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Russia: crac della banca Yurac, correntista si ribella

Discriminazione – Anticipazione Kotov v. Russia, 3 Aprile 2012

Crolla la Yurak, il sig. Kotov ha un credito di 17.983 rubli, ne recupera 140.

Sul caso, è sopraggiunta la sentenza della Grande Camera di cui qui: Discriminazione – Sentenza Kotov v. Russia del 3 Aprile 2012.

IL CASO– Nell’aprile 1994, Vladimir Kotov, russo, residente a  Krasnodar, si presenta allo sportello della banca Yurak e vi deposita una somma di denaro, allettato dalle condizioni offerte dalla banca che promette ai suoi correntisti interessi del 200%. Sei mesi dopo, la banca informa Kotov di aver modificato a ribasso il tasso di interesse del suo deposito; infuriato,  Kotov chiede di chiudere il conto e pretende indietro la somma con gli interessi maturati, ma si sente rispondere che, al momento, la banca non ha fondi i sufficienti a liquidarlo.

Kotov  avvia un procedimento contro la banca, presso la corte distrettuale di Krasnodar Oktyabrskiy, la quale fissa la somma che la Yurak deve a Kotov: 17.983 rubli.

Nel  giugno 1995, la banca Yurak versa ormai in condizioni finanziarie disperate: la Corte arbitrale regionale di Krasnodar avvia quindi un provvedimento di liquidazione dei creditori e  nomina appositamente un liquidatore. Il totale dei debiti della banca, risulta però superare le attività disponibili.

In questi casi, la legge russa prevede un “principio di proporzionalità” : ovvero i beni residui dell’attività incorsa in fallimento devono essere ripartiti tra i creditori in proporzione alla quantità della loro domanda. La normativa prevede inoltre che, quando sia una banca ad andare in liquidazione, le pretese dei singoli  titolari di depositi (come Kotov), abbiano la  priorità.
Dopo il collasso della Yurak, si costituisce un comitato di creditori, il quale decide, nonostante la normativa,  di dare la priorità  nella ripartizione delle attività della banca a determinate categorie di persone: disabili, veterani della Seconda Guerra Mondiale, bisognosi . Il liquidatore nominato dalla corte arbitrale regionale di Krasnodar avvalla questa decisione, la quale  porta 700 persone a ricevere il rimborso totale di crediti con gli interessi maturati.   Kotov non è però uno di questi : riceve solo 140 rubli, pari allo 0,78% dell’importo dovutogli dalla banca, a sua volta era pari allo 0,78% degli attivi della banca in materia di liquidazione.  A quel punto, Kotov  presenta una denuncia nei confronti del liquidatore per presunta violazione della legge, in base alla quale egli, essendo un creditore prioritario, avrebbe diritto  alla piena liquidazione. La sua denuncia è stata respinta in primo grado. In appello, tuttavia, la Corte Arbitrale Regionale delibera in  favore di Kotov, appurando che il liquidatore non aveva garantito il rispetto della legge. In forza di questa decisione, del 26 agosto 1998, poi confermata in appello, Kotov chiede  la condanna del liquidatore a pagare la somma dovuta a lui di propria tasca, ma invano.
 Le procedure di insolvenza della banca Yurak  terminano nel giugno 1999, per mancanza di altri attivi da distribuire.
Kotov ha perso ogni speranza in patria:  pensa quindi di rivolgeri alla CEDU

LA CORTE EDU– Invocando l’articolo 1 del Protocollo n°1,  Kotov  lamenta l’impossibilità di ottenere il rimborso effettivo del credito maturato con  la Yurak, a causa dell’ indebita ripartizione dei beni della banca, disposta dal liquidatore secondo le indicazione del comitato dei creditori.
Il ricorso è  presentato davanti alla Corte EDU il 15 luglio 1998, prima di essere trasmesso alla Corte il 1 ° novembre 1998 (data di entrata in vigore del Protocollo n ° 11 alla Convenzione).

La Corte EDU ha riconosciuto che lo Stato Russo non poteva essere ritenuto responsabile per le obbligazioni assunte da un istituto privato, (la banca Yurak) poi risultato non  in grado di pagare i propri debiti. Tuttavia, la Corte ha ritenuto, a differenza del Governo russo,  che il liquidatore dovesse essere considerato a tutti gli effetti un rappresentante dello Stato; in effetti, i  liquidatori sono  nominati dai tribunali per supervisionare le procedure di insolvenza e lo fanno esercitando un potere pubblico. Le loro azioni ricadono quindi sotto la  responsabilità dello Stato.

La Corte ha inoltre osservato che, nella fattispecie, il patrimonio della banca sarebbe stato sufficiente a soddisfare la domanda del signor Kotov (o almeno una parte sostanziale di esso), se solo il liquidatore lo avesse  considerato un creditore prioritario in conformità alla legge. Il liquidatore dunque, ha  impedito a Kotov di recuperare più di 17.800 rubli, con un duplice abuso di autorità: non solo  una violazione del principio giuridico di proporzionalità , ma in aggiunta, un’aperta violazione della legge russa che non  prevede la possibilità di priorità per  categorie particolari di creditori ( siano esse composte da persone disabili,   veterani di guerra, persone in difficoltà, ecc).  Inoltre, la base giuridica sulla quale alcuni creditori erano stati interamente rimborsati, mentre altri, come Kotov, erano stati privati della gran parte del loro credito, è rimasta sconosciuto ai giudici della Corte EDU.
La Corte EDU ha pertanto concluso che c’è stata  interferenza da parte delle autorità pubbliche russe nell’esercizio del diritto di  Kotov di godere dei suoi beni, un interferenza priva di fondamento giuridico, quindi una violazione dell’articolo 1 del Protocollo n ° 1.

Poiché però Kotov non ha presentato domanda per tempo, la CEDU non ha disposto l’ aggiudicazione di cui all’articolo 41 (equa soddisfazione).

Il caso Kotov v. Russia è approdato alla Grande Camera: l’udienza è stata fissata per il prossimo 3 aprile 2012.

La sentenza della Quinta Sezione è consultabile qui: Sentenza Kotov v. Russia del 14 Gennaio 2010.

 

 

 

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