta in gioco era la sopravvivenza dell’entità statale stessa.

All’ultimo, quando nessuno poteva sperare in un cambiamento radicale di posizione, la guerra è finita: l’accordo è stato trovato. Con 81 voti a 18 al Senato e 285 a 144 alla Camera, il voto è passato. Il bilancio è stato autorizzato fino al 15 gennaio 2014 e il tetto sul debito è stato alzato sino al 7 febbraio 2014.

toro Wall StreetNegli ambienti democratici si festeggia, in quelli repubblicani c’è grande divisione, data dalle frange moderate e quelle estreme del Tea Party.

Quale è la situazione tra gli elefanti? Di grande confusione. Il partito stesso, oltre che Obama, è in scacco del Tea Party. Se analizziamo le ultime due settimane gli unici vittoriosi sono proprio loro.

Il Tea Party è quella fronda del partito repubblicano più estrema: niente Stato dal profilo economico e responsabilità personale come imperativo morale per regolare il libero mercato, che diventa l’unico scenario della vita quotidiana.

È facile comprendere come loro siano gli unici vincitori: per due settimane lo stato era ridotto al minimo e in caso di default sarebbe proprio scomparso.

Obama paga la sua inesperienza politica soprattutto dopo aver visto una riforma sanitaria mutila si ritrova, oggi, a scontare il ricatto di una minoranza ben organizzata. Il default non è stato evitato, ma solo spostato. Cosa succederà nei primi mesi del prossimo anno sarà ancora un mistero.

Oltre ai mancati introiti del governo federale causati dallo shutdown dei servizi non essenziali, anche sul frangente internazionale l’ America non naviga in buone acque: la Cina, prima detentrice, assieme a Giappone e Brasile, di una parte della percentuale di debito pubblico posseduto da banche centrali straniere (circa il 47% del totale), ha espresso la sua volontà di un mondo “de-americanizzato”, usando come grimaldello la volontà di non utilizzare più il dollaro come riserva internazionale.

Forse una provocazione, ma è così improbabile? Possono fidarsi i governi europei, la Russia, il Brasile, la Cina o il Giappone di un governo che ogni tanto è costretto a chiudere? A questi interrogativi si aggiunga la negoziazione non troppo favorevole dell’accordo con l’UE e la sempre meno egemonia economica nell’area mediorientale.

Conclusioni

Stiamo assistendo al crollo dell’altra faccia del muro di Berlino. Non il capitalismo in generale (che domina nel mondo), ma il liberismo americano. Una ideologia sempre più simile a quella che si combatté durante la guerra fredda (con tanto di spionaggio e detenzioni illegali). Un sistema dove è concepibile che un imprenditore possa stoccare male materiale chimico pericoloso e, dopo l’esplosione da esso causato, gli sia pure consentito di non risarcire le vittime: perché fuggirebbe all’estero (ignorando, forse volutamente, che il mercato è il mondo occidentale e non quello in sviluppo).

Durante la guerra fredda si era creato un sistema di agevolazioni dello stato verso il privato per fronteggiare e combattere il pericolo sovietico. Queste agevolazioni avevano sostenuto l’eccellente sistema mediato e militare che tutti conosciamo, ma hanno creato un Moloch fuori controllo. Oggi lo stato americano, a furia di finanziare questi due mostri, non ha idea di quanto effettivamente venga speso. Tutto ciò sta creando un debito gigantesco che comporta la debolezza del governo degli Stati Uniti sia sul frangente interno (dove la maggior parte del debito è detenuta dalle multinazionali che dettano il bello e il cattivo tempo) sia sul frangente internazionale (ove la diplomazia statunitense non riesce a ottenere risultati: si è visto il Libia, si è evitato in Siria: la diplomazia statunitense non riesce a mantenere la pace).

Lo spettro del debito non è stato esorcizzato, ma solo rimandato. Nel frattempo le fronde più conservatrici hanno avuto modo di testare la loro forza e nuove strategie. Intanto si contano i morti da entrambe le parti che possono festeggiare una vittoria mutilata.

È stata vera gloria questo evitato default? Sino a che non si porrà radicalmente mano al sistema americano, si è solo rimandato l’inevitabile.

Link per approfondire:

http://temi.repubblica.it/limes/shutdown-e-default-stallo-allamericana/53149

http://www.europaquotidiano.it/2013/10/16/cosa-succede-se-lamerica-va-in-default/

About Riccardo Varisco

Laureando in informatica giuridica presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica, sede di Milano. Appassionato di scienze naturali e strategia militare.

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