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Uzbekistan: lo strano episodio del giornalista sparito per caso

21 settembre 2013, un premiato giornalista indipendente viene trattenuto in una stazione di polizia. Le presunte accuse ruotano attorno a reati minori: è sospettato di aver avuto una collisione in una via con una donna, di averla apostrofata verbalmente in maniera poco consona e di averla toccata inappropriatamente. Tutto ciò ha prodotto una condanna a una pena detentiva amministrativa di 20 giorni e una multa che coprirà il 15% delle spese processuali.

giduSergei Naumov, il giornalista, ha negato ogni reato a lui contestato. I capi d’accusa si sono basati su un atto scritto di un testimone senza nome che non ha nemmeno presenziato in aula. All’avvocato difensore e ai colleghi del giornalista non è stato concesso di incontrare il loro amico e assistito.

Questa è la parte curiosa della storia: all’alba del 24 settembre Sergei Naumov è sparito.

Egli non era ignoto nello scenario politico dell’ Uzbekistan: il suo giornalismo mordace aveva spesso messo in luce violazioni di diritti umani. Un esempio fu la sua denuncia di sfruttamento del lavoro minorile: pochi giorni prima della sua sparizione aveva denunciato come il governo stesse forzando un milione di donne e bambini nell’annuale raccolto di cotone, che avviene da metà settembre sino a novembre.

Ciò, ovviamente, ha destato l’attenzione dell’ ILO, che vieta il lavoro minorile.

L’ultima volta è stato visto nella locale stazione di polizia dove avrebbe scritto un messaggio a un suo collega: “ho un problema”. Da allora pare sia scomparso: la polizia nega sia stato arrestato o sia detenuto.

Il sospetto che le “presunte prove” delle accuse siano state fabbricate è molto forte.

L’Uzbekistan pare non essere nuovo a casi di abusi perpetrati dalla polizia o di sparizioni misteriose. Tutto ciò era già stato denunciato altre volte da un famoso attivista, Uktam Pardaev, che aveva a sua volta denunciato i crimini del governo durante la raccolta del cotone del 2012 ed era stato arrestato per 15 giorni, casualmente ciò gli impedì di monitorare lo svolgimento del raccolto del cotone.

Violazione della libertà personale, mancata attuazione sostanziale e formale del diritto all’equo processo, arresto col fine di occultare altri crimini più gravi (lavoro minorile) e probabilmente tortura sono solo una piccola parte delle violazioni di cui l’Uzbekistan si è fatto artefice.

Oramai l’opinione pubblica americana ed europea è sempre più conscia delle ripetute violazioni esercitate sulla popolazione. Eppure non pare che le relazioni stiano mutando: al contrario i rapporti commerciali con quella regione vanno consolidandosi.

Conclusioni

Il governo di Teshkent non è nuovo a simili storie di comune atrocità. La sparizione di un giornalista, il possibile utilizzo dell’incarcerazione come strumento di tortura e violazione dei diritti del fanciullo sono quasi una consuetudine.

Cosa può fare una nazione occidentale o un suo cittadino? Senza la scelta dell’utilizzo dell’arma economia quasi nulla può essere fatto. Bombardare, sanzionare, imporre non servirebbe a nulla. Così come un boicottaggio del cotone uzbeko sarebbe inutile: semplicemente i poveri verranno sempre più vessati (come la storia mostra). Ben più saggio sarebbe mettere nell’angolo l’Uzbekistan e forzarlo al rispetto dei diritti umani sanzionandolo con la chiusura delle linee di distribuzioni e col ritiro dei capitali stranieri.

Sarebbe ora che l’occidente si rendesse contro che la miglior arma per far rispettare i diritti umani è quella economia e, solo come extrema ratio, l’intervento militare, che deve essere necessariamente seguito da un momento di ricostruzione (come fu dopo la seconda guerra mondiale) in modo da favorire un vero cambiamento e non solo un cambio di bandiere.

 

Link per approfondire:

http://www.hrw.org/news/2013/09/27/uzbekistan-journalist-forcibly-disappeared

About Riccardo Varisco

Laureando in informatica giuridica presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica, sede di Milano. Appassionato di scienze naturali e strategia militare.

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