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Long road to Sudan, azioni militari e morti civili: storia di crimini contro l’umanità ed ingiustizia sociale.

Durante un’operazione di controinsurrezione, i militari del Sud Sudan hanno compiuto di nuovo rilevanti violazioni contro i civili, provocando anche la loro morte. Quest’azione è avvenuta nello Stato di Jonglei, migliaia di individui sono stati obbligati a lasciare le loro abitazioni, il che li ha resi ancor più suscettibili all’offensiva di altri gruppi etnici. Per evitare tutto ciò, la Repubblica del Sudan del Sud, deve appoggiare la giustizia militare e civile, in più deve riuscire ad arginare i miliziani; anche per bloccare maggiori infrazioni del Diritto Internazionale Umanitario.

I fatti di cui sopra, la Human Rights Waimagestch li ha denunciati con tali parole: “li stanno uccidendo: ci sono stati abusi contro i civili nella Contea di Pibor in Sud Sudan“, all’interno di un rapporto di 45 pagine. Lo stesso prova 24 casi di omicidi non giustificati di quasi 100 membri del gruppo etnico dei Murle tra il dicembre 2012 e il luglio 2013, in barba ai diritti umani; infatti, secondo la normativa del Diritto Internazionale Umanitario l’omicidio di civili durante un conflitto armato, senza un giustificato motivo, è un crimine di guerra.

Il documento stilato dall’ ONG, inoltre enuncia che i soldati del Sudan People’s Liberation Army (SPLA), hanno bruciato e saccheggiato case, distrutto scuole e chiese, aggredito sia fisicamente che verbalmente civili; hanno perfino derubato componenti di organizzazioni che forniscono assistenza salva-vita.

Su questi punti, Daniel Bekele Direttore esecutivo per l’ Africa della Human Rights Watch, ha commentato così: “I soldati dovrebbero proteggere i civili Murle nello Stato di Jonglei dalla lotta e dal conflitto etnico“, “invece, l’esercito sta uccidendo queste persone vulnerabili e sta guidando uomini terrorizzati, donne e bambini nelle fauci del pericolo.“. Ha aggiunto: “Il governo deve assumersi la propria responsabilità di proteggere la popolazione civile in tutto il Sud Sudan“, infine “Si deve porre fine agli abusi da parte delle proprie forze, migliorare la protezione dei civili dalla violenza e fare giustizia per gli attacchi etnici che hanno causato molti morti.“. Per giunta, una sequela di uccisioni illegittime, tra cui donne, bambini e soggetti con malattie mentali, hanno generato un diffuso senso di terrore fra l’etnia dei Murle, così accrescendo la percezione che essi sono il bersaglio in quanto facenti parte di un gruppo etnico. Gli episodi di violenza sono avvenuti tra l’esercito del Sud Sudan e un gruppo ribelle dei Murle; militari e agenti di polizia “ausiliaria”, appositamente addestrati, nella contea di Pibor, hanno ucciso senza una valida motivazione più di 70 civili Murle e fino a 24 membri delle forze di sicurezza appartenenti allo stesso gruppo etnico, durante codesti scontri il Diritto Internazionale Umanitario è stato deplorevolmente alienato e totalmente oltraggiato.

Codeste violenze cicliche, compiute dai militari, sono accadute nel corso degli ultimi tre anni; gli scontri etnici hanno mietuto migliaia di vittime tra gli Dinka Bor, i Lou Nuer e i Murle dello Jonglei. Più volte le autorità hanno negato di indagare i responsabili dei soprusi, o di tutelare adeguatamente le comunità da attacchi e contrattacchi. I civili scampati agli assalti, nelle città di Gumuruk e Pibor, delle forze di sicurezza, hanno ottenuto un rifugio sicuro negli alloggi messi a disposizione dalla Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (UNMISS); i quali potevano contenere decine di individui. Ciò nonostante, il suo aiuto venuto meno, per un lungo periodo, nelle circostanze delle serie violazioni dei diritti umani, ha minato la fiducia dei Murle nelle forze di pace delle Nazioni Unite, e questo fatto è stato riscontrato dalla Human Rights Watch.

