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La diffamazione non può sfociare in sanzioni penali. Salvati due giornalisti portoghesi

Negli ultimi mesi abbiamo speso molte parole sul reato di diffamazione, analizzando varie sentenze aventi un unico e comune denominatore, il bilanciamento tra la libertà di stampa e la salvaguardia della reputazione di chi viene diffamato. In Italia sull’argomento abbiamo affrontato il caso Sallusti (Libertà di stampa in Italia e “caso Sallusti“) focalizzandoci su questo reato così particolare su cui ancora si dibatte.

Il 17 settembre 2013, i giudici di Strasburgo hanno stabilito che per la diffamazione non può essere prevista alcuna condanna di natura penale. Questa decisione è il nucleo della Sentenza Welsh and Silva Canha v. Portogallo che vede protagonisti due giornalisti portoghesi (rispettivamente vice direttore e direttore del giornale satirico Garajau) che erano stati condannati dalla Corte di Lisbona a pagare rispettivamente 3.620 euro e 5.000 euro per aver diffamato con due articoli (uno nel 2004, l’altro nel 2006) l’allora vicepresidente della regione di Madeira, João Cunha e Silva.

libertà di stampa bavaglio

Accettando il ricorso presentato a Strasburgo, i giudici hanno sottolineato come la condanna dei giornalisti abbia rotto l’equilibrio che deve esserci tra la salvaguardia del diritto alla libertà di stampa e quello del vice presidente della regione di Madeira a veder protetta la sua reputazione. Indipendentemente dalla severità della condanna inflitta, l’esistenza stessa di una sanzione penale in questo caso, porta all’impoverimento che il contributo della stampa può dare a temi di interesse generale come possono essere quelli relativi alla politica o alla vita sociale di un paese. 
La Corte di Strasburgo quindi, tutelando il ruolo e l’operato dei giornalisti ha verificato come la condanna inflitta dalla Corte di Lisbona ai due ricorrenti abbia invece violato l’Art 10 Cedu (Libertà di espressione).

Sulla possibilità di depenalizzare il reato di diffamazione si è espresso recentemente anche il Parlamento Europeo. L’organismo, il 21 maggio 2013, con una risoluzione approvata a netta maggioranza (539 sì, 70 no e 78 astenuti) ha chiesto ai paesi che non lo hanno già fatto (tra cui l’Italia) di depenalizzare la diffamazione a mezzo stampa e fissare alcuni punti chiave per l’intero settore dell’informazione come: 1) Difendere l’indipendenza dei giornalisti dalle pressioni interne (di proprietari ed editori) e da quelle esterne (del potere economico, politico, governativo). 2) Promuovere il giornalismo investigativo e i valori dell’etica professionale. 3) Rivedere la direttiva sui servizi audiovisivi, adattandola per far fronte ai processi di concentrazione e al fenomeno dei conflitti di interesse. 4) Monitorare con cadenza annuale le leggi sui media varate dagli Stati membri attraverso Commissione Ue, Agenzia per i diritti fondamentali di Vienna e Istituto universitario europeo. 5) Approvare leggi in grado di impedire alla politica di controllare le nomine dei vertici delle aziende pubbliche e private di comunicazione e media.

Fonti: Ordine dei giornalisti Lombardia

 

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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