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Estradizione in Kyrgyzstan: una svolta positiva della Russia in arrivo?

La Russia ha bloccato l’estradizione di cinque soggetti, di etnia uzbeka, verso il Kyrgyzstan dove potrebbero subire tortura e maltrattamenti, pratiche molto ben documentate in quella nazione.

Russia_Kyrgyzstan_LocatorGli imputati sono accusati di aver commesso vari reati, nel giugno 2010, che spaziano dall’ aver partecipato a una rivolta al sequestro, dai danni volontariamente procurati a persone e proprietà privata all’illegale detenzione di armi.

Questi crimini sarebbero la conseguenza del clima persecutorio prodotto dal governo del Kyrgyzstan ai danni dell’etnia uzbeka nel sud della nazione. Essi devono subire le più cruente rappresaglie.

Nel giugno del 2010, a seguito di proteste per questo clima, vennero elargiti arresti arbitrari, tortura (anche in fase investigativa) e maltrattamenti: tutto questo viene appurato dalla Human Rights Watch (http://www.hrw.org/news/2011/06/08/kyrgyzstan-post-violence-justice-deeply-flawed) e sono inoltre ben documentate le arbitrare violenze sull’etnia uzbeka (http://www.hrw.org/reports/2011/06/08/distorted-justice-0).

A ciò si aggiunga la pessima condizione delle carceri, già documentata da organizzazioni non governative. Quattro degli imputati si presume fossero coinvolti. Al quinto sono imputate violenze commesse nel 2012. Tra l’ottobre del 2012 al marzo del 2013 i cinque membri sono stati arrestati sul territorio russo, dove hanno fatto richiesta d’asilo. La base era proprio le violenze che avrebbero subito a seguito dell’estradizione verso il Kyrgyzstan.

In un primo momento le autorità russe rigettarono la richiesta di asilo e proseguirono con l’estradizione. Sono seguiti gli appelli, proposti da tutti e cinque gli imputi, che si stanno ancora svolgendo. I precedenti, ad oggi, non sono ancora chiari: precedentemente nel 2013 la Federazione Russa aveva approvato, in violazione del diritto internazionale, l’estradizione di 3 persone del Kyrgyzstan: questa tra l’altro fu fermata dopo che gli avvocati si lamentarono alla CEDU. Attualmente sono liberi sul territorio russo in attesa del giudizio.

Il governo russo si è accordato con il governo del Kyrgyzstan affinché non si ricorra alla tortura in almeno uno dei casi citati se ci sarà estradizione. Secondo lo Human Rights Watch tale rassicurazione è un flatus vocis, incapace di garantire concretamente il diritto a non essere torturati.

Anche il comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha chiesto alla Russia di non fare affidamento sulle dichiarazione diplomatiche del Kyrgyzstan.

Inutile ribadire l’ampiezza delle fonti che pongono a fondamento della richiesta dei prigionieri: dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Essi non solo pongono l’obbligazione di non torturare i propri cittadini (questo potrebbe anche essere vietato dalla propria costituzione), ma impongono che nessuna persona che corre seriamente il rischio di essere torturata sia estradata in tale nazione. Su questo principio la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del Consiglio d’Europa ha una giurisprudenza ampia e consolidata.

La Russia si trova a un trivio:

  • su una via la la strada che tende verso l’Europa, che di certo non è perfetta ma almeno prova a migliorare,
  • su una seconda via la Latvia_deportation_1941strada dell’egemonia, che li può portare a tutelare solo le loro relazioni commerciali disinteressandosi degli impegni assunti,
  • una terza via da paese mediorientale, dove il disinteresse alle obbligazioni internazionali è generale.

Seppur su alcuni temi attuali la Russia, come le proteste per le recenti leggi minanti i diritti delle persone omosessuali, non brilli e le aspettative su questo caso sono piuttosto basse, penso che potremmo rimanere stupiti. In fondo la Russia ha un peso maggiore, dato dall’essere essa stessa un continente, di quello del Kyrgyzstan e la possibilità che possa imporsi, rispettando il diritto internazionale che ha sottoscritto e ratificato, non è fuori discussione.

Bisognerà solo trovare il coraggio di fare la scelta più coraggiosa.

Conclusione

La situazione è ovviamente in evoluzione. La risposta, in qualunque senso, sarà solo dell’autorità russa e non è facile prevedere quale sarà. La possibilità più in linea con gli impegni assunti dalla Russia sarebbe che negassero tout court l’estradizione. Dovendo fare i conti con la realtà politica e sociale, sarebbe meglio concentrare le richieste in modo più concreto: assicurandosi, per esempio, che ogni settimana i prigionieri abbiano la possibilità di parlare per mezzo di canali sicuri e riservati sia con membri della CEDU o dell’ ONU sia con le autorità russe, oltre, ovviamente, un impegno da parte di Vladirmir Putin, vero referente per la politica estera russa, di intervenire, anche coattivamente, in caso di violazione. Certo, questo porrà il problema che i casi incapaci di essere sotto i riflettori dei media siano ignorati e le vessazioni continuino. Purtroppo, per quanto sarebbe bello, non si può sempre salvare tutti e la disponibilità di strumenti flessibili e concretamente attivi è già un successo senza pari.

 

Link per approfondire:

http://www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazionealtri2.htm

http://www.moveoneinc.com/blog/immigration/russia-curiosity-%E2%80%93-grounds-and-statistics-on-deportation-from-russian-federation/

 

About Riccardo Varisco

Laureando in informatica giuridica presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica, sede di Milano. Appassionato di scienze naturali e strategia militare.

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