Inoltre L’ONG, nei mesi di giugno e luglio, ha appurato che i militari a Juba e Jonglei hanno più volte bersagliato, fin da dicembre 2012, i civili Murle; formalmente come rivalsa in quanto presumono che loro appoggiano i ribelli. La stessa ONG ha poi accertato che i soldati, il 4 dicembre, hanno giustiziato tredici civili nel villaggio di Lotho. Tra l’altro, il 27 gennaio 2013, nella città di Pibor, i militari hanno bruciato abitazioni e sparato sui civili, uccidendone almeno sette, successivamente a una diatriba tra ex ribelli Murle e soldati. Un ulteriore scontro c’è stato a Manyabol il 26 maggio, dove i soldati hanno trucidato dodici uomini, tra cui tre capi, provocando la fuga assoluta della popolazione dalla città.

Su siffatta questione, una donna e un uomo, alla Human Rights Watch, hanno fatto le seguenti dichiarazioni: “Noi non siamo quelli che vanno a imagesnpfare incursioni, noi non siamo quelli che si ribellano contro il governo, ma siamo gli unici ad essere uccisi“, “Ci sentiamo come se [il governo] vuole sterminare i Murle.”. Dunque le ostilità tra i ribelli e l’esercito, e le vessazioni da parte dei militari, hanno costretto l’allontanamento totale dei civili dalla gran parte delle principali città della Contea di Pibor. I Murle, paventando coercizioni aggiuntive da parte delle forze armate, non sono più tornati nelle citta, dove la loro sorte persiste ad essere messa a repentaglio; salvo per assicurarsi gli aiuti alimentari di cui hanno estrema necessità. Il 31 luglio, i militari hanno ammazzato due donne quando stavano raccogliendo le coltivazioni, in più hanno molestato altri soggetti nella città in cui lavoravano; mentre le agenzie umanitarie, per portare aiuti a decine di migliaia di sfollati in zone rurali, hanno penato parecchio.

I conflitti, tra le forze armate e i ribelli spinti da un aspirante politico Murle, David Yau Yau, si sono riaccesi ad agosto 2012. Lui è stato uno dei primi a iniziare la rivolta, nel 2010, non essendo riuscito a vincere le elezioni. Civili Murle, hanno riferito alla Human Rights Watch, che si sono uniti a Yau Yau per non rinunciare alle loro armi, dopo che nel 2012 nella Contea di Pibor c’è stato un disarmo delle loro milizie. L’insurrezione causata dal leader politico ha maggiormente destrutturato lo Stato di Jonglei, negli ultimi tre anni le vittime degli scontri etnici sono state migliaia. Lo stesso ha largamente reputato di aver ricevuto armi dal Sudan, di conseguenza ha rinnegato un’offerta di amnistia.

In egual modo agli altri uomini, gli eversivi facenti capo a Yau Yau hanno compiuto importanti infrazioni dei diritti umani. La Human Rights Watch ha accolto queste indicazioni: loro hanno assassinato cinque civili, se non di più, vicino alla città di Gumuruk, e saccheggiato aiuti umanitari. Dopo di ciò, l’ ONG si è rimboccata le maniche, ed è riuscita a fornire prove certe per incriminare gli uomini di Yau Yau per omicidio, rapimento e attacco contro civili in aree densamente popolate, e siccome queste accuse sono tremendamente pesanti andrebbero esaminate subito dalle autorità. Dal contesto descritto poco prima, risulta che l’esercito ha ammesso che i militari hanno commesso aberranti infrazioni dei diritti umani nella Contea di Pibor, dunque ha acquisito alcune disposizioni per dare prova della loro responsabilità. Questo di certo non basta per porre fine ai soprusi, a provvedere ai risarcimenti, e a garantire che l’esercito tuteli la popolazione maschile, invece di lesionarla.

Secondo le autorità competenti, le violazioni da parte dei membri dell’esercito si sono verificate per una carenza di preparazione e disciplina, e a causa di un scarso comando e controllo di un esercito che si deve ancora riformare e professionalizzare ex truppe di guerriglieri, successivamente dal distacco del Sud Sudan dal Sudan nel 2011. Le forze armate, il 20 agosto 2013, hanno comunicato di aver arrestato il Generale Brigadiere James Otong, il comandante che era stato di stanza nella città di Pibor dall’aprile 2013, per il motivo che le truppe sotto il suo comando avevano trucidato civili e compiuto altre violazioni dei diritti umani. Come minimo altri due militari sono stati arrestati e saranno processati dalla corte marziale per l’omicidio di civili.

