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Carcere disumano per il boss “inoffensivo”: Provenzano chiede i danni all’Italia

E’ della scorsa settimana la notizia che Bernardo Provenzano, per alcuni il “Capo dei Capi” di Cosa Nostra per altri “Binnu u tratturi” (Bernardo il trattore, per la violenza con cui eliminava i suoi nemici) ha deciso di ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per denunciare il trattamento inumano e degradante della sua detenzione.
Dopo una latitanza record durata ben 43 anni, Provenzano è stato arrestato nel 2006 a Corleone (Palermo) e sottoposto subito (prima al carcere di Novara e in seguito in quello di Parma) al regime carcerario, previsto per i boss mafiosi, del 41bis (carcere duro) con l’aggiunta del totale isolamento in cella.
Sulle sue spalle tre condanne di ergastolo in contumacia più una lunga serie di altri procedimenti penali.
Proprio contro le condizioni del carcere duro applicate al condannato, gli avvocati di Provenzano si sono opposti, presentando ricorso ai giudici della Corte europea di Strasburgo.

Secondo gli avvocati – Rosalba Di Gregorio e Franco Marasà – l’età ormai avanzata della persona, le sue sempre più precarie condizioni di salute (nel 2011 gli fu anche diagnosticato un tumore alla prostata) e la presenza di pareri favorevoli alla revoca del carcere duro emessi dalle procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, non giustificano un regime di detenzione così restrittivo. Per questi motivi hanno chiesto una condanna dell’Italia per trattamenti inumani pretendendo anche un’equa riparazione in merito ai danni morali e patrimoniali subiti.

Bernardo Provenzano carcere

I legali hanno forse approfittato dell’ennesimo richiamo che la Corte di Strasburgo ha presentato qualche mese fa nei confronti del nostro paese in merito alla precaria condizione delle nostre carceri. Il ricorso dei legali, lungo 37 pagine, presenta una lunga serie di patologie da cui il capomafia è affetto, “una parkinsoniana rigido-acinetica di grado severo, numerose patologie interessanti l’apparato urinario, l’apparato tiroideo e l’apparato encefalico con sofferenze di tipo ischemico e manifestazioni tumorali, del tutto inconciliabili con la detenzione carceraria e con il regime speciale di cui all’Art. 41bis”. Inoltre, citano l’esito della perizia disposta dal Gip di Palermo che esclude che “il paziente possa relazionarsi con il mondo esterno e comunicare in modo congruo e proficuo con gli interlocutori” e la sua capacità di partecipare coscientemente al processo. Gli avvocati contestano quindi all’Italia la violazione dell‘Articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che vieta i trattamenti inumani e degradanti.

Dalla lettura del ricorso si capisce come ricalchi gran parte di quelle violazioni, ripetute in numerose sentenze, che vedono protagonista il nostro paese nei confronti dei detenuti presenti nelle varie carceri italiane. Tra i passaggi del ricorso, il nucleo fondamentale si racchiude nelle parti conclusive con cui si chiede alla Corte che:

“in ragione del grave peggioramento delle condizioni di salute del detenuto, dichiari che c’è stata violazione dell’ art. 3, con riguardo alla protrazione dell’esecuzione della pena e al mantenimento del regime di cui all’art. 41 bis che contrastano con il basilare senso dell’umanità, risultano lesivi del fondamentale diritto alla salute e impediscono il normale regime di trattamento. La Corte voglia declarare la violazione della Convenzione nella parte in cui deve riconoscersi la natura di ‘trattamento inumano o degradante’ alle insufficienti e inadeguate cure mediche fornite al Sig. Bernardo Provenzano prima nella Casa circondariale di Novara dove era detenuto e, successivamente, nella Casa di reclusione di Parma dove è stato trasferito e si trova ad oggi. Non si comprende davvero, a riguardo, quale pericolosità possa temersi in un soggetto, sebbene con un vissuto criminale intenso, ma ormai ridotto in fin di vita, non più in grado di riconoscere neppure i suoi familiari.”

Sfruttando quindi l’attenzione attuale che Strasburgo ripone sui nostri deficit penitenziari, la linea difensiva dei legali di Provenzano ha quindi deciso di mettersi in coda alla situazione. E una piccola speranza di successo l’ha già avuta. Da Strasburgo infatti il ricorso è stato ritenuto “non inaccettabile“, ciò significa che prima di valutarne la ricevibilità, i giudici dovranno disporre di maggiori informazioni, anche da parte del Governo italiano. Saranno quindi necessarie altre documentazioni riguardanti le perizie mediche e psichiatriche da cui si evincerebbero le gravissime condizioni di salute del boss che lo renderebbero incompatibile con il regime del 41bis.

A noi, osservatori della Corte, non resta che aspettare una decisione definitiva sulla vicenda.

Fonti: Il Messaggero – Corriere del Mezzogiorno

 

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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