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Internet e Cina: tra pettegolezzi e reati

La Cina ha rivelato, lo scorso lunedì 9 settembre 2013, di aver reso le pene più severe, con la possibilità di vedere comminati sino a 3 anni di prigione, contro chi produce “irresponsabili pettegolezzi” per mezzo di internet: tramite social networks, blogs e così via.

9753846_67b1c06497_oInoltre, se il pettegolezzo sarà visto da più di 5000 utenti o riprodotto più di 500 volte integrerà la fattispecie di diffamazione, la cui pena è appunto 3 anni.

Altre ipotesi coperte sono quelle dell’irresponsabile chiacchiera che produca proteste, malcontento etnico o religioso, provochi cattivi effetti interni.

Ovviamente non sono mancate le voci di protesta: si ritiene che questa legislazione leda il diritto alla libertà d’espressione.

Per provare a giudicare questo fatto (che rimane assai complesso: la mancata conoscenza della lingua e della prassi dei tribunali cinesi è fortemente limitante) bisogna analizzare questa legislazione sotto due possibili ratione: una lecita e una illecita.

Sotto un primo profilo la scelta della Cina è assolutamente motivata e ragionevole. Viviamo in un mondo in cui la finanzia speculativa può causare danni per il semplice fatto che il presidente degli Stati Uniti parli con mezz’ora di ritardo. Dove è la stranezza nel voler punire queste nuove forme di aggiotaggio, dunque? Oppure dove sarebbe la limitazione nel voler aumentare la portata della diffamazione alle nuove tecnologie?

La libertà d’espressione non può porsi contro il sistema stesso, questa è logica: nessun sistema desidera la sua stessa morte. Perciò, sotto questo profilo, il governo cinese ha giocoforza nelle sue azioni e, qualora venga applicata a casi simili, non dovrebbe suscitare alcuno sdegno (anche perché simili reati sono coperti in tutte le nazioni occidentali). Sopratutto quando consideriamo che i pettegolezzi possono diventare così molesti da generare un grave disordine interno: pensiamo, solo per quello che riguarda il nostro giardino, al caso di Greenhill, alimentato da pura propaganda.

La linea di confine meno lecita, rispetto alla tutela dei diritti umani, sarebbe quella di usare questa legislazione come chiave di volta per creare reati d’opinione o un effettivo controllo sulla libertà d’espressione dei cittadini. Punire non un reale turbamento dell’economia o la sicurezza dello stato, nonché la tutela dell’onore se qualcuno venisse attaccato apertamente e personalmente, ma gli oppositori: con termini come “irresponsabilità” è facilissimo giocare coi canoni interpretativi. O ancora quando questa legislazione serva a controllare le informazioni su internet: del resto la distinzione tra un pettegolezzo e un fatto può essere molto opinabile.

Certo, se guardiamo i precedenti del governo cinese non possiamo essere troppo ottimisti.

Conclusione:

La Cina, in quanto membro permanente dell’ ONU dovrebbe dare un buon esempio.754740798_3ba97ce7c5

Nessuno chiede l’assurda e ideologica posizione che non si verifichino mai violazioni dei diritti umani (essi dipendono anche dall’interpretazione nel tempo), ma solo che siano eccezioni o, comunque, eventi assolutamente non voluti.

Se uno stato può legittimamente impedire che si verifichi un abuso di un diritto, non è tollerabile che un diritto venga soppresso nell’ottica del mantenimento dello status quo. La nuova legislazione cinese ha sfoderato un’arma a doppio taglio: un possibile e lecito strumento contro problemi attuali, ma anche un tremendo strumento per la diminuzione di un diritto fondamentale come quello della libertà d’espressione, che la Cina, ancor prima di riconoscerlo attraverso la sua costituzione (art. 35), ha sancito firmando la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 19).

Solo il tempo e le sentenze ci diranno a quale orizzonte è orientata la Cina. Ovviamente ci auguriamo che persegua la strada della tutela dei diritti umani e che quindi tutto ciò sia solo a tutela dell’economia o della sicurezza nazionale e personale.

 

Link per approfondire:

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/cina-non-c-pi-speranza-morta-comunismo-952439.html

http://sentimeter.corriere.it/2012/09/03/censura-2-0-il-salto-di-qualita-della-censura-in-cina/

About Riccardo Varisco

Laureando in informatica giuridica presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica, sede di Milano. Appassionato di scienze naturali e strategia militare.

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