Port_of_Mogadishu_CheckpointSu suddetto nocciolo, Daniel Bekele ha asserito che: “Questi arresti sono un inizio di fornire una giustizia per gli abusi gravi“, inoltre “Le autorità del Sud Sudan devono seguire indagini di altri rapporti credibili sugli abusi, e rafforzare la giustizia militare e civile nella zona.“.

Purtroppo la penuria di giudici militari e personale giudiziario civile nello Jonglei, non aiuta le vittime ad avere giustizia. Le autorità militari, per fermare le trasgressioni dei diritti umani, dovrebbero rapportarsi con l’Assemblea Legislativa del Sud Sudan per cambiare in meglio la struttura dell’esercito e la normativa, quindi la giustizia, e dialogare con i mass media per informarli dei progressi fatti in tal senso.

Oltre a ciò, la missione delle Nazioni Unite ha cominciato, nel mese di agosto, a sorvegliare più ampiamente le aree interessate dai conflitti; nella prossima stagione secca dovrebbe incrementare la ciclicità e la copertura delle squadre, le quali dovrebbero essere pronte a usare la forza per proteggere i civili, se attaccati dai soldati governativi.

Riguardo a ciò, i funzionari delle Nazioni Unite hanno riferito alla Human Rights Watch, che le forze di pace non hanno elicotteri e attrezzature militari di alta qualità per tutelare i civili. Non di meno, anche la controinsurrezione sta provocando evidenti abusi dei diritti umani, il risultato è stato che i civili, dei diversi gruppi etnici, sono ancora più suscettibili all’offensiva. Un esempio potrebbe essere quello dei Lou Nuer che, nei primi mesi del 2013, hanno attaccato in massa i Murle; perché i primi reputavano i secondi di assalti verso la loro comunità, avvenuti nel 2012 e nel febbraio del 2013, dove minimo 85 persone sono state ammazzate. Le cifre del governo locale parlano di più di trecento Murle uccisi dai Lou Nuer.

Il portavoce dell’esercito, a luglio durante l’offensiva dei Lou Nuer, ha informato la Human Rights Watch che, i suoi uomini non avrebbero abbandonato le loro postazioni nelle città per tutelare i Murle sfollati, ma hanno protetto anche i civili Lou Nuer. Nonostante questo, la Human Rights Watch ha trovato prove sicure: alcuni alti membri dell’esercito hanno incoraggiato giovani dei Lou Nuer ad armarsi e hanno pure fornito supporto ai combattenti incluse munizioni. Tali prove andrebbero analizzate dalle autorità competenti.

Conclusioni

Per risolvere tutte le varie problematiche illustrate qui sopra si dovrebbe agire su più fronti. In primo luogo, onde evitare le suddette brutalità, i governanti del Sud Sudan dovrebbero prontamente revisionare l’imputabilità dei crimini commessi dai soldati; non di meno investigare sulle battaglie etniche alquanto efferate, perpetrate nello Stato di Jonglei, le quali proseguono tra la controinsurrezione; infine garantire che le forze di sicurezza siano equilibrate e neutrali nel tutelare tutte le comunità etniche dagli attacchi.

In secondo luogo le autorità dovrebbero condurre un’indagine indipendente e approfondita della violenza etnica, oltre a perseguire i capi responsabili. L’inchiesta che avrebbe dovuto vagliare le promesse di sostegno del governo per i combattenti dei gruppi etnici e valutare la conformità degli sforzi per tutelare le comunità in tutto lo Stato dello Jonglei; organizzata nel 2012 non è stata più portata avanti. Tra l’altro la stessa ricerca avrebbe avuto l’aiuto degli esperti internazionali. In terzo luogo, la missione delle Nazione Unite avrebbe dovuto, fin da subito, condannare pubblicamente le violazioni dei militari, e dovrebbe con urgenza potenziare il monitoraggio sui diritti umani e l’informazione per contribuire a porre fine agli abusi. Le truppe che compongono la missione di pace, dovrebbero essere in grado di garantire attrezzature sufficienti per svolgere il compito. In definitiva il rispetto reciproco dei diritti umani, sta alla base della convivenza pacifica tra individui.

Link per approfondire:

http://www.aetnanet.org/catania-scuola-notizie-2483508.html

http://www.internazionale.it/tag/sud-sudan/

 

About Valeria Sirigu

Mi sono iscritta in giurisprudenza perché il diritto per me è uno stile di vita

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